La natura multidimensionale della risposta all'omeopatia

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La natura multidimensionale della risposta all'omeopatia

Messaggiodi Dr.Ascani il gio apr 21, 2011 10:56 am

di Luca Biasci

Contrariamente a quanto potrebbe sembrare ad una prima impressione, basata sulle immagini vagamente new age evocate dal riferimento ad un presunto "colore" del miglioramento omeopatico, in un articolo pubblicato su Homeopathy G. Vithoulkas (insieme ai suoi collaboratori del centro di Gerusalemme per la medicina complementare integrativa) muove le mosse da premesse concrete ed arriva a conclusioni potenzialmente verificabili. Infatti nelle conclusioni si legge una osservazione degna della mentalità pratica di un ingegnere (è noto al mondo omeopatico che G. Vithoulkas è laureato in ingegneria e non in medicina): la sensazione è che dopo la somministrazione del rimedio omeopatico i sintomi è come se venissero "cancellati dall'hard-disk".
La medicina normalmente vede nella restitutio ad integrum il più alto ideale di cura. L'omeopatia fa un passo avanti cancellando il disturbo non solo dall'organismo ma anche dalla coscienza. Quello che si vuole mettere in evidenza in questo lavoro è che i disturbi del paziente vengono come trasformati (gli autori usano il termine "trans-figurati", questa volta usando un termine preso a prestito dalla teologia), allo scopo di sottolineare il fatto che colui che ha assunto il simillimum è come se non si accorgesse del proprio cambiamento, ma potesse di nuovo godere del proprio ritrovato stato di salute con la stessa naturalezza con cui "il sole sorge ogni mattina". Spesso il paziente curato omeopaticamente non ricorda con esattezza da quando sta meglio, dimentica completamente alcuni disturbi di minore importanza, seppure ben documentati in anamnesi, e tende ad attribuire a cambiamenti ambientali il risultato ottenuto. Il punto di vista fondamentale che viene messo in luce è che il tipo di risposta che si ottiene con un trattamento omeopatico è di tipo multidimensionale, mentre quella che si ottiene con i trattamenti convenzionali è di tipo monodimensionale, ed infatti viene valutata con strumenti di misura troppo lineari, che non tengono conto della variabilità e della profondità della risposta soggettiva e complessa di ogni paziente.
La risposta omeopatica è caratterizzata da cambiamenti molti sottili, come ad esempio il miglioramento dell'umore del paziente, dei suoi livelli di energia, ma soprattutto da una sensazione di rinnovato benessere e queste variazioni acquistano un senso solo se valutate globalmente, come parti di un pattern di cambiamento radicale che coinvolge tutto l'organismo. Viene da chiedersi se molti dei fallimenti degli omeopati nei trial clinici non dipendano proprio dalla scarsa attenzione che viene posta nella ricerca di questa particolare tipo di 'coloritura' della risposta al trattamento. Alla luce di queste considerazioni si rivela sempre più opportuno proseguire con il trend che già da anni si sta facendo largo nella letteratura scientifica sulle Medicine Complementari: lavorare per un miglioramento decisivo nell'appropriatezza delle misure di risultato utilizzate per gli studi in campo omeopatico.

Fonte:
Homeopathy, 2005, 94, (3), 196
http://www.siomi.it/apps/pubblicazioni.php?id=1049
Omeopatia33, 22 aprile 2011 - Anno 5, Numero 15
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