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Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

MessaggioInviato: mer feb 09, 2011 12:24 am
di Dr.Ascani
Confronto tra omeopatia e placebo nelle riniti allergiche

Homeopathy Vs Placebo in allergic rhinitis
BMJ 2000; 321 : 471 doi: 10.1136/bmj.321.7259.471 (Published 19 August 2000)

Abstract
Objective: To test the hypothesis that homoeopathy is a placebo by examining its effect in patients with allergic rhinitis and so contest the evidence from three previous trials in this series.

Design: Randomised, double blind, placebo controlled, parallel group, multicentre study.

Setting: Four general practices and a hospital ear, nose, and throat outpatient department.

Participants: 51 patients with perennial allergic rhinitis.

Intervention: Random assignment to an oral 30c homoeopathic preparation of principal inhalant allergen or to placebo.

Main outcome measures: Changes from baseline in nasal inspiratory peak flow and symptom visual analogue scale score over third and fourth weeks after randomisation.

Results: Fifty patients completed the study. The homoeopathy group had a significant objective improvement in nasal airflow compared with the placebo group (mean difference 19.8 l/min, 95% confidence interval 10.4 to 29.1, P=0.0001). Both groups reported improvement in symptoms, with patients taking homoeopathy reporting more improvement in all but one of the centres, which had more patients with aggravations. On average no significant difference between the groups was seen on visual analogue scale scores. Initial aggravations of rhinitis symptoms were more common with homoeopathy than placebo (7 (30%) v 2 (7%), P=0.04). Addition of these results to those of three previous trials (n=253) showed a mean symptom reduction on visual analogue scores of 28% (10.9 mm) for homoeopathy compared with 3% (1.1 mm) for placebo (95% confidence interval 4.2 to 15.4, P=0.0007).

Conclusion: The objective results reinforce earlier evidence that homoeopathic dilutions differ from placebo.

Fonte:
http://www.bmj.com/content/321/7259/471.full

Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

MessaggioInviato: mer feb 09, 2011 12:33 am
di Dr.Ascani
Efficacia dei trattamenti omeopatici sulla sindrome premestruale rispetto al placebo

Effects of homeopathic treatment in women with premenstrual syndrome: a pilot study
British Homeopathic Journal (2001) 90, 148–153

Alternative therapies in general, and homeopathy in particular, lack clear scientific evaluation of efficacy. Controlled clinical trials are urgently needed, especially for conditions that are not helped by conventional methods. The objective of this work
was to assess the efficacy of homeopathic treatment in relieving symptoms associated with premenstrual syndrome (PMS). It was a randomised controlled double-blind clinical trial. Two months baseline assessment with post-intervention follow-up for 3
months was conducted at Hadassah Hospital outpatient gynaecology clinic in Jerusalem in Israel 1992 – 1994. The subjects were 20 women, aged 20 – 48, suffering from PMS. Homeopathic intervention was chosen individually for each patient, according to a model of symptom clusters. Recruited volunteers with PMS were treated randomly with one oral dose of a homeopathic medication or placebo. The main outcome measure was scores of a daily menstrual distress questionnaire (MDQ) before and after treatment. Psychological tests for suggestibility were used to examine the possible effects of
suggestion. Mean MDQ scores fell from 0.44 to 0.13 (P < 0.05) with active treatment, and from 0.38 to 0.34 with placebo (NS). (Between group P ! 0.057). Improvement > 30% was observed in 90% of patients receiving active treatment and 37.5% receiving placebo (P ! 0.048). Homeopathic treatment was found to be effective in alleviating the symptoms of PMS in comparison to placebo. The use of symptom clusters in this trial may offer a novel approach that will facilitate clinical trials in homeopathy. Further research is in progress.

Fonte:
http://www.sciencedirect.com/science/ar ... 1699904915

Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

MessaggioInviato: mer feb 09, 2011 12:41 am
di Dr.Ascani
Gli studi sulla patogenesi dei rimedi omeopatici (effetto dei rimedi omeopatici su persone sane volontarie) mostrano effetti diversi dal placebo

Homeopathic pathogenetic trials produce specific symptoms different from placebo.

Abstract
INTRODUCTION: Homeopathy uses information gathered from healthy volunteers taking homeopathic substances (pathogenetic trials) for clinical treatment. It is controversial whether such studies produce symptoms different from those produced by placebo.

OBJECTIVE: To test whether homeopathic preparations produce different symptoms than placebo in healthy volunteers.

METHODS: Three armed, double-blind, placebo controlled randomised experimental pathogenetic study in 25 healthy volunteers who took either one of two homeopathic remedies, Natrum muriaticum and Arsenicum album in 30CH or identical placebo. Main outcome parameter was the number of remedy-specific symptoms per group.

RESULTS: On average, 6 symptoms typical for Arsenicum album were experienced by participants taking arsenicum album, 5 symptoms typical for Natrum muriaticum by those taking natrum muriaticum, and 11 non-specific symptoms by those in the placebo group. Differences were significant overall (Kruskall Wallis test, p = 0.0002,) and significantly different from placebo (Mann-Whitney test, p = 0.001).

CONCLUSION: Homeopathic remedies produce different symptoms than placebo.

Fonte:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19420956

Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

MessaggioInviato: gio feb 17, 2011 12:31 pm
di Dr.Ascani
Aumento della densità ossea provocata da Symphytum officinalis

Il Symphytum officinale, pianta appartenente alla famiglia delle Boraginaceae, era già conosciuto due millenni fa dai soldati romani che lo utilizzavano per riparare le fratture procurate in combattimento. Le foglie e le radici del Symphytum officinale, oltre a riparare le fratture, curano le tendiniti e le artriti del ginocchio. Parecchi test clinici hanno dimostrato questa efficacia. Tuttavia, il consumo, per periodi lunghi, è limitato dal fatto che il Symphytum officinale è epatotossico.

di Italo Grassi

In uno studio pubblicato da Homeopathy dal gruppo di Rubens Spin-Neto si è valutata la formazione dell'osso, dopo innesti di titanio, nelle tibie di ratti con trattamento di Symphytum officinalis in dinamizzazione omeopatica 6CH. I risultati ottenuti sono stati valutati sia in base ad analisi radiografiche sia, direttamente, visionando l'osso asportato chirurgicamente da quella parte di tessuto cresciuto intorno agli innesti di titanio. Sono stati scelti 64 topi (Rattus norvegicus), albini, maschi, adulti, del peso intorno a 220 grammi; ogni animale è stato tenuto in una gabbia singola ed in una stanza con un ciclo luce/oscurità di 12 h ciascuno, alla temperatura di 22-24°C. I topi sono stati nutriti con una dieta di laboratorio standard e gli è stata data acqua di rubinetto. Dopo un periodo di acclimatazione di 15 giorni, agli animali è stato innestato il titanio nelle tibie; poi, in base ad una scelta casuale, sono stati divisi in due gruppi sperimentali: a 32 animali hanno somministrato Symphytum officinalis 6CH (gruppo S) mentre 32 animali (gruppo C) hanno rappresentato il controllo. Ogni gruppo di animali è stato diviso, sempre a caso, in quattro sottogruppi per essere sacrificati rispettivamente ai giorni 7, 14, 28 o 56, così da avere 8 animali divisi per gruppo e per periodo di osservazione. Due radiografie digitali dell'impianto sono state eseguite, una subito dopo l'innesto (radiografia iniziale), e la seconda prima del sacrificio (radiografia finale). Dieci gocce di Symphytum officinalis 6CH sono state quotidianamente mescolate con 40 ml di acqua: la miscela è stata bevuta dagli animali del Gruppo S ogni giorno, fino al sacrificio. Il gruppo di controllo C ha ricevuto solo acqua. Sia coloro che fornivano da bere, sia coloro che compivano la radiografia, sia coloro che provvedevano al prelievo di osso dalla tibia dell'animale morto, ignoravano se agivano sul gruppo S o sul C. Soltanto ai topi sacrificati al 56° giorno di trattamento è stata effettuata l'analisi biochimica per vedere se esisteva da una parte un aumento della fosfatasi alcalina e delle transaminasi (AST e ALT), segni di tossicità epatica, e dall'altra un aumento degli enzimi ALP, segno di una migliorata produzione di osso.
L'analisi della parte di tibia asportata del gruppo trattato con Symphytum ha mostrato una differenza statisticamente significativa, rispetto al controllo, soprattutto negli animali sacrificati il 14° giorno. Stesso risultato dal punto di vista radiologico: è stata riscontrata nel gruppo Symphytum radiografato il 14° giorno una densità ossea statisticamente più alta se paragonata al gruppo di controllo. Infine, l'analisi biochimica, 56° giorno, ha mostrato che i valori di ALPE (aumento densità ossea) sono risultati statisticamente più elevati nel gruppo Symphytum, se paragonati ai controlli, mentre non c'era alcuna differenza significativa tra i due gruppi in ALT o AST (segni di epatotossicità).

Fonte:
Homeopathy, 2010, 99, (4), 249
http://www.siomi.it/apps/pubblicazioni.php?id=906
tratto da Omeopatia33, 17 febbraio 2011 - Anno 5, Numero 6

Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

MessaggioInviato: gio feb 17, 2011 12:44 pm
di Dr.Ascani
Omeopatia e neutropenia idiopatica cronica: un case report

di Teresa De Monte

La neutropenia cronica aumenta il rischio di infezioni batteriche nel soggetto che ne è affetto e spesso determina il ricovero in emergenza e un trattamento antibiotico protratto; il neutrofilo è un tipo di leucocita che gioca un vitale ruolo nel prevenire l'espansione di una infezione e nel processo di infiammazione in ogni organo del corpo umano. La neutropenia può essere sia il risultato di una diminuita produzione di neutrofili, della distruzione delle cellule dopo essersi prodotte, l'accumulo di neutrofili al di fuori del torrente circolatorio o il risultato di un danno al midollo osseo per l'utilizzo di medicine o di sostanze chimiche. Quattro sono i tipi di neutropenia idiopatica cronica: congenita e ciclica (ambedue rare), autoimmune ed idiopatica. I bambini con neutropenia spesso sono stati trattati con molteplici antibiotici. Il trattamento prevede l'impiego di colonie di fattori stimolanti dei granulociti (G-CSF) e i casi severi possono richiedere il trapianto del midollo.
Lo studio, anche se è stato condotto su un solo soggetto, ci pone di fronte al risultato ottenuto con il trattamento omeopatico correttamente individuato e prescritto. Il bambino oggetto di questo studio aveva 3 anni e 8 mesi. A 2 anni e mezzo gli era stata diagnosticata una neutropenia idiopatica. Il bambino non aveva assunto alcun tipo di medicinale chimico od omeopatico nei 3 mesi prima di essere visto dalla Dr.ssa Jennifer Poole del Nemeton Research Foundation (UK), tranne la vaccinazione BCG alla nascita e ripetuti cicli di antibiotici per una serie di infezioni all'ombelico e diverse otiti. A carico delle orecchie presentava perforazione timpanica bilaterale con otorrea maleodorante dell'orecchio sinistro. Apparentemente sano e in buona salute, egli manifestava una memoria fallace e difficoltà nel linguaggio presumibilmente conseguente al quadro ORL descritto e per il quale era supportato da ausili logopedici e acustici. In base a queste considerazioni forono individuati diversi rimedi omeopatici in grado di coprire la totalità dei sintomi: Arsenicum album, Mercurius solubilis e Sulphur; quest'ultimo prescritto alla 10M per l'elevato numero di antibiotici assunti dal bambino, ha portato al riaffiorare di una serie di eruzioni cutanee. In un secondo momento sono stati valutati il mentale, la gestualità, il vestiario, il dormire e il rimedio proposto fu il Carcinosinum M. L'assunzione di questo rimedio portò l'orecchio a scaricare in modo definito 'veramente orribile' associato a un mite rialzo febbrile e tale da portare il paziente a dichiararsi 'indisposto'. Cinque giorni più tardi, alle 5 del mattino, aveva una crisi di vomito che lo faceva stare meglio a tal punto da poter dire di essere affamato e di aver risolto tutti i sintomi. Dopo quasi 12 mesi di terapia un tampone dell'orecchio rivelava la presenza di Pseudomonas e di un infiltrato cellulitico al lato sinistro del volto, per il quale l'omeopata, dopo una attenta valutazione del paziente, prescriveva Lachesis 30CH, tre volte/die per 3 giorni. Dopo 21 mesi di trattamento omeopatico la conta dei neutrofili era normale. Veniva prescritta Silicea LM come rimedio costituzionale del piccolo paziente e dopo 24 mesi di terapia la visita ORL di controllo dichiarava la completa risoluzione del quadro: MT destra perfettamente guarita, la sinistra per il 40%, neutrofili a 3400 dopo 29 mesi di trattamento e a 3800 dopo 41 mesi di terapia omeopatica.

Fonte:
Homeopathy, 2010, 99, (3), 205
http://www.siomi.it/apps/pubblicazioni.php?id=891
Omeopatia33, 17 febbraio 2011 - Anno 5, Numero 6

Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

MessaggioInviato: gio apr 28, 2011 12:22 pm
di Dr.Ascani
La calendula contro arrossamenti e bruciori

Uno studio clinico ha paragonato l’effetto anti-infiammatorio cutaneo di una crema a base di calendula a quello di una crema contenente trolamina (una sostanza ad azione anti-infiammatoria).

Lo studio randomizato è stato effettuato su 254 pazienti con dermatite acuta in seguito a radioterapia. Le pazienti arruolate erano state operate per carcinoma mammario ed erano state trattate con radioterapia dopo l’intervento. Esse dovevano applicare sulla cute interessata una o l’altra delle due creme in esame subito dopo la fine di ogni sessione di radioterapia. Si è visto che l’insorgenza di dermatite acuta con arrossamento e bruciore era del 41% nel gruppo calendula e del 63% in quello trolamina, con un’evidente riduzione anche del dolore dovuto all’infiammazione cutanea. La crema alla calendula era più difficile da applicare, ma è stata giudicata superiore a quella alla trolamina nel ridurre l’infiammazione della pelle da radiazioni.

Fonte:
Pommier P. et al. Studio nell’uomo sull’effetto dell’estratto di calendula paragonato alla trolamina nella dermatite provocata dalle radiazioni. J Clin Oncol. 22(8):1447-53, 2004.
http://www.bodyspring.com/scienza/news_tipo.php?id=1023

L'omeopatia nei sintomi menopausali nel cancro del seno

MessaggioInviato: gio mag 12, 2011 10:49 pm
di Dr.Ascani
di Teresa De Monte

Lo studio, condotto nel Ravenna Homeopathic Clinic di Seattle, ha valutato solo donne con una storia di carcinoma mammario in situ, stage I-III, per il quale tutte avevano seguito lo stesso iter chirurgico, chemioterapico con tamoxifene, radioterapico e che avevano manifestato almeno tre episodi al dì di flushing nel mese precedente lo studio. Le "scalmane" sono state valutate per frequenza e severità secondo il Kupperman Menopausal Index (KMI): ogni donna è stata valutata secondo la costituzione omeopatica, il problema manifestato e le sono stati prescritti i rimedi specifici per la terapia. Il flushing e la riduzione degli estrogeni sono comuni sia in premenopausa fisiologica che in post menopausa da carcinoma mammario. In quest'ultimo caso il 65% delle donne si sono lamentate per il flushing, il 46% per la secchezza vaginale, il 44% per insonnia e depressione. Di fronte al dubbio che una terapia ormonale sostitutiva potrebbe riattivare il carcinoma mammario, il Writing Group for the Women's Health Initiative nel 2002 ha proposto l'omeopatia e le CAM sulla base delle esperienze positive maturate usando prodotti a base di fitoestrogeni. La prescrizione omeopatica dello studio prevedeva: a) un singolo rimedio e un mix placebo; b) un mix rimedio-placebo; c) due placebi. La combinazione o mix era composta da tre rimedi omeopatici: Amyl nitrato 3X, Sanguinaria canadensis 3X e Lachesis 12X. I rimedi prescritti sono stati Sepia, Calcarea carbonica, Sulphur, Lachesis e Kalium carbonicum. Le visite di follow-up sono state fatte ogni due mesi per un anno. Durante le visite sono stati valutati gli effetti collaterali riferiti e conseguentemente variati i rimedi.
Alla domanda specifica riguardante al fiducia riposta nei rimedi proposti le risposte sono state: buona (53,5%), equa (29,6%), eccellente (16,1%) e povera (0,8%). Lo studio ha posto in evidenza come nelle donne che assumevano tamoxifene, questo interferiva (probabilmente per effetto cumulativo) con i rimedi omeopatici per cui l'iniziale miglioramento del flushing si bloccava, mentre nelle donne senza assunzione di tamoxifene il risultato era ottimo e continuativo. Le donne che assumevano dei rimedi mix, ma non ricevevano tamoxifene, calore e flushing erano elevati e ciò a riprova che il rimedio omeopatico è diverso da un semplice placebo. La combinazione di Amyl nitrato, Lachesis e Sanguinaria nella letteratura omeopatica è associata alla cefalea e il fatto che in questa circostanza non abbiano avuto effetto spiega l'effetto antidoto del tamoxifene. Un'altra interessante scoperta è stato il significativo miglioramento del GH, della sensazione di calore, della cefalea, oltre a un miglioramento complessivo del benessere. Questo studio preliminare suggerisce che l'omeopatia può avere un ruolo nel ridurre il numero e l'intensità dei flushing nelle donne mastectomizzate, soprattutto nel migliorare in generale i sintomi in menopausa e lo stato di salute generale, specialmente nelle donne che non assumono tamoxifene. L'omeopatia potrebbe essere anche di grande utilità nelle donne sane che vogliono evitare la terapia sostitutiva ormonale, al fine di evitare il rischio di cancro al seno e le altre malattie estrogeno-correlate.

Fonte:
Omeopatia33, 13 maggio 2011 - Anno 5, Numero 18
JACM, 2005, 11, (1), 21
http://www.siomi.it/apps/pubblicazioni.php?id=476

Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

MessaggioInviato: gio mag 26, 2011 11:53 am
di Dr.Ascani
Estratto ultradiluito di Belladonna attivo sul virus dell'Encefalite Giapponese

Circa due miliardi di persone, di cui circa 700 milioni di bambini, potenzialmente suscettibili vivono in zone dell'Asia dove l'Encefalite Giapponese (EG) rappresenta un rischio significativo di morte o di disabilità per uomini ed animali. Ad oggi non sono, disponibili terapie per la cura di infezioni da virus dell'EG insorgenti o recidivanti e la patologia continua ad essere gravata da un alto numero di decessi o di sequele neurologiche.

di Tiziana Di Giampietro

Molti dei contagiati sono asintomatici; circa il 50% di coloro che sviluppano l'EG soffrono permanentemente di difetti neurologici e il 30% di questi muore per la malattia. Il vaccino è servito a diminuire il numero degli ammalati, ma parallelamente sono cresciuti i casi di reazioni avverse ad esso; l'immunizzazione di massa dei bambini con vaccini di ultima generazione ha dimostrato una severa sequela di effetti collaterali.
In uno studio condotto dal gruppo indiano di Bhaswati Bandyopadhyay e pubblicato sull'American Journal of Infectious Diseases numerose colonie di virus EG, alla diluizione 10 alla -3M, sono state impiantate su una membrana corioallantoidea (MCA) con una siringa da tubercolina e le uova poi incubate a 37°C per 48 ore. Sono poi state trattate con Belladonna atropa a diverse dinamizzazioni omeopatiche (dalla 3CH alla 200CH) e sciolta in una soluzione acquosa poco prima della somministrazione. Dopo escissione con bisturi sterile, la MCA è stata disposta in una camera di Petri per una osservazione microscopica più accurata.
Uno studio di controllo è stato fatto su virus impiantato alla stessa diluizione (10 alla -3M) inoculando sulla MCA una soluzione a base di albumina bovina. I risultati hanno mostrato che le ultradiluizioni di Belladonna, ricca di alcaloidi, provocano un arresto della crescita e una diminuzione del numero delle colonie virali che potrebbe essere mediata dall'azione inibitoria della glicosidasi della Calistegina contenuta, assieme a Iosciamina e Scopolamina, in questa Solanacea più che nelle altre. Gli autori affermano che tuttavia non è possibile spiegare il meccanismo d'azione con le attuali scarse conoscenze sulle ultradiluizioni e, sebbene molte ipotesi siano state avanzate, non si hanno conferme; considerato l'importante ruolo terapeutico della scoperta, indiscutibilmente essa è meritevole di ulteriori approfondimenti.

Fonte:
Tratto da Omeopatia33, 26 maggio 2011 - Anno 5, Numero 20
Am J Inf Dis, 2010, 2, (6), 24
http://www.siomi.it/apps/pubblicazioni.php?id=914

La dermatite atopica trattata omeopaticamente

MessaggioInviato: gio gen 26, 2012 12:31 pm
di Dr.Ascani
In uno studio condotto da Jos Enrique Eizayaga e Juan Ignacio Eizayaga del Dipartimento di Omeopatia dell'Università Maimonides di Buenos Aires propongono la cura omeopatica per la dermatite atopica, una patologia che solitamente si sviluppa alla nascita. Le indicazioni per la terapia omeopatica sono ampiamente sviscerate in un lavoro che offre suggerimenti e spunti terapeutici interessanti.

di Teresa De Monte

Dopo aver definito la dermatite atopica e le sue possibili cause genetiche, eredo-familiari, allergiche e ambientali, viene utilizzato, per lo studio omeopatico, il protocollo di Dantas. Ogni soggetto studiato è valutato da cinque medici omeopati che ricercano le cause di inclusione o di esclusione allo studio osservazionale, come la "prova del nove" delle aree cutanee con dermatite, le tre categorie di gravità, più o meno di tre mesi di remissione per anno; l'intensità del prurito stimato da una scala di quattro punti (no prurito; mite, il sonno di notte solo occasionalmente è alterato; moderato, il sonno di notte è alterato ma non di continuo; severo, il sonno notturno è sempre alterato). Nel lavoro è stata usata la scala di Rajka e Langeland. Ad ogni visita sono state stimate: a) l'intensità dell'affezione cutanea; b) l'intensità del prurito; c) lo stato generale fisico e psicologico; d) la qualità del sonno. Anche il miglioramento percepito dal paziente è stato valutato attraverso una scala: curato; molto meglio; meglio; uguale/nessun cambiamento; peggio; molto peggio. I rimedi omeopatici usati sono stati variabili dalla 6CH alla 200CH. Il rimedio più utilizzato è stato Sulphur, in due casi anche Psorinum. Gli aggravamenti si sono verificati, ma non alla seconda somministrazione; tutti gli aggravamenti erano transitori, sette sono severi, quattro moderati, cinque insignificanti. Il lavoro dimostra come malattie croniche con la tendenza a remissione spontanea, pazienti con una malattia di vecchia data e insoddisfatti per i trattamenti convenzionali, quando sperimentano risultati positivi ed inaspettati con l'omeopatia, si affidano a questa terapia. Anche senza controlli, l'indice positivo è dato dall'82,4% di risposte positive simile a quello per i corticosteroidi (80%) e molto migliore dei loro controlli di placebo (38%); inoltre i pazienti hanno riportato un netto miglioramento nelle manifestazioni cutanee, del benessere e del sonno.

Fonte:
Homeopathy, 2012, 101, (1), 21
http://www.siomi.it/apps/pubblicazioni.php?id=1124
tratto da Omeopatia33, 26 gennaio 2012 - Anno 6, Numero 1

Le diarree in Nicaragua (I)

MessaggioInviato: gio feb 09, 2012 10:06 am
di Dr.Ascani
di Tiziana Di Giampietro

La ricerca è stata realizzata da un gruppo di ricercatori appartenenti al Dipartimento di Epidemiologia della Scuola di Igiene Pubblica e Medicina di Comunità dell'Università di Washington. La diarrea acuta rappresenta la principale causa di morbilità e mortalità pediatrica in tutto il mondo ed è responsabile di 5 milioni di decessi nei bambini, di età inferiore ai 5 anni, su 1,3 miliardi di episodi. Gli autori hanno condotto l'indagine per accertare l'effettiva consistenza del trattamento omeopatico nella diarrea acuta in età infantile, malattia di grande impatto sociale a causa dell'elevato numero di perdite che comporta nella popolazione pediatrica dei paesi in via di sviluppo. Manca, a tutt'oggi, un trattamento farmacologico risolutivo. Nella maggior parte dei casi è sconsigliato l'uso degli antibiotici che potrebbero peggiorare o cronicizzare il quadro clinico. Il trattamento reidratante per via orale non abbrevia la durata dei singoli episodi, pur essendo essenziale nell'evitare la morte conseguente a disidratazione. Dunque il trattamento omeopatico la cui efficacia clinica è ripetutamente segnalata in letteratura (ma di cui non era mai stata fatta una valutazione formale sul campo), poteva rivelarsi, oltre che utile dal punto di vista terapeutico, anche conveniente per quel che riguarda l'impegno economico che non è da non sottovalutare in quelle Nazioni non sempre, ahimè, in via di sviluppo. Da un punto di vista speculativo la diarrea acuta dell'infanzia si presta bene per una ricerca clinica omeopatica a causa della sua durata che consente un follow-up a breve termine, poi perché non esiste un trattamento allopatico standard da sospendere e infine, sul piano umanitario, a causa del peso sociale che questa patologia comporta sia come perdite umane che come costi economici. Al di là dalle controversie esistenti nella comunità scientifica circa la credibilità della teoria omeopatica, si deve riconoscere a questa ricerca, condotta sul campo nelle condizioni in cui vien svolta la pratica di ogni giorno, un notevole rigore nell'impostazione metodologica.
Il disegno sperimentale è randomizzato, in doppio cieco e controllato con un placebo non distinguibile dal verum per sapore, odore, colore. Si è svolto nel giugno 1991 a Lèon, in Nicaragua, in due centri sanitari municipali situati nei sobborghi poveri. Sono stati reclutati 81 bambini, di età compresa tra 6 mesi e 5 anni, per cui era stata richiesta una consulenza e che presentavano una diarrea acuta con 3 o più scariche non formate nelle precedenti 24 ore. Sono stati esclusi i soggetti che presentavano la diarrea da più di una settimana, o che avevano ricevuto un trattamento allopatico nelle precedenti 48 ore. Di ogni bambino è stata raccolta attentamente l'anamnesi, è stata diligentemente annotata la valutazione obiettiva dello stato di idratazione e sono stati effettuati gli esami batteriologici. L'entità della diarrea, del vomito, del dolore addominale, sono stati scelti come indicatori della gravità della forma, ad essi è stato attribuito un punteggio. Le informazioni anamnestiche inerenti le modalità dei sintomi sono state introdotte in un repertorio omeopatico computerizzato e i risultati dell'analisi sono stati utilizzati per una prescrizione unicista, individualizzata su ogni bambino. Questa procedura ha permesso di escludere qualsiasi errore di valutazione soggettiva. I controlli, sono stati praticati quotidianamente da operatori sanitari nel corso di visite domiciliari. Sono stati utilizzati alcuni indici prognostici per valutare l'andamento della malattia; il principale di questi valutava i giorni necessari ad ottenere la riduzione del numero delle scariche non formate fino ad un massimo di tre al giorno, per almeno due giorni consecutivi.

Fonte:
Omeopatia33, 9 febbraio 2012 - Anno 6, Numero 3
http://www.siomi.it/siomifile/siomi_pdf/art_Jacobs.pdf