Sopprimere la febbre diffonde le infezioni nella popolazione

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Sopprimere la febbre diffonde le infezioni nella popolazione

Messaggiodi Dr.Ascani il gio feb 02, 2017 2:36 pm

di Ennio Masciello

L'uso di antipiretici (AP) per attenuare la febbre ed altri sintomi spiacevoli delle malattie infettive è estremamente diffuso in occidente specialmente ad opera di genitori e operatori sanitari. In un articolo pubblicato dal gruppo di David Earn su Proceedings of the Royal Society of Biological Sciences viene evidenziato un effetto negativo e potenzialmente importante sulla popolazione: l'aumento significativo della trasmissione delle malattie, con un più alto numero di soggetti infettati. Per conseguenza, l'uso di AP implica una morbilità e mortalità superiore alle attese tra la popolazione che ne fa uso rispetto a quella che non ne fa uso. Nel lavoro sono riportati i dati pubblicati e disponibili per stimare l'importanza di questi effetti in relazione all'influenza stagionale: pur trattandosi di dati incompleti ed eterogenei, è lecito pensare che globalmente la riduzione e soppressione della febbre aumenta il numero atteso dei casi di influenza e quindi dei morti. Negli USA si è calcolato un incremento di mortalità dell'1% in caso di influenza pandemica e del 5% nel caso della "stagionale".
Riguardo alle motivazioni di tale comportamento, secondo alcuni immunologi il tutto può essere spiegato dal fatto che a temperature più elevate la replicazione batterica e virale è meno efficiente, mentre è molto più efficace la risposta immunitaria; secondo altri autori, invece, il significato adattativo della febbre è determinante per l'attivazione e la coordinazione della risposta immunitaria. A livello patogenetico si ipotizza la non attivazione di citochine sensibili alla temperatura. Nel mondo medico è, per contro, diffusa un'altra visione: che il trattamento di febbre ed altri sintomi non fa male e non è rallentante l'evoluzione di virosi e infezioni batteriche. Quest'ultima sottolineatura non considera che il malato, stando meglio, interagirà maggiormente con altri individui e che l'ipotermia aumenterà la diffusione virale da cui, quindi, epidemie di maggior dimensioni e velocità e perciò più alta morbilità e mortalità.
I dati raccolti durante sperimentazioni di AP condotti su umani volontari e su gruppi di furetti (animali considerati il "modello" più vicino all'influenza umana) denotano corrispondenza tra i due risultati: la maggiore quantità di virus e la loro più lunga presenza nello scolo nasale di umani ed animali con conseguente aumento di periodo infettivo e carica virale. Allo stesso modo dell'influenza sembrerebbero comportarsi anche i rinovirus e il virus della varicella. In definitiva, "i sintomi che il malato produce, sono la risposta più efficace che l'individuo è in grado di mettere in campo per reagire": proprio come sostenevano Ippocrate e Hahneman...

Fonte:
Proc Royal Soc Biol Sciences, 2014, 281, (1778), 20132570
Omeopatia33, 24 aprile 2014 - Anno 9, Numero 8
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