RIMEDI OMEOPATICI

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I nosodi in pediatria: Carcinosinum, un bimbo troppo buono..

Messaggiodi Dr.Ascani il gio dic 18, 2008 2:30 pm

Spesso il bambino Carcinosinum è il primogenito: il "bambino d'oro" in un'entourage di soli adulti: genitori, nonni, zii che non si occupano che di lui. Altrettanto spesso i tumori hanno mietuto in famiglia molte vittime. La sua educazione è piena di amorevoli attenzioni ma rigida, severa. Le sue malattie vengono prevenute o immediatamente curate, i suoi bisogni anticipati. Il lattante Carcinosinum è la gioia dei genitori e dei nonni.
Segue alla perfezione e con anticipo le tappe di sviluppo psicomotorio, accetta le novità senza problemi, accondiscendente, mangia da subito tutta la pappa, è precoce in tutto, gentile, allegro e sorridente. Solo il sonno è disturbato, lieve, con frequenti risvegli e inspiegabili crisi di pianto. L'empatia con i genitori e i familiari è fortissima. Cresce con la necessità e il bisogno di assecondare le aspettative di tutti. Non sbaglia mai: carino, gentile, attento, ben educato, amato dagli insegnanti per il suo costante impegno. La sua creatività, peraltro presente, viene incanalata lungo percorsi ben controllati. Nessun eccesso, nessuna sbavatura. Carcinosinum non si ammala mai: non può deludere nessuno! Se lo fa la malattia si ripete due o più volte. Può ammalarsi due volte di malattie subacute e croniche: difficilmente è colpito da malattie acute violente. Nelle età successive si dimostra responsabile, l'interesse per il mondo e i fatti delle persone che lo circondano è sempre più acceso, il suo comportamento è controllato, è altruista, il linguaggio è ricco e articolato, le riflessioni serie e profonde: un piccolo adulto.
Precocemente si preoccupa della società e dei mali del mondo, che gli creano grande sofferenza. Piange "senza motivo". Può risvegliarsi la notte angosciato e in preda ad una crisi d'asma col ricordo della notizia di una nuova guerra sentita al telegiornale. Fortissimo il suo legame con la natura, ne desidera il contatto. Ama tutti gli animali, compresi quelli più pericolosi, e vuole proteggerli, come vuol proteggere tutti i deboli della terra. Allo stesso modo desidera ascoltare la musica (che può anche arrivare a farlo piangere) e ama danzare, beninteso senza eccessi. Le prove causano una forte paura di sbagliare, crisi di ansia, a volte accompagnate da tic; questi ultimi possono diventare un problema quotidiano, come la cefalea, l'insonnia e le lombalgie. La soppressione, in una sorta di vita personale "non vissuta", sembrano il tema del rimedio, accompagnate da un eccesso di cultura e di controllo dell'ego.

Fonte:
articolo di Luisella Zanino
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Digitalis, applicazioni nello psichismo dell'infanzia

Messaggiodi Dr.Ascani il ven dic 19, 2008 12:44 am

Se foste stati un nano o un elfo non avreste scelto una delle molteplici escrescenze floreali che rivestono lo stelo della digitale per farne un cappello, non certo appuntito come quello di Merlino, ma schiacciato come un berretto parigino? Questo berretto rosso della Digitale ha un significato ambiguo: segno di libertà nella Roma antica ma segno di asservimento e schiavitù fra i galeotti. Potrebbe esserci un rapporto fra questo piccolo berretto e il nostro rimedio, conosciuto soprattuttto per la sua azione allopatica sul cuore? Digitalis è al 1° nel repertorio di Kent nella rubrica "malattie dei bambini". Da lattante è capriccioso, agitato, nervoso; peggiora la sera e la notte, non ama la compagnia, espressione ansiosa del viso. Il bambino Digitalis è coscienzioso per le bazzecole ma disobbediente, spesso si agita e cerca di fuggire. Parla da solo con personaggi immaginari, è pieno di preoccupazioni, soprattutto di essersi comportato male, cosa che lo rende vile, pauroso. È molto sospettoso, diffidente. Ha difficoltà a comprendere ma è ostinato e non demorde. È pigro, smemorato, preda di paure: della morte, delle malattie... La musica lo fa piangere. Soggetto a rimorsi, si rimprovera. Ha paura degli estranei è taciturno, ama la solitudine e il silenzio che lo aggravano. Diventa un adolescente spietato, "senza cuore", ma talvolta in preda ad una grande tristezza causata da sciocchezze. Molto ansioso, può diventare insonne a causa di dolori nella regione precordiale che migliora sospirando. Questi sintomi sono spesso causati da delusioni amorose, associati a vere palpitazioni cardiache. Sogna di cadere nell'acqua. Simbolicamente, se il cuore è solare, diretto, immediato e il cervello lunare, sede delle riflessioni, della visione indiretta, mediata, delle conseguenze e delle forme, allora si può immaginare che attraverso questi sogni, il biotipo Digitalis esprima in maniera simbolica la sua caduta nell'acqua della riflessione quando ontologicamente è chiamato ad appartenere al "fuoco" solare, cardiaco, dell'intuizione. Questa frattura dentro di sé è l'origine del suo senso di colpa...

Fonte:
Pierre Popowski, Cahiers de biothérapie, 171, 2001
Articolo di Luisella Zanino
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I falsi piccoli rimedi: Hekla lava

Messaggiodi Dr.Ascani il ven dic 19, 2008 12:57 am

Il rimedio è la cenere del vulcano islandese Hekla, di 1491 metri di altezza. Si utilizza la cenere più fine che cade più lontana dal vulcano e che contiene silice, alluminio, calcio, magnesio, ossido di ferro e, in qualche eruzione, anche del fluoro. Il tropismo osseo di questo rimedio, messo in evidenza da Wilkinson, fu confermato da Hering, Clarke e da altri omeopati contemporanei che lo considerano uno dei principali rimedi in stomatologia, un vero "chirurgo omeopatico". Una lettera del 1870 di Wilkinson, poi pubblicata integralmente da Hering nei suoi "Guiding Symptoms", racconta: Gli effetti visibili sulle pecore e le mucche che vivono sulle pendici del vulcano sono esostosi mascellari enormi. Esse formano delle masse che sono facilmente separabili dall'osso sano. Le tumefazioni tendono ad ingrandirsi ed il loro colore è più scuro di quello dell'osso circostante. (...) In qualche caso nell'osso al di sotto della tumefazione si formano fistole che sboccano nel midollo osseo. (...) La cenere che cade nei luoghi più lontani dal vulcano è particolarmente nociva. Nelle mucche sottoposte ad autopsia si sono ritrovate nell'intestino masse dure di cenere, simili a sassi. Lo stomaco è tappezzato da una membrana nera, i denti sono ricoperti da croste di aspetto metallico, brillante. Le ossa sono sempre interessate e le tumefazioni enormi sulla mandibola provocano a volte la morte degli animali a causa della lussazione mascellare e della conseguente impossibilità ad alimentarsi. Le ossa craniche, non solo la mascella, sono aumentate di volume e talmente friabili che durante la bollitura si frammentano in pezzettini. Le ossa della coscia e della tibia sono aumentate di volume e incurvate." Hering aggiunge le proprie osservazioni: "Ho utilizzato Hekla nelle odontalgie e nelle tumefazioni del mascellare con risultati quasi magici nella prevalenza dei casi. Ho ottenuto ugualmente buoni risultati negli ascessi gengivali da carie dentaria e nelle odontalgie da eruzione dentaria".

Fonte:
Cahiers de biothérapie 171, agosto-settembre 2001, 29-34
Articolo di Luisella Zanino
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L'esplosiva teatralità di Aconitum

Messaggiodi Dr.Ascani il ven dic 19, 2008 3:42 pm

Il figlio del capocomico di una grande e importante compagnia teatrale festeggia il suo diciottesimo compleanno e, mentre gli invitati si accingono a consumare gli aperitivi, nel giardino intorno alla piscina qualcuno si gode la frescura della vegetazione e le olivette al vermouth. Marco, il giovane festeggiato, si è ripromesso di far contento il padre recitando in suo onore, per ringraziarlo del bel ricevimento, una scena tratta dal "Malato immaginario" di Moliére che, tra l'altro, è uno dei cavalli di battaglia della compagnia. Mentre tutto procede normalmente, qualche ospite non resiste all'invitante spettacolo della piscina illuminata, anticipando il solito rituale del bagno di mezzanotte. La cena viene apprezzata con gusto dagli ospiti, molti dei quali non si lasciano sfuggire l'occasione per servirsi due volte delle pietanze migliori.
Finalmente è giunta l'ora della tanto attesa recitazione di Marco. Il papà, emozionato, prende posto nelle prime file della platea senza distaccarsi neanche un attimo dal suo bicchiere di champagne, forse più per poter dominare l'emozione che per calmare la sete. Anche Marco è teso, eppure si sarà esibito chissà quante volte insieme al padre senza provare la benché minima emozione: forse saranno i diciotto anni a giocargli questo scherzo! Già da bambino aveva partecipato a numerose rappresentazioni teatrali, riscuotendo anche grande approvazione da parte del pubblico; e ora, invece, questa strana tensione interna sembra non volerlo abbandonare. Improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno, Marco avverte che c'è qualcosa che non va dentro di sé: un acuto dolore al braccio sinistro lo paralizza quasi completamente e delle forti palpitazioni al cuore gli fanno temere una morte imminente. Gli vengono così in mente immagini funebri, camere ardenti, cortei e anche Moliére stesso; il quale si sentì male sulla scena poco prima di morire, per giunta proprio interpretando la parte di Argante nel "Malato immaginario"! In un primo momento tutti gli ospiti credono si tratti solo di uno scherzo, ma poi capiscono che la scena è reale e non fa parte della commedia, per cui si decide di telefonare al pronto soccorso senza perdere altro tempo. Nel frattempo il malessere di Marco continua ad aumentare, mentre gli invitati preoccupati si chiedono cosa possa essergli accaduto.
Agitatissimo, il giovane attore, visibilmente ansioso e assai accaldato come se avesse la febbre a quaranta, continua a invocare un medico che lo salvi da morte sicura. Qualcuno gli tasta il polso che è letteralmente "impazzito", qualcun altro lo invita a stendersi per terra e a cercare di calmarsi un poco. Il padre, intanto, va ad aprire il cancello per far entrare l'ambulanza nel parco della villa e Marco sembra riprendere un po' di fiducia e tranquillizzarsi appena sente la sirena. La sola vista del medico, infatti, gli fa credere di essere nelle mani che lo salveranno dalla tomba. Così, mentre gli viene controllata la pressione, auscultato il cuore ed esaminate le pupille, la madre nervosamente prova a chiedere al medico: «Cosa è successo a mio figlio, dottore?». «Niente, signora, è solo un attacco di panico», risponde prontamente il medico. Mentre tutti si tranquillizzano, anche Marco abbandona finalmente l'idea di dover morire. L'ambulanza può rientrare in ospedale e gli invitati riprendere i divertimenti. Il giovane attore, invece, rimane come frastornato dall'episodio. Non è la prima volta che viene colpito da questo malessere, che lo coglie quasi sempre all'improvviso. E strano, anche le sue febbri sono così tumultuose, col cuore che batte forte e il termometro che segna i quaranta gradi, senza peraltro una sola goccia di sudore. Sono febbri improvvise, spesso dovute a un colpo di freddo o al vento di tramontana. Anche in quella occasione lo coglie sempre la paura della morte. Eppure Marco non è una persona paurosa, tant'è vero che in teatro, quando è in scena, interpreta la sua parte con grande sicurezza e padronanza. Il medico che lo ha visitato ha lasciato la prescrizione di alcune medicine che il giovane dovrebbe prendere almeno tre volte al giorno. Qualche giorno dopo, mentre stiamo visitando Marco nel nostro ambulatorio, ci capita tra le mani questa prescrizione. Pur trovandoci pienamente d'accordo con il collega del pronto soccorso, da omeopati quali siamo, avremmo però preferito somministrargli Aconitum.

Fonte:
articolo di Giovanni De Giorgio e Stefania Graziosi
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I nosodi in pediatria: Luesinum, un dramma genetico?

Messaggiodi Dr.Ascani il ven dic 19, 2008 3:54 pm

Il bambino Luesinum porta su di sé la storia della sua famiglia e nasce nella sofferenza. Da subito piange, piange, piange... La sua voce è roca, profonda, il suo aspetto è vecchieggiante: un neonato "antico" e sofferente per colpe che non ha. Può essere prematuro, immaturo, piccolo per l'età gestazionale). La madre talvolta ha avuto una gravidanza difficile o un parto complicato, quasi sempre negli ascendenti troviamo storie di alcolismo, tossicodipendenza, malattie metaboliche gravi (diabete), malattie congenite, malattie cardiovascolari degenerative precoci, neonati nati morti, aborti ripetuti, malattie sessualmente trasmesse, abusi, violenza, suicidi... Il lattante Luesinum fa fatica a succhiare, il naso è cronicamente ostruito da muco denso, la crescita è lenta, la dentizione difficile e associata a infiniti sintomi, i denti poi saranno minuscoli, appuntiti, precocemente cariati. Può avere evidenti segni di rachitismo. Il suo corpo emana un vago odore di muffa, di umido. Il sonno è sempre agitato, disturbato. Il bambino muove la testa sul cuscino, si agita e in posizione supina si spinge dormendo puntando la testa sul lettino, dentro il cuscino. Il pianto è inspiegabile e inconsolabile. Tutti i sintomi peggiorano di notte e ancor più in inverno. La paura del buio e della notte è massima.
Il bambino è emotivamente e intellettualmente lento, piatto, noioso, senza spirito. Il rendimento scolastico è scarso, la lentezza di apprendimento quasi una regola. L'atteggiamento è vittimistico, introverso, triste. Allo stesso tempo Luesinum non ha tabù, non ha barriere, è un ribelle distruttivo ed autodistruttivo, estremo, sadico, affascinato già dalle età più precoci dal tema della morte ma ben diverso dallo "Sturm und Drang" romantico dei tubercolinici, in cui sono la passione e il rinnovamento a prevalere. Molto frequenti nel piccolo Luesinum gli incidenti anche gravi, quasi cercasse inconsciamente la morte. Ha bisogno estremo di ritualità, fino alla coazione a ripetere e alle ossessioni. Il lavarsi continuamente, soprattutto le mani, è tipico anche nei piccoli: un "lavarsi dalla colpa"? La metodicità, le ossessioni, la lentezza, la fatica a rapportarsi positivamente con il prossimo. l'estrema introversione, il ripetere continuamente le stesse parole, quasi come un mantra, lo rendono piatto, noioso, poco o nulla apprezzato dagli altri, isolato. Il bambino Luesinum è solo. Nella sua solitudine continua a rimuginare ma capisce poco di sé stesso, non trova sbocchi positivi, è sempre più oscuro, nichilista: l'"anima nera" e distruttiva della materia medica.

Fonte:
articolo di Luisella Zanino
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Il semaforo di Lachesis trigonocephalus

Messaggiodi Dr.Ascani il sab dic 20, 2008 3:22 pm

Se devo collegare il rimedio omeopatico Lachesis ad un'immagine, penso ad un semaforo che lampeggia nella notte buia: arancione-nero... arancione-nero... Lachesis muta, del quale utilizziamo il veleno in omeopatia, è un serpente dalla grande testa appiattita e triangolare, lungo quasi quattro metri, vive lungo i fiumi delle foreste vergini dell'America Centrale e Meridionale. Il termine "Lachesis" deriva dalla mitologia ed è il nome di una delle tre Parche, la figlia della Notte, colei che poneva sul fuso il filo da cui dipendeva la sorte degli umani e la durata della loro vita. I serpenti appartenenti a questo genere sono dotati di un veleno potentissimo, in grado di uccidere un uomo in breve tempo. Lo sguardo arancione del semaforo si accende e diventa minaccioso. E' definito "muta" poiché la coda di questo ofide, al contrario degli altri Crotali, manca del sonaglio che provoca il caratteristico rumore. Il lampeggio arancione svanisce, il buio sulla strada è un mantello freddo e pericoloso. E' estremamente aggressivo, attacca anche quando non è minacciato, compie balzi fulminei su prede distanti iniettando il veleno nella carne del malcapitato tramite due zanne ricurve di eccezionale lunghezza. La sua caccia inizia al tramonto, quando può scivolare silenzioso e invisibile, coperto dal fitto manto erboso della foresta. Il veleno di Lachesis contiene diversi enzimi citolitici e digestivi che determinano incoagulabilità sanguigna, emorragie e un'azione necrotizzante sui tessuti, ulcere e gangrene. All'inizio il respiro è accelerato, quindi rallenta e sopravviene la paralisi respiratoria; a livello nervoso si susseguono eccitazione e paralisi, finché l'azione tossica provoca un arresto della funzione cardiaca, poi la morte. Hering per primo sperimentò la patogenesi di Lachesis, mettendo in mostra gli effetti di questo veleno sia in acuto con vene congestionate e pulsanti, vampate di calore, tonsilliti, epistassi sia, soprattutto, nel cronico dove provoca agitazione, turbe emotive, eccitazione, alterazioni sulla sfera sensoriale e sulla volontà del malato, determinando turbe affettive e mentali, che evolvono verso una specie di delirio loquace e manie di persecuzione. Lachesis, in omeopatia, diviene un grande rimedio per questi disturbi, in particolar modo se, a livello fisico, a essere colpito è il lato sinistro del corpo. Emergono sentimenti sopiti come orgoglio, gelosia, vanità, odio e spirito di vendetta. Il malato, irrequieto e particolarmente loquace, passa da una frase ad un'altra, da un'idea all'altra, senza terminare nulla. Fino a raggiungere la paranoia e il delirio di persecuzione. La smorfia della notte, riflessa nella luce arancione del lampeggiante, diventa un sorriso crudele. Si alternano, poi, grande prostrazione fisica e mentale, soprattutto al mattino, svenimenti in ambienti chiusi, dopo un bagno caldo o dopo un orgasmo. Un rifiuto di parlare grave e doloroso. Il disgusto per la vita. Il semaforo è un occhio cieco, la notte buia corre sopra un suolo d'aria fuggitiva. Vi è una profonda diversità anche nell'aspetto fisico. Può presentarsi come una costituzione pastosa e flaccida, con faccia gonfia ed edema palpebrale, soprappeso, depresso, pelle pallida con tonalità violacee oppure magro e pieno di vitalità, nervoso, capelli e pelle scuri, volto chiazzato di rosso con teleangectasie. Lachesis è l'iride di emozioni intense tra le palpebre di un silenzio assoluto.

Fonte:
articolo di Italo Grassi
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Verifica sperimentale del Petroleum omeopatico

Messaggiodi Dr.Ascani il dom dic 21, 2008 7:16 pm

Questo studio riporta venticinque casi ben documentati e sottoposti ad un trattamento positivo con il rimedio omeopatico Petroleum. Hahnemann, per primo, introdusse questa sostanza chiamata "olio di pietra" in omeopatia. I sintomi e i segni delle lesioni cutanee che richiedono l'utilizzo di Petroleum sono molto chiari: eczema secco, fissurato, doloroso, con tendenza ad una guarigione lenta; le localizzazioni tipiche sono sulla punta delle dita, dietro le orecchie, a livello occipitale, sui bordi della linea che separa la pelle dalle mucose, sul naso, sulla bocca, a livello vulvare. Molto più difficile, invece, risulta la prescrizione se il paziente non mostra alcun tipo di lesione cutanea. In effetti i sintomi mentali sono difficili da riconoscere in un paziente poco comunicativo quale è il soggetto che risponde bene a Petroleum. La materia medica contiene pochi sintomi, tutti derivati dagli studi compiuti da Hahnemann: disperato, depresso, ansioso, facilmente spaventato, con tendenza a piangere; irritabile, si offende e si arrabbia per stupidaggini. Il programma informatico Radar mette in risalto molti più sintomi individuali (350), tra cui prevalgono quelli legati a riluttanza e riservatezza; vi appartengono sintomi mentali come: tranquillo, schivo, pauroso, insicuro, indeciso, scoraggiato, disorientato. Altri aspetti della personalità, poco conosciuti finché il medico non conosce meglio il paziente, sono: aggressivo, eccitabile, lamentoso, ipocondriaco, confuso riguardo la sua stessa personalità; disorientato, sensazione di avere una doppia personalità o che qualcuno abbia preso il suo posto; vertigine e nausea mentre guida, dolore di stomaco migliorato dall'introduzione di cibo, sudorazione odorosa, aggravamento delle condizioni della pelle in inverno. Il periodo di osservazione di questo studio è durato parecchi anni. In alcuni casi Petroleum risultò essere rimedio unico, il solo che fin dall'inizio della terapia avesse effetti positivi. Dal punto di vista costituzionale questi pazienti tendevano ad essere robusti e ben piantati, mani massicce e una certa disposizione verso il lavoro manuale; spesso avevano un volto ovale, pallido e gonfio. Dal punto di vista temperamentale i 25 pazienti corrispondevano al tipo flemmatico, apatico, indifferente e affaticato. Alcuni pazienti mostravano una singola tipica localizzazione, durata anche parecchi anni, come il dorso delle mani, il meato esterno dell'orecchio, il petto; altri comprendevano anche sintomi come l'otite media acuta con febbre, la rinite cronica, l'ipertrofia tonsillare e adenoidea. Tre pazienti femmina soffrivano di foto-dermatite ed eczema, cinque di rinite allergica. La prescrizione di Petroleum risultò positiva anche per enuresi notturna, diarrea, vene varicose, iperemesi gravidica, depressione mascherata. In 15 casi Petroleum fu il solo rimedio efficace, ma ad alcuni pazienti fu necessario aggiungere altri trattamenti. Il nosode utilizzato con più grande successo fu Luesinum, a dimostrazione che Petroleum può essere inquadrato come rimedio della diatesi sifilitica.

Fonte:
Homeopathy, 2008, 97, (2), 83
Articolo di Italo Grassi
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Il vento malinconico e romantico di Ignatia amara

Messaggiodi Dr.Ascani il gio gen 22, 2009 8:57 am

Il nome botanico è Strycnos ignatii, una liana delle Filippine appartenente alla famiglia delle Loganiacee. Nell'intossicazione dovuta all'ingestione della fava di Sant'Ignazio, ricca di stricnina, vi è un'azione generale eccitante sul sistema nervoso. Nella sperimentazione patogenetica i sintomi fondamentali di Ignatia sono essenzialmente spastici, agendo innanzitutto sulla riflessività secondaria alla sfera psichica: il paziente Ignatia è emotivo, i suoi spasmi sono causati da emozioni, pensieri, dispiaceri ed in esso domina la malinconia che lo fa piangere. Sono persone sensibili, raffinate ed educate, spinte da un vento leggero e magico, carico di promesse e fatto di specchi dove gli angeli riflettono i loro volti. E' un rimedio indispensabile per i disturbi dovuti a controversie, a forti inquietudini, a grandi angosce, ad amori delusi o ad altre forti scosse morali: è il vento nero che sfoglia i fiori del futuro con ruvide mani notturne. Ignatia è pieno di sorprese: il dolore della gola diminuisce deglutendo cibi, il dolore ad un'articolazione migliora per una forte pressione. Anche i sintomi respiratori sono caratteristici: tosse da irritazione alla gola come per bisogno di espellere qualche cosa e più tossisce più l'irritazione aumenta. Un lievissimo dispiacere, un minimo disturbo o una paura possono provocare irritazione laringea e laringismo stridulo. E' il vento romantico che vorrebbe ricamare nell'aria antichi silenzi, ma è bloccato nella ragnatela dei cieli. Soffre di cefalee congestizie, pressanti, come se un chiodo fosse conficcato nella tempia, migliorate dal calore e aggravate dal freddo, cefalee da abuso di caffè, dal fumo, dall'alcool e dopo intensa concentrazione. Presenta sete durante il brivido, ma adipsia durante la febbre. Anche le funzioni gastriche sono caratteristiche: non sopporta cibi delicati ma predilige cibi grossolani e freddi. Il malato presenta dolori diffusi, coliche intermittenti, diarree emotive o costipazione ostinata; tutti questi sintomi appaiono o si aggravano alla minima contrarietà. È utile sia nella febbre intermittente, specialmente quando si osserva in donne e bambini nervosi, sia nell'ipersensibilità mestruale. E' un vento rapido che corre sopra criniere di sangue: dismenorrea, dolori ovarici, grande eccitamento sessuale. Molto importante anche per gli spasmi cardiaci e vascolari. E' l'aria inerte trasudata dall'alito delle pietre che si frantuma in una miriade di venti che rincorrono l'infinito: il malato ha spesso palpitazioni, affanno, dolori cardiaci, sensazioni di soffocamento e, a volte, anche dolori d'angor tipici, con irradiazione al braccio sinistro. I pazienti Ignatia soffrono di insonnia da depressione morale, con vuoti epigastrici sbadigli e agitazione: è il vento lunare che scompiglia il ritorno dei sogni. Esiste un'ipersensibilità generale alla quale il malato reagisce in modo eccessivo, i dolori sono troppo intensi, la luce e gli odori sono insopportabili. E' aggravato da tabacco, caffè, brandy, sfioramento, dolori anche minimi. E' migliorato da caldo, pressione forte, inghiottendo, camminando, cambiando posizione. E' facile trovare Ignatia indicato per quegli individui che presentano una "psicologia del fallimento" assieme ad una grande sensazione di stanchezza; spesso questi malati fanno profondi sospiri senza una ragione apparente: è come il vento che cede, al termine del viaggio, ogni filo di resistenza alle fasce del destino.

Fonte:
articolo di Italo Grassi
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I cattivi caratteri: la gelosia di Lachesis

Messaggiodi Dr.Ascani il gio gen 29, 2009 10:32 am

Cos'è la gelosia? La gelosia viene classicamente associata alle relazioni d'amore: un comportamento frutto di tensioni associate ai sentimenti, alle emozioni, al mondo degli affetti e delle percezioni. A volte tragica, altre volte comica, la gelosia è costantemente descritta rilevandone il carattere negativo: nasce dall'assenza in sé di qualcosa presente nell'altro. È un'angoscia di mancanza, reale o potenziale, affettiva o materiale. Una patologia sociale: mette costantemente in scena l'individuo nel rapporto fra individui. La sofferenza del geloso nasce dunque da una sorta di disadattamento sociale e non sarebbe teoricamente problema dell'individuo "saggio". Ma chissà... L'inquadramento diagnostico può basarsi sulla ricerca delle circostanze oggettive nelle quali il comportamento "geloso" prende forma. In Lachesis la gelosia attraversa tutte le età, può essere messa in scena da cause sempre diverse ma da un denominatore comune: la mancanza di fiducia in sé. Nel bambino la circostanza scatenante nel diventare Lachesis è il desiderio dell'esclusiva sull'amore materno, messo in crisi dalla nascita di un fratellino o, più raramente, dal rapporto della madre con individui adulti o col lavoro. Il bambino diventa ribelle, litigioso, provocatore, si spoglia e non sopporta più il calore (il serpente è animale a sangue freddo).
L'adolescente diventa Lachesis in diverse circostanze. Può essere la mancanza di fiducia da parte dei genitori, che tarpa le ali: "La vita vera è quella che non ho potuto fare" (Oscar Wilde). Oppure la perdita del sogno e delle illusioni osservando relazioni parentali difficili: "La vita è una farsa: in cosa posso credere?". L'adolescente Lachesis sceglierà un fidanzato debole, da manipolare come una marionetta, capro espiatorio dei suoi rancori. Sceglierà compagni di studio che lo aiutino a passare l'esame - non crede di farcela - per poi vantarsi di averli aiutati...
La giovane donna diventerà Lachesis con un compagno autoritario (Aurum?), assente (Phosphorus?), violento (Nux vomica?), inconsistente (Pulsatilla?), inquisitorio (Lycopodium?), con l'impressione che le impedisca di vivere: tutto è percepito come rifiuto di dialogo, con la sensazione di mancanza d'aria in gola, di doversi dibattere per cercare ossigeno.
La madre diventa Lachesis quando investita da una missione: "Figlio mio tu dovrai diventare ciò che io non ho potuto essere".
La donna in menopausa diventa Lachesis facendo il bilancio della propria vita, sulla femminilità in declino, le disillusioni, il marito in pensione "sempre fra i piedi quello là" che legge i giornali " è pazzesco: sempre a leggere il giornale", il figlio stupido, la figlia sposata a un inetto, il cane vecchio e malato "anche del cane mi devo occupare: il veterinario è un asino", le vampate di calore che "le rovinano la vita". Unica consolazione le interminabili telefonate alle amiche "poverette, non stanno meglio di me" e le riunioni "senza avere i maschi sul groppone". Ciò che era all'origine una legittima rivendicazione esistenziale va cronicizzandosi in quello che diventerà per l'entourage e per la stessa Lachesis e una perenne rivolta, dove anche i colpi bassi sono la regola.

Fonte:
M.Barrault: "La jalousie de Lachesis"
Cahiers de Biothérapie; n 212, juin/juillet 2008, (27-29)
Articolo di Luisella Zanino
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Il tormento (Aesculus hippocastanum)

Messaggiodi Dr.Ascani il gio lug 09, 2009 7:27 am

Sbadiglio, con la testa piegata verso il basso; mi stiro per liberarmi dal disorientamento e dallo stato confusionale che mi opprime, dalla tristezza accumulata, dal cattivo umore. Il mattino è bello, chiaro e manifesto. Attraverso i vetri, il sole illumina la mia stanza, gli oggetti sono ravvivati dai suoi raggi, colonne di pulviscolo dorato ondeggiano verso il soffitto come esili figure danzanti. Dico: "Devo resistere!". Fuori regna l'armonia, a cominciare dai canti degli uccelli che discendono da tetti caldi e polverosi, dagli insetti che se ne vanno a zonzo nell'aria tersa, dai bambini che, felici e urlanti, giocano nei prati. "Devo resistere!", ripeto, mentre l'amore si distende sul mondo come una carezza leggera, la bellezza è regina di tutte le cose, la natura applaude alla natura con voci di gioia. Ma lo sgomento prevale. Lui è tornato. E' qua, accanto a me. Spietato e feroce m'assale, ancora una volta cerca di sconvolgermi l'esistenza. Sento il suo brivido ostile, l'eco d'inquietudine che viene da lontano, la sensazione crudele e pungente, lo stridio doloroso del coltello che recide questo mio fragile equilibrio. Era da tanto tempo che non si faceva sentire, il bastardo. Credevo appartenesse ad un orribile momento del mio passato. Ricordo la rabbia impotente quando lui, ogni giorno, mi mandava i segnali della sua presenza, per farmi sapere che c'era, che restava padrone delle mie emozioni, che non sarebbe mai scomparso, almeno finché non avessi cambiato vita. In realtà, allora, accettavo il suo contatto con fatalistica rassegnazione, come una traccia dolorosa nell'inerte grigiore di quel periodo. Trascinavo la mia esistenza da un bar all'altro, bevevo parecchio per dimenticare ciò che mi aveva portato a quella condizione di non esistenza e, intanto, peggioravo. A poco a poco la situazione precipitò. Fui costretto ad accettare le regole che lui m'imponeva. Incapace di camminare, rimasi per parecchi giorni fermo in un letto. Lui, però, mi negava il riposo. Si presentava sia di giorno, sia di notte. Strisciava dentro di me. Era pulsante, trafittivo, opprimente. Nemmeno le docce fredde riuscivano a risollevarmi dalle pene che m'infliggeva. Le mie mani si gonfiarono, il mio peso superò i cento chili. Pensai fosse giunta la fine. Invece, improvvisamente, lui scomparve, si dissolse senza lasciare traccia, si disintegrò per sempre. O, almeno, così m'illudevo. Infatti, oggi, a distanza di anni, lui si è ripresentato, nuovamente in modo inaspettato, senza un preavviso e senza una spiegazione. E' esploso dentro di me. Sento gli aghi che mi vengono incontro. Milioni di punture dolorose che mi attraversano il corpo, che partono e ritornano, che fanno a pezzi la mia ragione. "No! No! No!", urlo. Davanti alla sua presenza perdo la mia identità. Sono di nuovo un'immagine sfocata, il puntino sperduto di un mondo mutato in bianco e in nero. Il panico m'assale, il mio pensiero è sconvolto. Lo vedo ovunque. Giro la testa: lui trasuda dal muro. Guardo la punta delle mie scarpe: oltre c'è lui e il vuoto. A destra e a sinistra vedo solo lo spazio sospeso della sua ombra. Devo reagire. Afferro il tubulo di Aesculus hippocastanum. Come tanti anni fa, affido a questi granuli la mia sorte, contro di lui, contro il tormento doloroso e insopportabile delle mie emorroidi!

Fonte:
di Italo Grassi
Omeopatia33, Newsletter, 9 luglio 2009 - Anno 4, Numero 24
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