RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

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La Svizzera promuove l'omeopatia: il rapporto HTA

Messaggiodi Dr.Ascani il gio dic 18, 2008 2:50 pm

Nell'immenso, caotico, supermercato della letteratura scientifica non è raro trovare, di tanto in tanto, una perla davvero preziosa, che, per la sua origine da un paese eccentrico rispetto al main-stream della scienza, sarebbe facilmente sfuggita allo sguardo. Ma è noto che si possono trovare più frammenti di verità in Giovannona coscialunga che in Goddard. L'articolo è di Bornholft G. et al. ed è comparso su Forsch Komplementarmed. In esso viene commentato il Rapporto HTA (Health Technology Assessment), condotto per conto dell'Ufficio Federale Svizzero di Salute Pubblica all'interno del Programma per la valutazione della medicina complementare (PEK). Il suo obiettivo era di valutare efficacia, appropriatezza e rapporto costo-beneficio della medicina omeopatica in Svizzera.
Il Rapporto HTA si è incentrato sulla valutazione di efficacia dell'omeopatia attraverso gli studi clinici. Sono stati analizzati i principali database disponibili (EMBASE, DARE, EBMR, PREMEDLINE e MEDLINE, BIOMED, PASCAL). Sono state incluse nel Rapporto HTA 22 rassegne sistematiche. I criteri di selezione approvati per l'HTA erano documentati in modo completo in 19 studi su 22: 10 erano studi randomizzati e controllati o in doppio cieco, 8 controllati (senza criteri espliciti per la randomizzazione, anche se quattro di essi erano controllati con placebo e di solito associati a randomizzazione), e un solo studio non presentava criteri di restrizione sul protocollo. Tre rassegne sistematiche presentavano un'elevata validità esterna nella selezione degli studi, sia a causa di criteri espliciti di inclusione (individualizzazione), sia per l'apertura riguardante gli studi inclusi. Dalla sintesi dei risultati, si è visto che cinque rassegne documentavano effetti significativi del trattamento omeopatico, 15 mostravano una tendenza a favore di questa disciplina e due non evidenziavano benefici. Questi studi nell'insieme sembrano perciò fornire sufficienti prove di efficacia per l'omeopatia.
Ventitré erano studi controllati e 17 di questi erano randomizzati. Il metodo di randomizzazione è stato giudicato "adeguato" in 10 studi, "abbastanza adeguato" in due e "non documentato" in 5. Sei erano studi controllati ma non randomizzati, quattro erano studi prospettici di coorte, uno retrospettivo, e una pubblicazione presentava un caso singolo. Sedici studi randomizzati erano confrontati con placebo, in 7 studi il gruppo di controllo era sottoposto a un trattamento convenzionale. Quattordici studi erano in doppio cieco e uno era in singolo cieco. Un numero sostanziale di studi avvalora il punto di vista secondo cui i rimedi ad alta diluizione sono in grado di stimolare effetti specifici e misurabili in cellule o in organismi viventi. Risultati significativamente positivi sono stati documentati in un buon numero di studi clinici, anche se non sempre i risultati sono coerenti, e ciò ha indotto spesso gli Autori delle rassegne a trarre delle conclusioni volutamente restrittive. Nella parte conclusiva del Rapporto HTA si auspica che la ricerca in omeopatia venga potenziata, anche prendendo in debita considerazione le caratteristiche peculiari di questa medicina e senza trascurare l'importante aspetto del rapporto fra costi e benefici. Infine, si suggerisce che in futuro siano condotti altri studi clinici sistematici su campioni di pazienti abbastanza ampi e per un adeguato periodo di osservazione, possibilmente mettendo a confronto il medicinale omeopatico con la terapia convenzionale. La lettura del rapporto è salutare poiché consente oggi di valutare correttamente le omissioni della metanalisi di A. Shang ed il carattere delle argomentazioni addotte allora contro l'omeopatia.

Fonte:
articolo di Massimo Saruggia
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L'azione antinfiammatoria di Causticum in modelli animali

Messaggiodi Dr.Ascani il gio dic 18, 2008 2:58 pm

Per immaginare nuovi modi di vedere il mondo non è necessario leggere l'insolita guida Lonely Planet to Experimental Travel che propone esperienze di viaggio nuove ed inusuali come trascorrere 24 ore in un aeroporto senza mai partire, scegliere una destinazione a caso da un elenco lanciando dadi, creare un itinerario usando solo il numero 12 o, nel visitare una città, fotografare solo caselle delle lettere oppure privilegiare percorsi casuali. E' sufficiente per questo leggere un articolo come quello di J. de Araújo Prado Neto della Faculdade de Ciências da Saúde de São Paulo, Instituto Brasileiro de Estudos Homeopáticos, R. Bartolomeu de Gusmão, Brazil, dove si descrive e si sperimenta l'azione di Causticum in una serie di modelli infiammatori. La prima preoccupazione del nostro autore è di mostrare, con l'ausilio di un pletismografo, l'azione edemigena della somministrazione di una soluzione concentrata di Causticum nella zampa di una serie di ratti. In questo modo si è documentata per Causticum una azione infiammatoria simile a quella provocata dalla carragenina, ma più precoce e a più rapida risoluzione. In seguito Prado Neto ha studiato l'effetto antinfiammatorio di Causticum, comparandolo dapprima con quello assicurato dalla indometacina.
Un primo gruppo di ratti è stato quindi trattato, 24 ore prima della sperimentazione, con Causticum 30CH (0,5 ml per os ogni sei ore), un secondo con Causticum 30CH (0,5 ml per os in dose singola), un terzo gruppo con indometacina (0,5 ml, 10 mg/kg, per os) ed un quarto gruppo di controllo con soluzione idroetanolica. Trenta minuti dopo, tranne che per il primo gruppo, è stata iniettata carragenina nella zampa posteriore destra ed in seguito e per le successive cinque ore è stato misurato, ogni ora, il volume della zampa. I due gruppi i ratti trattati (24 ore e 30 minuti prima dello stimolo infiammatorio) con Causticum 30CH hanno mostrato una significativa riduzione dell'edema alla terza ora (P<0.05). L'indometacina ha mostrato una azione antinfiammatoria maggiormente significativa (P<0.001), in rapporto ai controlli. Prado Neto ha poi condotto una seconda serie di osservazioni, utilizzando cinque gruppi di animali, trattandoli secondo il medesimo schema della prima sperimentazione, ma utilizzando potenze diverse di Causticum (6CH, 12 CH, 30CH e 200 CH), iniettando nella loro zampa posteriore destra carragenina e misurando pletismograficamente il volume della zampa. In questa serie di sperimentazioni il trattamento con le varie diluizioni di Causticum ha inibito la formazione dell'edema alla terza e alla quarta ora, rispetto ai controlli: i risultati erano più significativi per la diluizione 30CH. Prado Neto conclude il suo lavoro sottolineando come iniezioni di Causticum concentrato agiscono come stimolo infiammatorio e che differenti diluizioni di Causticum presentano una proprietà antinfiammatorie nell'edema indotto da carragenina, con un picco di azione per la 30CH. Per un turista della scienza, abituato a seguire rigide regole di viaggio, la lettura di articoli come questo apre spazi di libertà e consente di visitare luoghi che altrimenti non avrebbe mai visto.

Fonte:
Homeopathy, 2004, 93, (1), 12
Articolo di Massimo Saruggia
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Omeopatia efficace nel granuloma eosinofilo del gatto

Messaggiodi Dr.Ascani il gio dic 18, 2008 3:03 pm

Lancet pretende per l'omeopatia un livello di certezza che la medicina convenzionale raggiunge di rado. Ma la lettura dell'articolo di omeopatia veterinaria di Ronit Aboutboul della Animal Veterinary Clinic di Tel Aviv, comparso su Homeopathy, è capace di indurre nel lettore un mite senso di ammirazione.

L'imprevedibilità del risultato e la semplice eleganza della dimostrazione di efficacia del trattamento omeopatico inducono a coltivare la speranza di un cambiamento. L'oggetto di interesse di Aboutboul è il Granuloma Eosinofilo Complesso (EGC) dei gatti: un quadro dermatologico cronico che include lesioni cutanee eritematose ed alopeciche ben circoscritte, a volte associate a papule pruriginose e a lesioni ulcerose non dolenti localizzate alla lingua dell'animale. Il trattamento convenzionale è sintomatico (steroidi-antiH1), generalmente poco efficace e gravato da effetti non desiderati. Aboutboul ha trattato, in un periodo di 8 anni, 20 casi di EGC. I gatti, dopo repertorizzazione dei sintomi attraverso il programma RADAR, sono stati tutti trattati con veleni di serpente. I sintomi scelti per la repertorizzazione, variabili da cinque a sette, sono stati sempre quelli mentali, accompagnati dai sintomi locali caratteristici presenti a livello della bocca, pelle ed estremità. I rimedi utilizzati sono stati Lachesis (9), Crotalus cascavella (1), Crotalus horridus (1), Cenchris contortris (1), Elaps corallinus (1), Naja (1) e Vipera (1). Sono state prescritte diluizioni centesimali (da 12CH a 30CH) con una frequenza di somministrazione dipendente dalla evoluzione del caso singolo. Il controllo degli animali è stato eseguito a cadenza mensile.
Il miglioramento degli animali trattati è stato rapido (nelle prime due settimane) ed i sintomi sono completamente scomparsi in un periodo variabile da tre settimane a tre mesi. In due casi il quadro clinico si è poi ripresentato in concomitanza con vaccinazioni o lunga assenza del padrone, per poi scomparire nuovamente con la ripresa della somministrazione del rimedio. In un solo caso il trattamento omeopatico è stato alla fine sospeso per mancanza di qualsiasi risposta positiva. I sintomi locali hanno certamente giocato un ruolo importante nella repertorizzazione, tuttavia un contributo decisivo alla scelta del rimedio è stato quello relativo ai sintomi mentali (desiderio di compagnia, tenersi nascosto, ostinazione, avversione ad essere toccato, giocosità, timidezza, i sintomi mentali più frequenti in questo gruppo). L'autore nelle conclusioni evidenzia che, se è importante sottolineare le similitudini tra la patogenesi dei veleni dei serpenti e le lesioni cutanee e mucose dell'EGC, ancora più significativi si sono dimostrati i sintomi mentali. La prospettiva che Aboutboul intende tracciare è che questa relazione sindrome-rimedio può essere osservata in molte altre patologie e che essa apre verso una nuova comprensione dell'idea di malattia e di cura, anche in omeopatia.

Fonte:
Homeopathy, 2006, 95, (1), 15
Articolo di Massimo Saruggia
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Trattamento omeopatico e ittero da latte materno: dati preli

Messaggiodi Dr.Ascani il gio dic 18, 2008 3:17 pm

L'ittero da latte materno rappresenta un'evenienza frequente in età neonatale. Se ne conoscono due tipi: il primo, definito precoce, ad esordio nella prima settimana di vita, ed un secondo ad insorgenza tardiva. Quest'ultimo ha comunque una prognosi favorevole, anche se talora possono essere necessarie l'allontanamento dal seno e, più raramente, la fototerapia. Gli autori riportano le osservazioni derivate da uno studio effettuato in un arco di tempo di oltre 16 mesi (dal febbraio 2004 al giugno 2005) in ambito ospedaliero (Unità Operativa di Neonatologia, Ospedale Madre Giuseppina Vannini di Roma), su circa 45 neonati interessati da ittero da latte materno. Tutti i pazienti hanno ricevuto un medicinale omeopatico selezionato, data l'età e i tempi operativi ristretti, sui parametri dei dati ematochimici, dei sintomi, dell'eventuale causalità e nel rispetto modello reattivo, desunto anche dalla diatesi dei genitori e dal decorso della gravidanza e del parto. La novità dell'osservazione risiede nel mantenimento degli interventi terapeutici classici, verificando la qualità e l'influenza di un'integrazione di terapia omeopatica (valori dell'interferenza espressi in termini di tempo e di dati oggettivi).
Il protocollo applicativo dello studio prevedeva la definizione di: tipo di parto; tipo di parto pregresso dei germani; settimane di gestazione; peso alla nascita; eventuali malformazioni associate; anamnesi parentale. Sono stati valutati i sintomi locali, generali e nervosi. E' stato considerato il modello reattivo emergente e rispettate e considerate le eventuali terapie tradizionali associate. I neonati esaminati sono stati suddivisi in tre gruppi di 15 unità: il primo raggruppamento è stato sottoposto a un trattamento di fototerapia, richiesto da un'importante iperbilirubinemia; il terzo gruppo non ha ricevuto alcun trattamento. Il secondo gruppo ha ricevuto la somministrazione di un rimedio omeopatico. E' stato preventivamente selezionato Lycopodium, in quanto fortemente esaustivo dei criteri del protocollo previsto (9CH o 15CH ogni 4-6 ore, 3 granuli o una presa di acqua del rimedio di 10 granuli per 50 cc di acqua ogni 4 ore), scelto su una patogenesi comprendente ittero, urine scure, meteorismo, prurito, disturbi dell'alvo e inquietudine. In nessun caso è stato sospeso il latte materno.
Si è monitorata l'influenza della terapia omeopatica soprattutto nella riduzione dell'iperbilirubinemia, al fine di limitare la sospensione del latte materno e/o la fototerapia, misure comunque non prive di inconvenienti. Dai risultati presentati deriva, come previsto, l'efficacia considerevole della fototerapia nei casi in cui essa appare indicata se non obbligata (primo gruppo), mentre nel secondo gruppo (quello dei pazienti trattati con Lycopodium) si è evidenziata una riduzione della bilirubinemia totale significativamente superiore ai valori riscontrati nei neonati appartenenti al terzo gruppo. Questi dati preliminari, ai quali continuano ad aggiungersene ulteriori, sono oggetto di osservazione e di ulteriore approfondimento, ma sembrano giustificare il ricorso, secondo protocolli specifici, alla terapia omeopatica, almeno in quei neonati con ittero da latte materno accertato e non meritevole di trattamento convenzionale.

Fonte:
articolo di Pierluigi Gargiulo e Francesco Cartolano
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Arnica, alleato prezioso nella chirurgia del ginocchio

Messaggiodi Dr.Ascani il ven dic 19, 2008 12:30 am

Una ricerca tedesca valorizza le diluizioni di Arnica montana (30DH) sull'edema e sul dolore post-operatorio in tre tipi distinti di intervento ortopedico effettuato sull'articolazione del ginocchio

Arnica è una robusta auto d'epoca: ruote larghe piantate in terra, carrozzeria solida, telaio affidabile, un'insieme armonico e rassicurante. Un'immagine dell'omeopatia distante migliaia di chilometri da quella che alcuni ancora considerano essere una terapia popolare in tutto e per tutto simile ai cataplasmi di torba e alle sanguisughe. Questa idea di affidabilità ce la conferma l'articolo di Brinkhaus dell'Istituto di Medicina Sociale ed Epidemiologia dell'Università di Berlino. L'obiettivo del suo lavoro è stato quello di verificare l'efficacia di diluizioni di Arnica montana (30DH) sull'edema e sul dolore post-operatorio in tre tipi distinti di intervento ortopedico del ginocchio: artroscopia, impianto protesico e la ricostruzione del legamento crociato. Brinkhaus ha così organizzato tre studi randomizzati in doppio cieco contro placebo, condotti in una clinica universitaria, nei quali i pazienti (227 per artroscopia, 35 per impianto protesico e 57 per ricostruzione del crociato) assumevano 5 granuli di Arnica 30DH il giorno precedente l'intervento e 5 granuli per tre volte al giorno, della medesima diluizione, nei tre giorni successivi all'atto chirurgico. La valutazione primaria di outcome era rappresentata dalla circonferenza del ginocchio, in rapporto a quello pre-intervento. Nei tre gruppi, i pazienti che avevano ricevuto il trattamento con Arnica mostravano uno sviluppo minore di edema rispetto ai controlli (p = 0,184), con una maggior evidenza di risultato per i pazienti sottoposti a ricostruzione del legamento crociato (p= 0,019).

Fonte:
Compl Ther Med, 2006, 14, (4), 237
Articolo di Massimo Saruggia
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Ancora evidenze per l'azione in vitro delle alte diluizioni

Messaggiodi Dr.Ascani il ven dic 19, 2008 12:48 am

La ricerca nel corso degli anni ha prodotto numerose evidenze scientifiche che dimostrano l'effetto delle alte diluizioni in vitro: è stato questo l'argomento di una corposa review prodotta dal gruppo di Claudia Witt e pubblicata sull'ultimo numero di Complementary Therapies in Medicine. Le pubblicazioni prese in considerazione, 67 in tutto, prevedevano l'utilizzo di sostanze in scale di diluizione sicuramente oltre il ponderale e sono state verificate con una versione modificata di una scala di valutazione delle esperienze fisiche in omeopatia (score SAPEH). I sistemi esplorati sono stati essenzialmente granulociti basofili (42%), sistemi non cellulari (27%) e cellule coltivate (19%); più raramente linfociti (6%), eritrociti (3%) o neutrofili (3%). Misurare gli effetti indiretti su cellule sane è stato il metodo preferenziale (37%), seguito dagli effetti diretti sui sistemi liberi di cellule (27%), gli effetti indiretti su cellule da origini patologiche (19%) e gli effetti diretti su cellule sane (10%) e patologiche (8%) di donatori. Di tutte le sperimentazioni verificate, il 73% ha dimostrato l'effetto delle alte diluizioni. Fra gli esperimenti rilevati, il 33% erano delle repliche e 19 esperimenti sono stati riprodotti con controllo delle successioni e score SAPEH modificato in almeno sei punti. I risultati positivi del 73% nelle replicazioni semplici diventavano solo il 18% in quelle con controllo delle successioni e score modificato; in questi casi la replica delle sperimentazioni è stata effettuata con la citometria di flusso sui basofili e da gruppi di ricercatori indipendenti e con risultati tutti positivi tranne uno. In conclusione, gli Autori dimostrano che anche le sperimentazioni con uno standard metodologico di alto livello possono dimostrare gli effetti delle alte diluizioni:nessun risultato positivo è abbastanza stabile però da poter essere riprodotto da tutti gli sperimentatori. Gli Autori ritengono che le future esperienze debbano essere rafforzate, dalla randomizzazione, dal doppio cieco e da un controllo delle succussioni.

Fonte:
Compl Ther Med, 2007, 15, (2), 128
Articolo di Luisella Zanino
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Correlazione quantistica e trial omeopatici

Messaggiodi Dr.Ascani il ven dic 19, 2008 3:21 pm

I problemi della riproducibilità dei dati e dei metodi adatti per studiare l'omeopatia sono oggetto di ampie discussioni. Il riferimento allo standard della ricerca medica convenzionale nel caso dell'omeopatia, deve essere fatto tenendo conto delle sue peculiarità. Lionel Milgrom, dell'Imperial College of Science, Technology and Medicine di Londra, sostiene che i trial clinici randomizzati (RCT) condotti in omeopatia non avrebbero fornito evidenze inequivocabili dell'efficacia di tale metodo terapeutico, particolarmente quando esso è stato impiegato nella procedura di scelta individualizzata del medicinale. L'autore fornisce un'interpretazione originale, contestando alla radice la metodologia RCT, che sarebbe viziata dallo stesso presupposto per cui è stata creata, vale a dire dall'implicita separazione tra effetti "specifici", dovuti al medicinale, e effetti "aspecifici" dovuti alla guarigione spontanea o alle aspettative poste nella cura, o al rapporto medico-paziente (questi ultimi effetti, secondo la teoria convenzionale, sarebbero eliminabili conducendo la prova in doppio cieco e sottraendo l'effetto cosiddetto"placebo"). Ma per quale motivo effetti specifici e aspecifici non sarebbero invece separabili? L'autore si appoggia sul modello della "correlazione" ("entanglement" in termini anglosassoni), secondo cui l'effetto del medicinale sarebbe dovuto non ad un singolo fattore, ma ad una "relazione tripartita" e intrecciata tra i tre "attori" del processo di cura: il malato (Patient), il medico (Practitioner) e il rimedio-medicinale (Remedy), da cui l'acronimo "PPR entanglement". Secondo Milgrom (ma non è il solo a sostenerlo: sono usciti negli ultimi anni lavori di almeno altri due gruppi di ricerca) tale correlazione non è una semplice ipotesi teorica o un dato puramente psicologico, bensì ha delle basi fisiche che si possono far risalire addirittura alla fisica dei quanti, che ha già da tempo dimostrato un analogo entanglement tra le particelle elementari e che sta attualmente trovando molte prove di correlazioni a distanza anche tra oggetti macroscopici e a temperatura ambiente. L'autore dimostra che, se si assume come valido tale modello, un metodo strettamente aderente alla metodologia RCT controllata con placebo potrebbe risultare in una completa distruzione dello stato di correlazione che si stabilisce durante la terapia omeopatica e quindi dello stesso effetto del medicinale. Pertanto, si conclude che è urgente trovare delle valide alternative, metodologicamente rigorose, al classico RCT.
La metodologia del doppio cieco controllato con placebo è stata talmente utilizzata con successo nello studio dei medicinali convenzionali da divenire tanto un dogma scientifico quanto un obbligo di legge. Ma bisogna fare molta attenzione quando un metodo, disegnato per un certo problema, viene esteso ad altri campi che hanno problemi, anche se solo in parte, diversi. Il metodo omeopatico si indirizza programmaticamente verso la fine regolazione a livello dei punti di equilibrio omeodinamico dell'individuo, tenendo conto della complessità e della specificità (che, tradotta nella clinica significa individualizzazione del trattamento). Secondo tale prospettiva, è del tutto plausibile che gli effetti diretti specifici del farmaco siano difficilmente distinguibili da quelli dovuti alla reazione del soggetto ed al contesto psicologico e relazionale in cui si svolge la terapia. Secondo altri autori, invece, l'omeopatia deve "reggere" anche la prova effettuata in cieco e questa rimane il "gold standard" per una dimostrazione di efficacia o, almeno, per la valutazione del ruolo dell'effetto placebo nel complesso di tutta la terapia. In ogni caso, pare evidente che il riferimento allo standard della ricerca medica convenzionale (RCT, meta-analisi, evidence-based medicine) nel caso dell'omeopatia deve essere fatto tenendo conto delle peculiarità dei metodi clinici di queste ultime discipline. In caso contrario, si rischia di valutare solo una ipotesi sperimentale artificiosa, non corrispondente alla realtà e con scarsa validità nella pratica di tutti i giorni. Se quindi pare prematura una critica radicale all'uso del RCT in omeopatia, si deve riservare il suo utilizzo ai casi in cui il disegno sperimentale non altera significativamente l'operatività del terapeuta ed il contesto relazionale in cui si svolge la terapia. In ogni caso, tenendo conto anche delle limitazioni qui accennate, si deve avere molta cautela nell'interpretare i risultati.

Fonte:
JCAM, 2005, 11, (5), 831
Articolo di Paolo Bellavite
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Omeopatia clinica e malattia acuta: uno studio multicentrico

Messaggiodi Dr.Ascani il ven dic 19, 2008 3:46 pm

Esistono perplessità, rispetto alla possibilità di intervento dell'omeopatia nelle malattie acute. Tali perplessità, espresse anche all'interno del mondo omeopatico, derivano dalle considerazioni sul modello terapeutico che l'approccio omeopatico intende esprimere: la terapia di un processo morboso deve passare attraverso il recupero dell'equilibrio omeopatico da parte dell'organismo malato. E' plausibile che tale processo richieda tempi sicuramente più lunghi rispetto a quelli della terapia convenzionale che si dedica alla stretta risoluzione del sintomo attraverso effetti di tipo biochimico. Nonostante ciò, moderne interpretazioni della dottrina omeopatica (omeopatia clinica) anche in fase acuta, attraverso lo studio della fenomenologia, prevedono la possibilità di un intervento terapeutico. In questo studio multicentrico, che ha coinvolto strutture di primo livello di otto paesi (Austria, Germania, Olanda, Russia, Ucraina, Regno Unito e Stati Uniti) sono stati valutati 1.577 pazienti afferenti per affezioni acute delle alte vie aeree (mal di gola, otalgia, sinusite o tosse) e trattati con terapia omeopatica (857 casi) o convenzionale (720 casi). La valutazione degli effetti della terapia a 14 giorni, in termini di risoluzione o forte miglioramento non ha mostrato differenze tra i 2 gruppi (86,9% e 86% rispettivamente). Nessuna differenza per lo stesso tipo di valutazione separando adulti (85,6% e 86,6%) e bambini (88,5% e 84,5%): non esistono differenze di tipo demografico. L'inizio dell'effetto terapeutico prima del settimo giorno di terapia è stato più frequentemente ottenuto nel gruppo trattato con l'omeopatia sia nei bambini (p=0,048) che negli adulti (p=0,0001). Reazioni avverse alla terapia sono state registrate più frequentemente negli adulti trattati con terapia convenzionale rispetto a quelli trattati con terapia omeopatica (p=0,003), mentre non ci sono differenze per le reazioni avverse nei bambini (2,0% nel gruppo trattato con l'omeopatia, 2,4% nel gruppo trattato con terapia convenzionale). Lo studio conclude per una buona possibilità di intervento terapeutico con la medicina omeopatica anche in caso di patologia acuta riguardante le vie aeree superiori.

Fonte:
BMC Compl Alt Med, 2007, 7, (7), 1472
Articolo di Francesco Macrì
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Omeopatia e malattie croniche

Messaggiodi Dr.Ascani il ven dic 19, 2008 3:51 pm

Un'ampia revisione delle patologie curate con la medicina omeopatica negli ospedali inglesi è apparsa su un numero del Journal of Alternative and Complementary Medicine del 2005. Si tratta del resoconto di uno studio osservazionale protratto per 6 anni tra il 1997 e il 2003, riferito al follow-up di 6544 cartelle cliniche. Un primo dato interessante è quello riguardante il drop-out, ovvero la (fisiologica) perdita dei pazienti: meno del 5% i casi non tornati al controllo; tale percentuale segnala un'alta motivazione alla terapia dei pazienti omeopatizzati. Il dato è ancora più interessante se si tiene conto che i pazienti si erano rivolti alla medicina omeopatica per la cura di patologie molto difficili da trattare con la medicina classica. In particolare, i pazienti erano affetti da malattie dermatologiche, neurologiche, gastroenterologiche, psichiatriche, oncologiche, ginecologiche, respiratorie, cardiovascolari e genito-urinarie. A tutti i pazienti era stata erogata una prima visita della durata di 45 minuti mentre 15 minuti in media è stato il tempo dedicato alle visite di controllo: dodici i medici che si sono alternati nelle visite. La maggioranza dei pazienti (62%) era di età inferiore ai 48 anni. La valutazione dell'efficacia della medicina omeopatica è stata effettuata tramite un questionario nel quale il paziente doveva segnalare il suo giudizio dell'efficacia della terapia in base all'eventuale miglioramento, peggioramento o assenza di un risultato apprezzabile. Il 50,7% dei pazienti ha segnalato di stare meglio o molto meglio, il 23,1% non ha notato miglioramento e il 3.1% ha riportato un peggioramento a seguito della cura omeopatica. Se, nell'analisi dei dati, si scorpora la popolazione pediatrica, la percentuale di efficacia sale all'80%, un risultato che conferma la reattività più pronta all'omeopatia da parte dei sistemi biologici più giovani. Le malattie che hanno maggiormente risposto alla terapia omeopatica sono state: asma, dermatite, malattia di Crohn, emicrania e problemi connessi alla menopausa. C'è anche da sottolineare che tutti i pazienti, oltre ad essere affetti da malattie croniche (incluse le neoplasie) soffrivano della stessa malattia da molti anni. Lo studio evidenzia dunque un effetto positivo del servizio ospedaliero di medicina omeopatica in un ampio raggio di condizioni patologiche.

Fonte:
JCAM, 2005, 11, (5), 793
Articolo di Simonetta Bernardini
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I lieviti migliorano la crescita con dinamizzazioni omeopati

Messaggiodi Dr.Ascani il ven dic 19, 2008 3:53 pm

L'obiettivo di questo studio è stato quello di investigare gli effetti delle sostanze potenziate su due specie di lieviti, Saccharomyces cerevisiae e Schizosaccharomyces pombe, in un sistema di verifica stabile e affidabile con controlli negativi sistematici. Le cellule dei lieviti sono state coltivate in micropiastre sia su sostanze diluite/dinamizzate, sia su liquido acquoso di controllo, così da misurare la cinetica della crescita con sistema fotometrico. I risultati ottenuti hanno evidenziato che 4 delle 14 sostanze testate sembrano aver condizionato i parametri di incremento o decremento della curva di accrescimento. Tra tutte le sostanze utilizzate, sono state selezionate l'Azoxystrobin e il Phosphorus per otto ulteriori repliche della sperimentazione, che hanno parzialmente confermato i risultati dello screening. Nel calcolo statistico di tutte le sperimentazioni, l'Azoxystrobin ha influenzato i parametri di incremento della curva di accrescimento del Saccharomices cerevisiae (p<0,05) e il phosphorus ha influenzato i parametri di incremento della curva di accrescimento dello Schizosaccharomyces pombe (p<0,005). Nella soluzione di controllo non si sono verificati effetti di alcun significato statistico. Inoltre sono state osservate significative interazioni tra i trattamenti con sostanze diluite/dinamizzate ed il numero delle sperimentazioni effettuate in tutti gli esperimenti con sostanze diluite/dinamizzate (p<0.01), ma non nel controllo. Le conclusioni di questo lavoro hanno messo in risalto che entrambi i lieviti hanno reagito a determinate sostanze potenziate modificando la loro cinetica della curva di crescita. Questo modello sperimentale con i lieviti può essere comunque considerato idoneo per ulteriori studi sull'efficacia dei medicinali omeopatici.

Fonte:
Forsch Komplementärmed, 2006, 13, (5), 298
Articolo di Roberto Pulcri
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