RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

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Protezione isopatica da cadmio omeopatico

Messaggiodi Dr.Ascani il gio mag 20, 2010 9:30 am

Il cadmio è un importante e tossico metallo pesante ambientale comunemente reperibile nelle produzioni industriali metallurgiche e manifatturiere delle batterie di nichel-cadmio, nei coloranti e nelle plastiche, oltre che nel fumo di sigarette, nei cibi, nell'acqua, nell'aria; la sua tossicità è stata associata al cancro della prostata, del polmone e del testicolo. A livello cellulare colpisce la proliferazione, la differenziazione e causa apoptosi. Non a caso è stato classificato agente cancerogeno dalla IARC (International Agency for Research of Cancer). Per il suo particolare tropismo per l'epitelio del tubulo renale prossimale la sua accidentale inalazione o ingestione può causare da una iniziale disfunzione minima tubulare ad un severo coinvolgimento dei tubuli e dei glomeruli.
E' nota l'intrinseca capacità delle cellule dell'epitelio renale di riparare danni dovuti ad esposizione sub letale di tossici a cui sono peraltro esposte, dato l'elevato flusso ematico e la presenza di un sistema di trasporto cellulare che facilita la concentrazione all'interno delle cellule stesse. Quando avviene un insulto chimico, il tessuto reagisce dinamicamente cercando di riparare velocemente il danno. Questo potere diminuisce quando le cellule ricevono un insulto costante. Riguardo al danno cellulare è noto il meccanismo di difesa per cui l'esposizione ad una sostanza nefrotossica, come il cadmio, induce la sintesi di proteine disintossicanti, come la metallotionina (MT) e altre proteine dello shock termico (HSP). Queste proteine dello stress hanno un ruolo contro il danno ossidativo del DNA e la loro induzione è considerata una risposta adattativa che le cellule mettono in atto per la sopravvivenza tanto che l'espressione di HPS70 si è dimostra un marker precoce di esposizione a tossici.
L'esposizione a 25 M di CdCl2 causa un danno al citoscheletro cellulare che si aggrava, quando la concentrazione sale a 50 M, con la depolimerizzazione dell'actina, che indica la frammentazione del DNA. Allo scopo di studiare una cura si è cercato di sviluppare in vitro modelli tossicologici di questo specifico tessuto sulle cui cellule effettuare le sperimentazioni farmacologiche. Una varietà di linee cellulari "immortali" derivate da varie specie animali sono state impiegate: LLC-PK1 (suino), NRK-52E (ratto), OK (opossum), HK-2 (umane). Sulle cellule LLC-PK1 nel 1993, Delbancut e altri pubblicarono su Cahiers de Biothérapie, l'esperimento degli effetti protettivi delle alte diluizioni di cadmio per contrastare concentrazioni citotossiche dello stesso metallo. Per dar seguito a questo studio sono state trattate LLC-PK1 con cloruro di cadmio (CdCl2) a 10-15-20CH e si è visto che, messe a contatto con concentrazioni tossiche di questo metallo presentavano una più alta vitalità in confronto a cellule di controllo che non avevano ricevuto il trattamento.
Con metodi di indagine differenziati si è potuto stabilire che l'azione protettiva delle alte diluizioni 10CH e 20CH di cloruro di cadmio è probabilmente legata alla induzione della sintesi delle proteine disintossicanti (MT e HSP) che contrastano l'effetto tossicologico dell'esposizione a dosi sub letali di Cadmio (25 M) stimolando la sintesi di proteine anti-stress (azione preventiva?) mentre non hanno potere nel contrastare l'intossicazione di dosi massive (50 M) dello stesso metallo.

Fonte:
Omeopatia33, 20 maggio 2010 - Anno 5, Numero 17

http://www.siomi.it/apps/pubblicazioni.php?id=841
Int J High Dil Res, 2010, 9, (30), 16
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Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

Messaggiodi Dr.Ascani il gio mag 27, 2010 5:33 pm

C'è una memoria nell'acqua?

Chi conosce l'omeopatia sicuramente ricorda l'esperimento di Benveniste che, nel 1988, ne pubblicò i risultati su Nature: l'esperimento era consistito nel riuscire a modulare la degranulazione dei basofili con un siero anti-IgE ultradiluito. Il fenomeno fu descritto come "memoria dell'acqua", interpretandolo evidentemente come dovuto alla persistenza di un segnale biochimico nel siero nonostante la diluizione ultramolecolare. Pochi mesi più tardi la stessa rivista pubblicò un articolo che sosteneva la assoluta non attendibilità dell'esperimento e Benveniste perse così il suo incarico di ricerca all'Inserm di Parigi e la candidatura al premio Nobel per la medicina.
Nel 2004 su Inflammation Research un gruppo di ricerca multicentrico coordinato da Madeleine Ennis pubblica un lavoro dimostrando che la degranulazione dei basofili è inibita da ultradiluizioni di istamina, riprendendo lo stesso modello cellulare studiato da Benveniste e inaugurando una linea di ricerca di notevole interesse dedicata a studiare i meccanismi alla base del fenomeno e questo lavoro di Bellavite e collaboratori, pubblicato ancora da Inflammation Research, aggiunge importanti risultati sull'argomento. L'esperimento è consistito nel raccogliere campioni ematici di 4 soggetti adulti sani donatori, nel ricavare da tali campioni i basofili circolanti, nell'attivare i basofili con siero anti IgE e nell'inibire la degranulazione con diluizioni acquose infinitesimali di istamina (2CH, 12CH, 14CH, 15CH e 16CH). La citoflussimetria è stata la metodica di studio.
I risultati mostrano che alcune diluizioni di Istamina (in particolare la 12CH, la 14CH e la 16CH) inibiscono in modo significativo rispetto al controllo (valori di p: 0,001, 0,003 e 0,009 rispettivamente) la degranulazione dei basofili, valutando come marker di attivazione cellulare il CD203c. Gli autori nelle conclusioni sottolineano come alcune caratteristiche fisiche del solvente acquoso consentono di spiegare i risultati ottenuti con diluizioni infinitesimali di Istamina facendo riferimento a studi di Demangeat con tecnica RM su diluizioni acquose di Istamina. Benveniste aveva ragione?

Fonte:
Omeopatia33, 28 maggio 2010 - Anno 5, Numero 18
http://www.siomi.it/apps/pubblicazioni.php?id=679
Inflamm Res, 2009, 58, (11), 755
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Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

Messaggiodi Dr.Ascani il gio lug 08, 2010 10:58 am

L'omeopatia come alternativa agli antibiotici nella diarrea dei suinetti

L'utilizzo degli antibiotici, in prevenzione e/o in terapia, è in continuo aumento nell'allevamento zootecnico intensivo, con evidenti ripercussioni negative sul benessere animale, sulla salubrità degli alimenti e sull'ambiente. Uno studio condotto presso l'Università di Wageningen nei Paesi Bassi suggerisce che l'omeopatia può essere un'alternativa agli antibiotici nella diarrea neonatale da E. coli dei suinetti. La colibacillosi neonatale, colpisce il lattone durante il periodo dell'allattamento, ma è più frequente tra le 12 ore e i primi 5 giorni di vita ed è causa di perdite economiche notevoli; i trattamenti convenzionali, prevedono la somministrazione di antibiotici agli animali colpiti o la vaccinazione preventiva alla madre, ma con risultati spesso non esaustivi. Sono state individuate 52 scrofe pluripare, suddivise in due gruppi (omeopatico e placebo): al gruppo omeopatico è stato somministrato nell'ultimo mese di gestazione il nosode omeopatico Coli 30K e sono stati monitorati i lattoni provenienti da entrambi i gruppi, per la prima settimana dal parto. I risultati evidenziano una differenza statisticamente significativa nei suinetti provenienti dalle scrofe trattate, in cui la forma enterica si presenta meno grave e di durata inferiore rispetto al gruppo placebo. Pertanto si confermano i vantaggi del trattamento omeopatico sia per la riduzione dei costi per l'allevatore, che per la diminuzione dei residui farmacologici nei prodotti di origine animale.

Fonte:
di Giuseppina Brocherel
Homeopathy, 2010, 99, (1), 57
http://www.siomi.it/apps/pubblicazioni.php?id=858
Omeopatia33, 9 luglio 2010 - Anno 5, Numero 24
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Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

Messaggiodi Dr.Ascani il gio lug 08, 2010 11:00 am

Omeopatia e prevenzione neoplastica

Sebbene, in questi ultimi tempi, si affermi che l'omeopatia possa essere una modalità di trattamento del cancro, vi sono pochi studi scientifici documentati, in tal senso, sia nell'uomo che negli animali. Con questa ricerca si è voluto verificare l'azione protettiva dei rimedi Ruta, Hydrastis, Lycopodium, Phosphorus e Thuja, nella carcinogenesi chimica da N'-nitrosodiethilamina (NDEA) e 3-metilcontralene, nei topi. Il primo dei due princìpi è in grado di provocare epatocarcinomi, il secondo sarcomi. Nel caso del NDEA, il principio, che è un nitrosoderivato contaminante di ambienti in cui viene fatto uso di dimetilamina e di dimetilidrazina, si è voluto verificare nei ratti lo sviluppo di epatocarcinomi; in quelli sottoposti a regime orale con i derivati omeopatici, si è notata una riduzione della velocità di crescita degli stessi ed una normalizzazione dei segni di necrosi riconducibili ai livelli ematici di gamma-GT, transaminasi e fosfatasi alcalina. Il rimedio più efficace si è dimostrato Ruta 200CH. Nel caso, invece, di topi con sarcomi da 3-metilcontralene (un idrocarburo aromatico policiclico che si forma durante la combustione delle sigarette), l'azione maggiore (un minore sviluppo neoplastico e una maggiore sopravvivenza) si è avuta ancora con Ruta 200CH e Phosphorus MK. Sebbene al momento non si conoscano i meccanismi d'azione, lo studio dimostra che principi omeopatici in diluizioni ultralow sono attivi contro lo sviluppo di neoplasie anche di diversa natura (parenchimali e connettivali). Mentre per Phosphorus è noto il tropismo connettivale e l'azione antiflogistica (primum movens dello sviluppo tumorale), più sorprendentemente (soprattutto a livello epatico) l'azione di Ruta, rimedio antitraumatico in acuto, che forse potrebbe agire opponendosi ala neongiogenesi neoplastica. Il fenotipo antigenico e funzionale della cellula neoplastica è influenzato dalle interazioni che si stabiliscono tra questa stessa cellula ed il suo microambiente, a sua volta costituito dalla matrice extracellulare, da un apparato microvascolare e da cellule dell'immunità innata, che comprendono macrofagi, granulociti neutrofili, basofili e mastociti. Nei tumori solidi ed ematologici, l'angiogenesi favorisce la crescita, la capacità invasiva e metastatica delle cellule neoplastiche. Inoltre, le cellule dell'immunità innata, reclutate ed attivate dalle stesse cellule neoplastiche, sono in grado di rilasciare fattori angiogenici. Presumibilmente, in basi ai dati delle sperimentazioni omeopatiche, la Ruta inibirebbe l'angiogenisi neoplastica e le sue conseguenze.

Fonte:
Asian Pac J Cancer Prev, 2007, 8, (1), 98
http://www.siomi.it/apps/pubblicazioni.php?id=852
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Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

Messaggiodi Dr.Ascani il gio lug 08, 2010 11:03 am

La scelta omeopatica per ansia e depressione

Chi si occupa di CAM, di fronte a casi di depressione finisce prima o poi col far ricorso più o meno meccanicamente al fitoterapico Hypericum, con risultati alterni. Tuttavia, la medicina omeopatica consente ben altre sfumature. Già il primo Hahnemann, in un certo senso pre-omeopatico (si era nel 1792, quattro anni prima della sortita che doveva cambiare le sorti della farmacologia), si era interessato ai disturbi psichiatrici, mostrando una sensibilità non comune per la fine del '700, quando i malati di mente venivano isolati e sottoposti a trattamenti disumani. A fine '800, la metà dei malati di mente ospitati negli ospedali omeopatici americani veniva dimessa ogni anno, contro il 30% di coloro i quali venivano trattati con metodi tradizionali; tra questi ultimi, inoltre, si registravano molti più decessi. La capacità di presa in carico da parte dell'omeopatia dei disturbi con una componente psichica - primaria o secondaria: distinzione tutto sommato accademica - è strettamente legata alla visione unitaria del paziente suggerita dall'unitarietà sintomatologica delle patogenesi sperimentali. Inoltre gli omeopati mettono in relazione l'incremento delle malattie mentali con l'abuso di terapie oppressive e dunque con la iatrogenesi. La stessa anamnesi omeopatica comprende una forte attenzione al mondo psichico del paziente (questo è tuttavia un motivo anche di preoccupazione, perché talora gli omeopati si improvvisano psicoterapeuti!). Uno studio condotto in North Carolina ha stabilito un miglioramento del 62% dei pazienti depressi trattati con l'omeopatia. Nell'ansia e nella depressione lieve, i medicinali mostratisi più utili, secondo l'autore dell'articolo, sono i seguenti: Arsenicum album, Nux vomica, Ignatia, Aconitum, Gelsemium, Staphysagria, Argentum nitricum, Lycopodium, Arnica, Kalium phosphoricum, Natrum muriaticum, Calcarea carbonica, Sepia, Aurum metallicum e Phosphoricum acidum.

Fonte:
Alt Complem Ther, 2008, 14, (1), 19
http://www.siomi.it/apps/pubblicazioni.php?id=847
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