Guerra al cancro - Fallimento totale?

Sezione riservata alla segnalazione di effetti indesiderati o inefficacia di terapie o interventi diagnostici.

MAX GERSON IL NEMICO DELLA MEDICINA 1/2

Messaggiodi Dr.Ascani il gio feb 18, 2010 8:02 pm

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"CANCRO - LE CURE PROIBITE" - Pt. 1 di 14

Messaggiodi Dr.Ascani il mer feb 24, 2010 12:15 am

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Re: Guerra al cancro - Fallimento totale?

Messaggiodi Dr.Ascani il mer mar 03, 2010 5:01 pm

Fazio, tumori sono emergenza sanitaria
Ministro Salute, ogni anno in Italia circa 250.000 nuovi casi

(ANSA) - ROMA, 3 MAR - I tumori stanno diventando la vera emergenza sanitaria del Paese. Lo ha affermato il ministro della Salute Ferruccio Fazio oggi a Roma.

'Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 250.000 nuovi casi - scrive il ministro - con una prevalenza di circa 2 milioni'. Il Libro Bianco, presentato oggi dall'Aiom, informa che in 4 anni la spesa per farmaci oncologici sostenuta dagli ospedali e' quasi raddoppiata, passando da 1,2 milioni di euro del 2004 a 2,2 milioni del 2008.

Fonte:
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 91249.html
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Re: Guerra al cancro - Fallimento totale?

Messaggiodi Dr.Ascani il gio mar 04, 2010 7:37 pm

Dott. Tancredi Ascani
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Il rosso oceano interno. Il Metodo Gerson

Messaggiodi Dr.Ascani il lun mar 08, 2010 12:10 pm

Questo intervento è tratto dalla conferenza dell’autore alla Cancer Control Society (capitolo giapponese) del 25-26 luglio 2009. In esso spicca con chiarezza l’importanza di mantenere il sangue su un PH soglia ottimale alla sua stessa buona ossigenazione e a quella dell’organismo. Una cellula carente di ossigeno non è più in grado di differenziarsi iniziando il cammino dell’”indifferenziazione” o cancerosi.
Nel 1924, Otto Warburg (che in seguito sarebbe stato proposto due volte come candidato al Premio Nobel) fece l’interessante osservazione che le origini del cancro potevano farsi risalire alla ridotta capacità del torrente sanguigno di trasportare ossigeno. Senza ossigeno, le cellule perdono rapidamente ogni possibilità di sopravvivenza. Come reagiscono? Chiaramente, non è che il sangue smetta improvvisamente di trasportare ossigeno; piuttosto, la perdita della capacità di trasportare ossigeno è un processo graduale e non necessariamente continuo, a causa del quale gli effetti nocivi della privazione di ossigeno aumentano progressivamente.
Prenderemo inoltre in esame l’idea di Warburg (apparentemente sbagliata) secondo cui il deterioramento della capacità di trasportare ossigeno da parte del sangue, una volta cominciato, non può essere invertito.
La capacità del nostro corpo di mantenere un buono stato funzionale dipende da molte sue proprietà chimiche, elettriche e fisiche.

I globuli rossi
Il torrente sanguigno è il nostro “oceano” interno, il liquido che rifornisce ogni cellula dell’ossigeno e dei nutrienti necessari per sopravvivere, portando via, allo stesso tempo, i prodotti di scarto, in modo che il metabolismo non sia ostacolato o contaminato dalle tossine a cui siamo soggetti per il semplice fatto che viviamo in un ambiente imperfetto.
Le strutture che permettono al nostro sangue di trasportare ossigeno sono i globuli rossi, piccoli emisferi vuoti che assorbono ossigeno alla superficie e sono abbastanza piccoli e flessibili da riuscire a insinuarsi nei minuscoli capillari che li trasportano nei punti più distanti del sistema circolatorio. Tutti i globuli devono galleggiare nel siero separati dagli altri globuli, altrimenti possono “coagularsi” e perdere la loro indispensabile flessibilità (per non parlare del fatto che diminuirebbe la superficie utile per trasportare ossigeno).
Ogni globulo rosso trasporta in superficie una certa quantità di elettroni, i quali gli conferiscono una carica negativa. Il pH del sangue dovrebbe essere leggermente al di sopra di 7.0, il pH dell’acqua neutra; al di sotto di 7.0 siamo in ambiente acido, al di sopra in ambiente alcalino. Un pH leggermente alcalino, tra 7.35 e 7.40, è considerato ottimale per il sangue. I nostri processi fisiologici sono sensibilissimi a ogni minima variazione del pH, e il mantenimento dei valori corretti è definito “omeostasi”. Se uno solo dei valori ideali (concentrazione chimica, acidità, viscosità, temperatura, volume, etc.) varia anche di pochissimo, la nostra sopravvivenza è a rischio.
Se il pH del torrente sanguigno scende sotto 7.0, il sangue “diventa acido” e gli elettroni che allontanano i globuli gli uni dagli altri vengono meno.

Senza ossigeno
Sorge la domanda: «Cosa accade alle cellule del corpo quando non ricevono più ossigeno?». In molti casi, le cellule prive di ossigeno per lunghi periodi semplicemente muoiono. Decomponendosi, creano ancora più acidità, facendo scendere ulteriormente il pH. Alcune cellule, invece, per sopravvivere “cambiano marcia” e passano a uno stato in cui non hanno bisogno di ossigeno per creare energia. Lo stato sano e normale della cellula è quello del metabolismo “ossidativo”, in cui l’ossigeno e i nutrienti vengono utilizzati per creare energia (ATP) e sopravvivere, funzionare e riprodursi. Altrimenti lo stato privo di ossigeno a cui passano, detto “fermentativo”, sottende, per creare energia, il processo molto meno efficiente della glicolisi. In tale stato, anziché produrre energia, acqua e anidride carbonica, le cellule producono quantità minime di energia e acido lattico, il quale diminuisce ulteriormente il pH circostante.
Poiché producono molta meno energia che nello stato ossidativo (solo circa il 7%), le cellule in stato fermentativo possono soltanto scindersi e crescere, scindersi e crescere, anziché contribuire all’efficienza del corpo. Esse non sono più cellule “differenziate” dei muscoli, dei nervi, delle ossa o dei grassi, con un’utile funzione all’interno del corpo; sono diventate cellule “indifferenziate” o cancerogene. È importante capire che le cellule cancerogene non sono nemici che vengono dall’esterno. Esse rappresentano il tentativo disperato da parte di alcune cellule di sopravvivere anche quando non ricevono abbastanza ossigeno per un metabolismo sano. Dire che stiamo “combattendo il cancro”, quindi, rappresenta un fraintendimento totale: il “cancro” è solo il tentativo disperato delle nostre cellule di restare vive! Combattere contro di esse, in realtà, vuol dire combattere contro noi stessi.

Acqua salata
Molti libri e documenti che abbiamo consultato per studiare questo fenomeno affermano senza ombra di dubbio che il cancro non può sopravvivere in ambiente alcalino. Provate a immaginare cosa accade a un pesce sano di acqua salata se viene improvvisamente messo tra le chiare, fresche acque di un lago: i suoi organi interni, perfettamente funzionanti nell’acqua salata, nel nuovo ambiente si deteriorano e muoiono. La stessa cosa accade alle cellule cancerogene quando l’ambiente acido in cui prosperano diventa alcalino. Dunque, mantenere il nostro ambiente interno a un pH ottimale di 7.35 dovrebbe prevenire il cancro, e persino invertirlo! La chiave per prevenire il cancro sta nel non lasciare mai che il pH del corpo scenda al di sotto di 7.35, se possibile.

Ci sono cibi e cibi
Ora dobbiamo tornare al punto di partenza e scoprire perché i sistemi corporei non sono riusciti a espletare la loro funzione principale.
Scopriamo che i cibi che mangiamo, le scelte alimentari che compiamo più volte al giorno, hanno effetti notevoli sull’equilibrio acido/base del nostro torrente sanguigno. Ci sono cibi che creano e mantengono un sano ambiente alcalino, incoraggiando la circolazione dell’ossigeno nel nostro sangue, mentre altri creano e rafforzano un pericoloso ambiente acido. Questi non sono necessariamente cibi che risultano acidi o alcalini al gusto o alla misurazione, nella loro forma naturale: i limoni, per esempio, nonostante la loro acidità, quando vengono metabolizzati (digeriti), creano alcali nel nostro corpo. È la natura chimica del residuo (le “ceneri”) rimanente dopo che l’alimento è stato metabolizzato a determinare se un alimento crea alcalinità o acidità.
Quando mangiamo prodotti vegetali, in genere, le ceneri rimanenti dopo che il nostro corpo “brucia” il carburante creano condizioni alcaline. All’altro estremo, quando consumiamo e metabolizziamo prodotti animali – per esempio pollo, pesce, bistecca, maiale, uova e latte (proteine animali) – le ceneri restanti tendono a creare acidità, a causa dell’elevato contenuto fosforico degli alimenti. Il fosforo delle ceneri si combina con l’acqua del nostro corpo, creando acido fosforico.
Se mangiamo sempre alimenti che creano acidità, senza bilanciarli con alimenti che creano alcali, costruiremo e manterremo per le nostre cellule un ambiente acido, quindi anaerobico (privo di ossigeno). Questa condizione, come ha fatto notare Warburg, favorisce il cancro. Possiamo vedere i risultati della succitata sequenza nello stato di salute della popolazione degli Stati Uniti, dove il consumo di carne e di alimenti animali è maggiore che nel resto del mondo: l’incidenza dei tumori, negli Stati Uniti, è oggi di una persona ogni 2.3, e aumenta sempre di più.
T. Colin Campbell, PhD, il più insigne nutrizionista degli Stati Uniti (e forse del mondo intero) ha analizzato i rapporti tra proteine animali e cancro in uno studio condotto nelle Filippine. In certi casi, riducendo l’assunzione di proteine animali, la crescita del tumore s’invertì.

Un genio della medicina
Il dottor Max Gerson, il famoso medico tedesco definito dal suo amico premio Nobel Albert Schweitzer “Uno dei più importanti geni della Medicina mai esistiti”, scoprì che facendo seguire ai pazienti una dieta strettamente vegetariana, eliminando dall’ambiente tutti i fattori noti come cancerogeni e “inondando” il corpo di nutrienti vegetali bio-disponibili, essi rispondevano in modo molto positivo dopo appena una settimana o meno! La circolazione migliorava, il trasporto dell’ossigeno era ripristinato e il sistema immunitario tornava ai compiti che gli erano propri, ovvero: proteggere il corpo dalle infezioni e dalle cellule anomale, e ricostruire le strutture danneggiate. Si tenga presente, per favore, che uno degli importanti effetti di una dieta strettamente vegetariana è il rapido ripristino del giusto livello di pH nel sangue, e quindi della sua capacità di trasportare ossigeno, o ciò che Warburg riteneva impossibile!
Dopo un anno e mezzo-due, la terapia dietetica di Gerson, unita a una potente disintossicazione del fegato, può invertire e riparare i danni provocati da una vita di scelte nutrizionali inadeguate, invertire un tumore avanzato, ricostruire i sistemi di organi danneggiati e ripristinare una salute duratura. Per esempio, uno dei pazienti del dottor Gerson, William Schickel, cominciò la terapia Gerson all’età di 32 anni, mentre stava morendo per un linfoma avanzato e incurabile. Guarito, ha avuto una lunga vita produttiva ed è morto solo qualche mese fa, a quasi novant’anni.
Ebbene, la Terapia Gerson è chiaramente molto di più che un insieme composto da dieta vegetariana, succhi e clisteri disintossicanti al caffè.
Nel mondo di oggi il cancro è diventato molto diffuso a causa del modo in cui mangiamo; degli inquinanti chimici che immettiamo continuamente nell’aria, nell’acqua e nel cibo; del fatto che le piante crescono su suoli carenti, con fertilizzanti artificiali e pesticidi velenosi; dei farmaci tossici che prendiamo su prescrizione o agli angoli della strada; della mancanza di informazioni da parte delle istituzioni mediche, farmaceutiche, agricole e scientifiche sugli effetti nocivi delle loro pratiche redditizie, ma tossiche e dannose. Da quasi 100 anni, benché vi siano stati investiti centinaia di miliardi di dollari, la “ricerca” sul cancro ha accuratamente evitato di prendere in considerazione l’opera di Gerson e Warburg, che già da molto tempo l’avrebbe condotta a una cura efficace del cancro. È sufficiente considerare ciò per concludere che gli interessi commerciali delle agenzie mediche, farmaceutiche e governative non hanno nulla a che fare con la cura della malattia cronica, poiché nessuno si può arricchire raccomandando una dieta sana.
Sta ai singoli individui riscoprire da soli l’opera di chi ha svelato, nel corso dei secoli, i segreti della salute e della guarigione.

Box
I clisteri per sostenere il fegato

Uno degli elementi più importanti della Terapia Gerson sono i clisteri disintossicanti al caffè. Quando il corpo riceve una grande quantità di nutrienti, attraverso 13 succhi di frutta e verdure al giorno, appena spremuti, e tre abbondanti pasti vegetariani, l’ambiente interno del corpo diventa alcalino. Non solo le tossine accumulatesi tutta la vita all’interno delle cellule fuoriescono, ma le cellule maligne cominciano a morire. I residui di questi due processi devono essere trasportati dal torrente sanguigno, condotti al fegato e filtrati per essere espulsi. Ma il fegato di un malato di cancro è già molto compromesso e potrebbe essere sopraffatto dal carico addizionale di tossine e cellule cancerogene morte. Senza un adeguato supporto per espellere le tossine dal fegato, il paziente potrebbe cadere in coma epatico (del fegato) e persino morire. Nei primi stadi della terapia Gerson anticancro, sono necessari fino a cinque o più clisteri quotidiani di caffè, per favorire il deflusso delle numerose tossine dal fegato e dal tratto intestinale. Attenzione, per favore: il clistere di caffè non è finalizzato a svuotare il colon; il suo preciso compito è quello di far defluire le tossine dal fegato. È anche un potente analgesico, in quanto la tossicità è la causa fondamentale praticamente di ogni dolore cronico.

Scritto da:
Howard Straus, nipote del Dottor Max Gerson, si è laureato al Massachusetts Institute of Technology (MIT), e attualmente vive a Carmel, in California. Da 20 anni si impegna per la terapia Gerson, come uno dei direttori del Gerson Institute, redattore capo del Notiziario Gerson Healing Newletter, Presidente del Cancer Research Wellness Institute e come editore di numerosi volumi e opuscoli sulla Terapia Gerson.
Ha negoziato la pubblicazione in 9 lingue del volume Healing the Gerson Way (Guarire con il Metodo Gerson, pubblicato in Italia dalla Macro Edizioni nel 2009) ed è l’autore di una biografia di suo nonno: Dr. Max Gerson: Healing the Hopeless, tradotto anche in tedesco.
Howard Straus ha tenuto conferenze in Tailandia, Malesia, Singapore, Giappone, Canada e in molte località negli Stati Uniti, ed è spesso ospite su programmi radiofonici che trattano il tema del benessere. E’ apparso sulla TV nazionale in Singapore e Colombia.

Fonte:
http://www.disinformazione.it/metodo_gerson.htm
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Cancro, troppo ottimismo dai media?

Messaggiodi Dr.Ascani il ven mar 19, 2010 8:33 am

Sull'argomento "cancro" i media riportano molto frequentemente notizie riguardanti l'efficacia delle terapie e le aumentate possibilità di sopravvivenza mentre, raramente, informano su fallimenti dei trattamenti, eventi avversi, cure terminali o decessi. A discutere del possibile rischio di generare aspettative poco realistiche o troppo ottimistiche nei pazienti sono gli autori di uno studio pubblicato su Archives of Internal Medicine. Jessica Fishman e collaboratori del Center for Clinical Epidemiology and Biostatistics, University of Pennsylvania di Philadelphia, per stabilire in che misura i giornali americani forniscano informazioni reali sugli outcome clinici di pazienti oncologici, hanno analizzato 8 quotidiani e 5 riviste nazionali. In breve, su 436 articoli riguardanti patologie tumorali, 140 (32,1%) si focalizzavano sulla sopravvivenza e solo 33 (7,6%) su morte e stadi terminali della malattia. In aggiunta, soltanto 57 notizie (13,1%) riferivano di cure fallite e 131 (30%) di eventi avversi dovuti alle terapie. Gli autori hanno, inoltre, evidenziato che la maggior parte degli articoli (57,1%) illustra esclusivamente la disponibilità di terapie efficaci e quasi nessuno si occupa di ospedalizzazione e palliazione di malati terminali.

Fonte:
Doctor News, 19 marzo 2010 - Anno 8, Numero 49
Arch Intern Med. 2010;170 (6)
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Tumori, troppo ottimismo dai media?

Messaggiodi Dr.Ascani il mer mag 19, 2010 12:13 pm

Abbiamo raccolto le voci di pazienti, familiari, volontari, medici, ricercatori. Di Umberto Veronesi e dei lettori. Tutti dicono no a titoli-scoop e false illusioni. Sì all’ottimismo e alla speranza

MILANO – Attenzione a parlare e a scrivere in termini miracolistici delle nuove terapie, in particolar modo quando l’argomento è il cancro. Dall’altra parte dello schermo televisivo e del foglio di giornale ci sono migliaia di persone che vivono direttamente il dramma della malattia o ci convivono in casa. E se le notizie positive aiutano a tenere alto il morale di chi spera nei progressi scientifici, quelle «gonfiate» rischiano di creare solo illusioni. Gli interessi in gioco sono molteplici: chi investe nella ricerca vuole far emergere i dati positivi, i ricercatori vogliono rendere noti i frutti di faticose ricerche, i media hanno bisogno di notizie appetibili, i malati di informazione corretta. Il confine spesso è labile, soprattutto nei titoli, ma è necessario trovare un equilibrio tra gli interessi di chi lancia la notizia (ricercatori, clinici, industria farmaceutica, amministratori di ospedali), chi la diffonde (i media) e chi, suo malgrado, la subisce da lettore-spettatore. Sportello Cancro ha provato a indagare tra previsioni eccessivamente rosee sul futuro, annunci che sembrano gridare al miracolo, il pessimismo cosmico di chi crede sempre e comunque che il cancro sia invincibile. Alla ricerca dell’onesta via di mezzo: il giusto peso di ogni notizia.
DAGLI USA TROPPO ENTUSIASMO – Insomma, giornali, televisioni, radio sono troppo ottimisti quando si parla di tumori? Se lo sono chiesti i ricercatori americana dell’università della Pennsylvania di Philadelphia che hanno pubblicato di recente gli esiti di un loro studio sulla rivista Archives of Internal Medicine. In breve, la loro risposta – dopo aver analizzato 436 articoli comparsi tra il 2005 e il 2007 su 8 quotidiani e 5 periodici – è sì: i media riportano principalmente notizie solo sui possibili miglioramenti dei trattamenti oncologici senza mai discutere degli insuccessi o della percentuale di decessi o degli effetti collaterali delle terapie, delle cure palliative o dei problemi di fine vita. Gli articoli riguardavano per lo più il tumore della mammella (35 per cento) della prostata (15) o il cancro in generale (20). In breve, solo 140 servizi (32 per cento) si focalizzavano sulla sopravvivenza e solo 33 (7,6) su morte e stadi terminali della malattia. In aggiunta, soltanto 57 notizie (13 per cento) riferivano di cure fallite e 131 (30) di eventi avversi dovuti alle terapie. Meno di un terzo dei pezzi, poi, faceva riferimento agli effetti collaterali quali nausea, dolore o perdita dei capelli. Infine, la maggior parte degli articoli (57 per cento) illustrava esclusivamente la disponibilità di terapie efficaci e quasi nessuno si occupava di ospedalizzazione e palliazione di malati terminali. «Per pazienti oncologici e familiari è fondamentale essere informati sulle cure palliative e sull’assistenza in hospice – hanno commentato gli autori -, poiché queste notizie possono aiutarli a prendere le giuste decisioni tendendo in considerazione la loro reale prognosi e i potenziali rischi o benefici di un trattamento».

DAI FORUM ALLA POSTA DI REDAZIONE: SPERARE FA BENE – Di una cosa siamo certi: i lettori di «Sportello Cancro» vogliono essere informati sui progressi scientifici, sui nuovi farmaci, sugli sviluppi delle sperimentazioni. E vogliono guardare con fiducia al domani. Scrivono alla posta di redazione e ai forum chiedendo notizie (veloci e affidabili) per potersi curare in modo consapevole, per scegliere il centro giusto, per chiedere supporto psicologico, ad esempio. «Contro il cancro la prima medicina è l’informazione» concorda il presidente della Federazione che riunisce una miriade di associazioni di volontariato in oncologia (Favo) , Francesco De Lorenzo, che critica aspramente i titoli-scoop e mass media che creano false aspettative in malati e familiari. «Un recente sondaggio ha mostrato – spiega De Llorenzo – tutti i pericoli di un’informazione eccessivamente ottimistica: risultati promettenti generano speranza e illusione, che a loro volta fanno nascere il bisogno di conferme e quindi le telefonate alla nostra helpline o ai medici. Spesso dobbiamo smentire i “miracoli da media” e ne conseguono disillusione, perdita di fiducia e di speranza».

«TUTTA COLPA DEI TITOLI» - E in Italia come vanno le cose? Più o meno nello stesso modo, secondo quanto ci hanno risposto malati e volontari che aderiscono a Favo, i medici dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), i ricercatori dell’Istituto Mario Negri e persino l’oncologo Umberto Veronesi, che con i media è abituato a trattare di frequente. «Il problema principale sono i titoli - concordano tutti gli intervistati -: troppo spesso “gridati”, eccessivi anche rispetto all’effettivo contenuto dell’articolo, finiscono per creare aspettative esagerate nei lettori». Poi c’è chi fa notare che in Italia, almeno, l’informazione è migliore che in altri Paesi (come l’oncologo modenese PierFranco Conte) e chi sottolinea che bisogna mettere in conto «la logica della notizia», che è fatta di forti emozioni e non certo di pacatezza (Umberto Veronesi). Se non altro su un punto sono tutti soddisfatti: che se ne parli. Oggi, finalmente, il cancro non è più tabù, giornali e tv non ignorano la malattia e la chiamano per nome. Certo puntano tutti un po’ di più sulle storie a lieto fine e sulle possibilità di guarigione, ma può anche essere un modo per infondere coraggio e speranza. O no?

LA SENSAZIONE INGANNEVOLE DI POTER SEMPRE GUARIRE - «È indubbio che il cittadino comune è bersagliato prevalentemente da notizie riguardanti i progressi terapeutici e diagnostici che gli danno la sensazione ingannevole di poter guarire da tutte le malattie – risponde Veronesi -. La comunicazione sui media può essere fuorviante e fuorviata per tanti motivi, ma questo è un rischio che vale la pena di correre, perché credo che il silenzio su ciò che fa paura o inquieta sia un male peggiore. Inoltre va considerato che anche i media hanno determinate esigenze: devono seguire la logica della notizia, fatta di forti emozioni e non certo di pacatezza». I processi scientifici in effetti sono troppo lenti per un mondo mediatico che ha la possibilità di comunicare in tempo reale. Anni, decenni le unità di misura della scienza. Giorni o minuti quelle dei media. Troppo diversi gli obiettivi di comunicazione: la scienza deve educare, i media devono interessare. In conclusione, secondo l’oncologo, «ciò che rende a volte carente l’informazione è l’eccessiva spettacolarizzazione e l’insistenza sugli effetti più emotivi. Una buona comunicazione medico-scientifico deve invece favorire un approccio razionale e costruttivo alla salute».

«NON VOGLIO ILLUDERMI, SOLO POTER ESSERE OTTIMISTA» - Una veloce lettura dei messaggi che arrivano ai forum di Sportello Cancro non lascia dubbi: «Dottore, la prego, mi dica la verità: non voglio illudermi, ma svegliarmi la mattina con il sorriso e poter essere ottimista» scrive Francesca, mamma di due bambine operata di cancro al seno. Le storie a lieto fine piacciono, lo si vede dai commenti, perché danno la forza di sperare. Le altre offrono coraggio e un sostegno contro la solitudine e l’isolamento di chi soffre, come testimonia Valerio: «Ciao papà, ci hai lasciato. Il glioblastoma ti ha portato via (…) Spero la scienza riesca presto a trovare una cura per questo male infame che si è preso quanto di più bello e caro avevo al mondo. Auguri a tutti coloro lotteranno e magari chissà avranno più fortuna di lui». Specificare, chiarire, spiegare per non indurre aspettative esagerate, ma trasmettere i messaggi positivi di cui malati e familiari hanno comunque bisogno. È questo l’atteggiamento corretto secondo PierFranco Conte, che aggiunge: «In Italia l’informazione è meno miracolistica rispetto ad altri Paesi, ma bisognerebbe essere più esaustivi: parlare di nuove cure di successo e di alte percentuali di guarigione va bene. Purché poi si dia spazio anche a forme di cancro che sono ancora letali, alle cure palliative per i malati terminali, al supporto psicologico necessario per superare il lutto».

I DATI SULL’ITALIA – «L’indagine statunitense analizza le storie di pazienti con tumore che appaiono sui giornali e arriva alla conclusione che, essendo quasi tutte a lieto fine e con scarsi riferimenti agli aspetti negativi delle cure, rischiano in definitiva di generare false aspettative in chi legge» commenta Paola Mosconi, responsabile del Laboratorio di ricerca sul coinvolgimento dei cittadini in sanità dell'’Istituto Mario Negri di Milano. Un espediente, quello delle biografie dei malati, spesso usato anche in Italia, con gli stessi vizi di forma. «Colpa della mancanza di tempo e risorse economiche – continua Mosconi - che porta spesso le redazioni a dipendere da comunicati stampa già confezionati da agenzie, istituti di ricerca e enti accademici, talora sensazionalistici a loro volta. Colpa anche degli spazi limitati e della formazione carente di certi giornalisti scientifici». Al Mario Negri hanno valutato carta stampata, siti web e opuscoli per pazienti: quello che è emerso - e che conferma quanto riportato per altri Paesi - è che l'informazione sui farmaci è spesso deficitaria rispetto ai rischi e agli effetti collaterali. «Lo dimostra l’indagine che abbiamo condotto su articoli di giornale che trattano di terapia ormonale sostitutiva – spiega Cinzia Colombo, ricercatrice del Laboratorio -. E in Internet, quando si parla di cancro, le informazioni sulla terapia del dolore e le sue conseguenze sulla qualità della vita del paziente sono troppo scarse. Non è esaustiva nemmeno l’informazione sulla diagnosi precoce: un’analisi su un campione di siti che trattano dei tre screening nazionali (colon retto, cervice uterina, seno) ha mostrato che meno di un quarto degli articoli trattano dei rischi legati agli esami e meno della metà ne descrivono i limiti degli esami, quali i falsi positivi».

Fonte:
http://www.corriere.it/salute/sportello ... aabe.shtml
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Re: Guerra al cancro - Fallimento totale?

Messaggiodi Dr.Ascani il ven giu 04, 2010 1:53 pm

E' IN ATTO UNA DITTATURA TERAPEUTICA

Cari amici, vi chiedo cortesemente alcuni minuti per leggere quanto segue e se lo ritenete opportuno divulgare a tutti i vostri contatti.

L'8 Maggio (2010) presso l'Aula Magna dell'Università di Bologna si è tenuto un incontro tra i medici e i farmacisti che attuano il Metodo di Bella con lo scopo di fare il punto della situazione.

Io ero presente e da quanto emerso risulta chiaro che è in atto una vera e propria dittatura terapeutica con il controllo, da parte di chi sta ai vertici, di tutto il mercato farmaceutico.

Interessante la testimonianza di un oncologo neo-pensionato che ha fatto luce su come si svolge l'assurdo protocollo nei reparti di oncologia del nostro Paese e le intimidazioni cui sono sottoposti i medici che non si attengono scrupolosamente a tale protocollo.

I medici che hanno scelto di esercitare la loro professione per curare le persone dal cancro (non è così scontato purtroppo che tutti abbiano questa finalità) non possono rimanere inermi nel constatare il pressoché totale fallimento da parte dell'oncologia ufficiale (che impiega la chemioterapia), pertanto cercano di percorrere altre strade.

Secondo dati scientifici ufficiali , documentati e verificabili, non quelli mediatico-televisivi, oggi la guarigione degli ammalati oncologici nei tumori solidi, è indissolubilmente, unicamente e interamente legata al successo della chirurgia, ma questo dato è totalmente censurato nelle statistiche oncologiche diffuse al pubblico.

Una delle massime e più note riviste scientifiche, "Lancet" ha pubblicato tempo fa uno studio sui tumori broncopolmonari inoperabili dal titolo: "Treatment of inoperabile carcinoma of bronchus" firmato da Laing, Berry, Newman. Un gruppo molto importante di pazienti fu trattato con chemioterapia, un altro gruppo identico di controllo è stato trattato solo con farmaci palliativi; questi ultimi pazienti hanno avuto una mediana di sopravvivenza oltre che doppia rispetto a quelli che hanno fatto la chemio. Ma il dato non è pubblicizzato. Quando organizzano le giornate della vita e questue varie non informano la gente di questi dati, il messaggio al pubblico è molto diverso.

Secondo il più ampio e noto studio clinico (condotto su 220.000 pazienti, per 14 anni, e in tutte le forme più frequenti di tumore) pubblicato da Morgan G. e AA The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5 year survival in adult malignancies sulla prestigiosa rivista oncologica Clin. Oncol il 16 dicembre 2004 (8): 549-60: la chemio su 100 ammalati di tumore, consente a due, di sopravvivere 5 anni, e all'1% 10 anni. È bene evidenziare che secondo un criterio internazionalmente condiviso al di sotto del 30% di risultati una cura si ritiene inutile. Per l'entusiasmante risultato di una sopravvivenza del 2,3% a 5 anni, lo Stato Italiano spende il 32,37% dell'intera spesa farmaceutica (Rapporto dell'Agenzia Italiana del Farmaco-Registro farmaci oncologici sottoposti a monitoraggio-Rapporto 2007, p. 5).

Il fatturato annuale in Italia della chemio è di 1.341 milioni di euro su 4.142,6 di spesa complessiva per i farmaci. La chemio rappresenta pertanto il 32,37% della spesa di farmaci, anche se su cento ammalati consente solo al 2,3% di raggiungere i 5 anni, dopo di che, Lopez, su "GacMed Mex, 1998, marzo-aprile, 134 (2): 145-5", ha accertato che metà dei pazienti, sopravvissuti a cinque anni, nel lungo termine muore per tumore. È documentata anche l'inaccettabile percentuale di mortalità da chemio denunciata da un'agenzia della Reuters Healt (Wesport, CT 2001-05-17): "Unexspected high mortality rated associated with chemoterapy regimen" ("Non ci si aspettava un tasso di mortalità così elevato associato ai protocolli chemioterapici..."). Il dato è confermato dalla pubblicazione di Gerrard [Br. J. Cancer, 1998, giugno 77 (12) 281-5] con l'11% di decessi, non causati dal tumore ma unicamente da chemioterapia in alcuni protocolli oncologici relativi a malattie linfoproliferative ».

Ho avuto modo di parlarne nei miei convegni e di scrivere un articolo ( ved. Scienza e Conoscenza n. 27 disponibile anche sul mio sito www.scienzaespirito.it ) sul Metodo dello scomparso prof. Luigi di Bella, ma da poco ho appreso la reale grandezza di questo meraviglioso uomo, che a suo tempo era stato anche proposto per il Premio Nobel, (a breve potrete leggere nella sua biografia che sta per essere pubblicata, anche la vicenda del Nobel).

Da diversi anni a continuare l'opera del professore è suo figlio, il dottor Giuseppe di Bella, insieme al fratello Adolfo.

Ammiro molto il dott. Giuseppe Di Bella il quale ha il grande merito di aver reso inattaccabile scientificamente il Metodo messo a punto da suo padre (pubblicando sulle riviste internazionali i risultati della sua applicazione); è una persona di grande umanità e umiltà, disposto ad ascoltare e a confrontarsi con i colleghi (perché sempre a differenza dei molti, crede nella sinergia che porta a migliorare continuamente). Le pressioni che riceve continuamente sono davvero troppe da parte di coloro che temono di dover ammettere che il vecchio professore ci aveva visto giusto. Quali altri motivi ci potrebbero essere per un tale accanimento?

Perché un libero cittadino non può scegliere come curarsi?

L'azione mediatica volta a screditare il Metodo presso l'opinione pubblica è stata creata magistralmente, come sapete con quella assurda farsa che è stata la sperimentazione del 1998 ad opera del ministro Bindi.

Perché impedire che i prodotti del MDB vengano dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale costringendo i pazienti a pagare cifre così elevate da indurli a desistere dal continuare la Terapia, oppure costringendoli ad andare all'estero per curarsi? Perché è stato posto un divieto ai medici che lavorano in ospedale di prescrivere i farmaci del Metodo di Bella qualora i pazienti lo richiedano?

Come vi avevo comunicato, il 16 Gennaio scorso si è tenuto nella Repubblica di San Marino un interessantissimo Congresso dal titolo "Terapia biologica delle patologie neoplastiche e degenerative" (tutti i riferimenti e gli atti sono sul sito http://www.metododibella.org/ ed anche sul mio sito www.scienzaespirito.it).

Il congresso ha voluto, oltre alla presentazione di dati scientifici e clinici, lanciare un segnale, informare documentare e sensibilizzare sul crescente, inarrestabile e avvilente asservimento della medicina al profitto, nell'inerzia e nella totale disinformazione della gente, tenuta all'oscuro da un controllo capillare e da una censura ferrea dell'informazione. Si è arrivati al punto che il medico non può prescrivere mutualisticamente, una serie di prodotti essenziali per la vita del paziente neoplastico, costretto a spese insostenibili , dopo aver pagato come contribuente il diritto alle erogazioni di farmaci essenziali per la sua vita. Non solo, ma ultimamente al medico libero professionista [non inquadrato in enti pubblici, e pertanto soggetto alle linee terapeutiche imposte da commissioni ministeriali di carica politica] viene fatto divieto di prescrivere anche a pagamento e su ricettario libero professionale, farmaci essenziali e spesso urgenti per la vita come i fattori di crescita dei globuli rossi o dei globuli bianchi, che può prescrivere unicamente il medico inquadrato o convenzionato secondo linee ministeriale. La repubblica di San Marino era l'unico luogo dove la Terapia di Bella veniva erogata gratuitamente. Due settimane dopo il congresso, è stata rapidamente organizzata una conferenza del Prof. Veronesi a San Marino. Oggi il Metodo Di Bella non è più erogato dal governo di San Marino ed è venuta meno in questa Repubblica la collaborazione di qualche illustre personalità che aveva dato disponibilità a sostenere il MDB.

Se l'obiettivo reale dei circoli di potere che gestiscono la medicina e il cancro fosse la ricerca di un'efficace terapia del cancro, e non il costante incremento del fatturato delle multinazionali, non si imporrebbero da parte di commissioni ministeriali di carica politica, linee guida e prontuari vincolanti e in gran parte inefficaci. Questa dittatura terapeutica umilia la libertà del medico di prescrivere secondo scienza e coscienza, disattende e ignora in gran parte le evidenze scientifiche reperibili nelle banche dati medico scientifiche mondiali, il Giuramento di Ippocrate, il Codice Deontologico formulato dalla Conferenza Internazionale di Helsinki sulla etica medica, la Codificazione Internazionale della Medicina Basata sull'Evidenza (EBM, pubblicata da Rosemberg sul BMJ).

Il medico non solo può, ma ha il dovere morale, umano, professionale, di applicare in ogni singolo caso e circostanza, il farmaco meno tossico e più efficace, e nessuno Stato, Commissione, Comitato, Agenzia, politico o burocrate ha il diritto di impedirlo.

Questa dittatura terapeutica ignorando una parte rilevante delle indicazioni cliniche certificate dalla ricerca, vanifica quella ricerca stessa di cui ciarlano continuamente e ossessivamente per questue di finanziamenti, e che poi ignorano creando una grave ed evidente frattura tra ricerca e clinica.

Ci sono anche altri modi per curare (come avete potuto apprendere dal Convegno che ho proposto nel 2006) ma il metodo di Bella è, secondo me, uno dei migliori e ritengo vada sostenuto in tutti i modi.

Di seguito potete trovare tutti i riferimenti utili:

Nella sezione " in evidenza" del sito http://www.metododibella.org/ in prima pagina, sono scaricabili tutti gli atti del congresso di S Marino e i video . Su You Tube cliccando " Metodo Di Bella " compaiono una serie di video, il più interessante dei quali è l'intervista al Prof. Peter Freybergh , eminente ricercatore e clinico, noto a livello internazionale, sulle basi scientifiche e le indicazioni cliniche del MDB. Per comprendere la strategia delle varie commissioni ministeriali , la creazione di "Prontuari e Linee guida" vincolanti per i medici, è utile leggere l'articolo della Prof.ssa Marcia Angell "La verità sulle Case Farmaceutiche (http://www.metododibella.org/it/mdb/det ... MDB%202009)

Fonte:
http://www.laleva.org/it/2010/06/e_in_a ... utica.html
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Re: Guerra al cancro - Fallimento totale?

Messaggiodi Dr.Ascani il ven giu 04, 2010 1:56 pm

La logica del profitto contro la razionalità terapeutica

Intervista al Dott. Giuseppe di Bella:
http://www.metododibella.org/cms-web/up ... amente.pdf
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Re: Guerra al cancro - Fallimento totale?

Messaggiodi Dr.Ascani il ven giu 04, 2010 1:58 pm

IL Metodo Di Bella: conferme cliniche, razionale, meccanismo d'azione

http://www.metododibella.org/cms-web/up ... 0Bella.pdf
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