INTERVISTE

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INTERVISTE

Messaggiodi Dr.Ascani il lun dic 15, 2008 11:30 pm

Il bravo medico cura il malato, non la malattia

Intervista al Prof. Dott. Antonio Negro

ANTONIO NEGRO, PADRE ITALIANO DELL'OMEOPATIA, HA APPENA COMPIUTO 100 ANNI
In pantaloni grigi e camicia celeste come gli occhi dall’espressione vispa e dolce, Antonio Negro, papà dell’omeopatia in Italia, ha compiuto 100 anni. Classe 1908, segno zodiacale Gemelli, costituzione Sulfurica secondo la scuola omeopatica, ha trascorso il suo secolo di vita all’insegna della fede in Dio e nell’omeopatia, nella serenità che viene dall’amore per gli altri.
“È anche il modo più semplice per essere sani… la religione cristiana vuole che ci si ami uno con l’altro e quando c’è amore la salute non si guasta. Se ogni tanto qualcosa non funziona l’omeopatia riporta l’equilibrio”.
Grazie al sulfur, il rimedio fondamentale della sua costituzione, è arrivato a 100 anni?
“Dio ha voluto che arrivassi a 100 anni, non lo so…”.
Il ricordo più bello come medico.
“Quando ho chiesto al mio maestro di clinica, Nicola Pende, grande uomo e grande medico, se poteva prendermi nel suo Istituto di Patologia Speciale Medica e Metodologia Clinica all’Università di Roma e gli ho precisato: Maestro, però ho intenzione di fare solo omeopatia! Lui mi ha guardato bene con i suoi occhi profondi e ha detto: dammi la mano, bravo continua!”.
Oggi però questa metodica medica non è più solo unicista, non ci sono più solo granuli, si fanno combinazioni di rimedi…
“L’omeopatia è lo studio del malato perché diventi sano, ha scritto Hahnemann. Chi si cura omeopaticamente deve accettare anche i consigli del medico: non fumare, non bere caffé, altrimenti non ci siamo perché sono tutti veleni che agiscono sul metabolismo. Oggi è una falsa omeopatia, è stata allopatizzata, spesso è falsificata e ridotta con approssimative competenze professionali a una semplice tecnica terapeutica, un business in una sorta di supermercato della salute.”
Mai usato farmaci?
“Non me lo ricordo, non credo, ma non ne ho mai prescritti”.
Si può fare a meno di medicine tradizionali?
“Sì”.
L’allopatia però a volte salva la vita…
“Potrà anche essere, ma abbiamo curato omeopaticamente persone che erano all’ultimo respiro e ribaltato la situazione”.
E per il cancro?
“Il cancro è un punto interrogativo. Bisogna studiare molto bene l’individuo e le sue esigenze. Non c’è ancora una risposta. Ho visto tumori sparire con l’omeopatia, ma non ci sarà mai una definizione valida per tutti perché l’uomo è unico nella sua singolarità. Il medico deve studiare, capire l’individuo nella sua totalità corporale e mentale, cercare di cogliere la caratteristica psicologica del soggetto, verificare se si lascia condurre per la strada più semplice, quella dell’amore evangelico che fa abbandonare la rabbia (che fa ammalare e uccide), porta alla tranquillità e alla salute”.
Non è facile trovare un medico omeopata disponibile a fare lo psicologo e a dare tanto tempo al suo paziente!
“L’omeopata dev’essere così altrimenti non è omeopatico”.
In piena attività a 82 anni, ha messo su una Scuola, la SIMOH; che è una bella realtà italiana nella quale ha continuato a lavorare e visitare fino a poco tempo fa, cosa lascia come regola ai suoi medici e ai suoi allievi?
“La legge dell’Organon di Hahnemann. Un libro che non è di sola medicina, è un insegnamento di conoscenza dell’uomo nella sua singolarità”.
Ancora non c’è una legge che riconosca l’omeopatia.
“Finché avremo persone che dirigono la sanità nella miniera in cui è andata finora non avremo mai una legge… ma l’omeopatia esiste ed è una legge bellissima: ‘similia similibus curentur’, col simile curo il simile.

Fonte:
Salute, Luglio 2008
Intervista di Annamaria Messa.
Dott. Tancredi Ascani
Iscritto all’Ordine dei Medici Chirurghi di Perugia che praticano Medicine Non Convenzionali per la disciplina Medicina Omeopatica
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Opinioni di un omeopata unicista

Messaggiodi Dr.Ascani il lun dic 15, 2008 11:32 pm

Intervista al Dott. Ioannis Konstantos

In occasione della presentazione del libro “Materia Medica Omeopatica Clinica”, Infomeopatia ha potuto condividere alcune delle sue curiosità e dei suoi punti interrogativi con il Dott. Ioannis Konstantos, che con grande disponibilità e accuratezza ha accettato di fare una chiacchierata su vari aspetti e temi che spesso affrontiamo su questo sito e che, proprio per questo, meritano il parere di un medico che da anni, quotidianamente e con estrema competenza, si ritrova a fare i conti con loro.
Ecco qui di seguito il risultato di questo piacevole scambio tra una paziente curiosa e un brillante omeopata, che sa come chiarirci le idee sul rapporto tra Omeopatia e Medicina Tradizionale, sulla differenza tra Omeopatia Unicista e Pluralista, sui motivi dell'ingenerosa diffidenza di molti ambienti italiani nei confronti della Medicina Omeopatica, sull'importanza del metodo, della ricerca e della formazione. E non solo.
Mi risulta quindi difficile trattenere un caloroso grazie al Dott. Konstantos. A voi buona lettura.

[INFOMEOPATIA] L'Omeopatia in Italia: perchè, a differenza di molti altri paesi, qui c'è ancora tanta diffidenza sia nell'opinione pubblica, nella percezione sociale quotidiana che negli ambienti istituzionali? Si tratta, secondo lei, di un atteggiamento dettato, in generale, dai pregiudizi, da interessi particolari o dalla carenza di una buona informazione e quindi di una corretta cultura su questa disciplina?
[KONSTANTOS] Vede, in questo paese si parla troppo di Omeopatia, ma non si è fatto abbastanza per divulgare l’Omeopatia Classica al pubblico e mettere in condizione i medici di impararla in modo giusto e corretto ossia impadronirsi del METODO Unicista. Quindi si tratta di carenza di una buona informazione.

[INFOM.] Perchè, a suo parere, nel nostro paese l'urgenza di dare un chiaro quadro normativo e giuridico alla pratica della Medicina Omeopatica si scontra ormai da molti anni con molteplici difficoltà?
[KONST.] Cinque anni fa è stata presentata al Parlamento Italiano una proposta di legge volta alla regolamentazione delle discipline alternative (Pluralismo, Omotossicologia e Omeopatia Classica). Alla domanda del legislatore (erano presenti in quella riunione tutti i maggiori rappresentanti del mondo medico omeopatico italiano ed ero presente anch’io), di chi era in favore dell’Omeopatia pluralista, dell’Omotossicologia e dell’Omeopatia Classica, con mio stupore, la maggioranza degli omeopati presenti alzo’ la mano per l’Omeopatia pluralista e per l’Omotossicologia. Questo mi stupi’ tanto da farmi pensare quanta poca conoscenza ci sia in merito a questa disciplina.

[INFOM.] Quel è, secondo la sua personale esperienza, l'ostacolo maggiore in Italia allo sviluppo della ricerca e alla formazione per Medici Omeopati?
[KONST.] L’Omeopatia purtroppo non è una prassi di routine, dal momento che ogni organismo presenta la sua idiosincrasia e necessita di un suo specifico rimedio, anche se il suo quadro sintomatologico puo’ assomigliare a quello di un altro paziente. Questo fatto e cioè che il medico deve studiare separatamente ogni caso, rende l’omeopatia difficile nell’apprendimento e nella sua applicazione. Il problema è che ci sono ancora troppe scarse possibilità affinchè i medici imparino l’Omeopatia in modo giusto e completo, perche il campo è offuscato e ciascuno fa quello che ritiene meglio. Ogni Scuola ha il diritto di determinare la linea didattica, ma è anche oppurtuno verificare il prodotto finale, cioè la soddisfazione dei singoli futuri medici omeopatici.

[INFOM.] In quale paese europeo, a suo parere, si è sviluppato il miglior livello di ricerca omeopatica? E come giudica i percorsi formativi italiani per i medici?
[KONST.] E’ innegabile che i punti “deboli” nei paesi europei e nel mondo omeopatico in generale sono soprattutto la ricerca e la formazione. Attualmente, a mio parere, è il problema più scottante, in grado di minacciare la sopravvivenza della stessa Omeopatia. La ricerca: la ricerca nel mondo omeopatico, purtroppo, è rimasta ferma a qualche anno addietro e, se è stato fatto qualcosa, non è stato fatto abbastanza per arricchire la farmacopea omeopatica. La formazione: questo problema viene indotto dalla diffusione dell’Omeopatia Classica tra medici improvvisati da corsi di pseudo-formazione finalizzati soprattutto a istruire un esercito di prescrittori per interessi di qualcuno.

[INFOM.] Quale dei paesi europei ha, secondo lei, un quadro normativo della medicina omeopatica realmente efficace in termini di tutela e di regolamentazione, che i nostri legislatori potrebbero ipoteticamente prendere a modello?
[KONST.] Questa domanda molto interessante la inoltro al comitato scientifico della Liga Medicorum Homeopathica Internationalis e vorrei anch’io una risposta.

[INFOM.] Che differenza c' è tra Omeopatia unicista (classica) e Omeopatia pluralista e perchè lei ha scelto la prima?
[KONST.] L’Omeopatia pluralista si basa sulla prescrizione di tre o più rimedi da assumere singolarmente secondo un certo ordine ed una certa frequenza (es. Un rimedio la mattina, un altro il pomeriggio ed ancora un altro la sera. Praticamente diversi rimedi nello stesso giorno). Le Omotossicologie (complessismo) si basano sulla prescrizione di “complessi”, ossia più rimedi da assumere insieme nello stesso preparato. Sulla confezione è scritto “prodotto” omeopatico però questi prescrittori sono medici, ma non medici omeopatici. Tutte e due queste discipline non rispettano la legge dei Simili o di Similitudine che il pilastro fontamentale dell’Omeopatia. Questi prescrittori ignorano che la sperimentazione si effettua con un farmaco e non più di uno. Per far il medico pluralista o il medico omotossicologo, non ci vogliono anni di studio e di applicazione, basterebbe frenquentare un corso di sei mesi anche meno.
L’Omeopatia Classica, (unicista = un rimedio alla volta, cioè quello che corrisponde alla totalità dei sintomi del momento di un malato), si basa sulla prescrizione del rimedio giusto (simillimum) che corrisponde alla totalità dei sintomi del momento del paziente da curare. L’Omeopatia classica è una medicina sperimentale sulla persona sana: “Ogni sostanza - osserva Hahnemann - che possa produrre una totalità di sintomi in un essere umano sano, può anche curare questa totalità di sintomi in essere umano malato”. Questa intuizione è il pilastro fondamentale dell’Omeopatia Classica: Similia Similibus Curentur, cioè il simile cura il simile. Si tratta dunque di liberare l’energia contenuta nella sostanza (ogni sostanza, come è noto, ha il proprio campo elettromagnetico) in modo che sia più disponibile all’interazione con il piano dinamico dell’organismo. Naturalmente i problemi sorgono quando si tratta di raccordare la sostanza che si immette con la struttura energetica dell’organismo. Sono problemi che riguardano la scelta, il trattamento (dosaggio, e altro), i tempi di impiego della sostanza ecc. Tali problemi, va aggiunto, non possono essere elusi con accorgimenti che rischiano di contravvenire ai principi basilari dell’omeopatia intesa in senso classico, come è il caso dell’Omeopatia pluralista e delle Omotossicologie (complessisti) che, operando con sostanze multiple, da un lato eludono la Legge dei Simili nell’atto stesso in cui dichiarano di asservarlo, dall’altro rendono impraticabile il principio della risonanza, stante l’impossibilità di cogliere la risposta specifica dell’organismo a una data sostanza. L’Omeopatia pluralista e le Omotossicologie sono, tuttavia, più vicine alla Medicina convenzionale che a quella Omeopatica. Ho scelto l’Omeopatia Classica perchè si libera dall’ignoranza e ti apre la strada della vera conoscenza.

[INFOM.] Come è nata l'esigenza di raccogliere tanti anni di osservazione, pratica medica e studio in “Materia Medica Omeopatia Clinica”?
[KONST.] Sono state tre circostanze chiave che mi hanno portato a scrivere questo libro. La prima e’ stata qualche anno fa quando ho sentito parlare di Omeopatia e volevo conoscerla, non ho trovato un testo di Omeopatia di un autore Italiano, ma ho trovato solo libri di Materia Medica di autori stranieri. Dopo qualche anno ho cercato una Materia Medica Omeopatica Clinica con casi clinici commentati, ma non esisteva niente di tutto ciò. La seconda, come sopraindicato, dal comportamento deludente dei medici omeopatici al Parlamento Italiano. Il terzo quattr’anni fa, quando la commissione scientifica dell’Università di Pisa mi ha chiesto di portare prove di sperimentazione Omeopatica, (mi hanno invitato come relatore per parlare di omeopatia Classica e le sue possibilità terapeutiche. Ho effettuato diversi seminari alla clinica nefrologica di questa Università), non ho trovato niente anche se ho ho cercato disperatamente in diversi circoli Omeopatici. Mentre vivevo questi eventi riflettevo e meditavo su molti problemi che l’Omeopatia presentava e presenta. Vede, noi Omeopati siamo ormai abituati a remare contro corrente. Ogni collega Omeopata dovrebbe impegnarsi a pubblicare qualche lavoro originale che possa contribuire a far crescere lo studio, la conoscenza e la divulgazione dell’Omeopatia. Può succedere, però, che questi lavori originali li mandino per essere sottoposti al giudizio dalla commissione scientifica della Liga Medicorum Homeopatica Internationalis ed hanno la sensazione di aver sbagliato indirizzo. Spero che questo testo sia di aiuto ai medici che si accostano per la prima volta all’Omeopatia, sia gli omeopati che svolgono già da tempo tale attività.

[INFOM.] Parte del lavoro raccolto nel suo libro è dedicata all'osservazione del comportamento dei bambini in ambulatorio: perchè proprio i bambini?
[KONST.] Il modo di gesticolare dei lattanti, di muoversi e il linguaggio che usano i più grandicelli sono informazioni preziose che servono per arricchire le nostre conoscenze di certi rimedi che possano essere indicati per svariate patologie appunto dei bambini. L’Omeopatia è prevalentemente preventiva. L’intervento omeopatico rivela il massimo della sua potenzialità in sede preventiva. In questo caso, se un bambino è malato e l’Omeopatia interviene con il rimedio giusto, blocca il successivo sviluppo della malattia. In altre parole, l’Omeopatia, rafforzando il meccanismo di difesa dell’organismo, impedisce, almeno per un lungo periodo di tempo la sua degenerazione (prevenzione).

[INFOM.] Dai primi studi di Hahnemann ad oggi sono passati più di 250 anni: come e quanto è cambiata la “domanda di salute”? Quali mezzi e risorse in più deve mettere in atto l'Omeopatia oggi, rispetto ad allora? E cosa, invece, ha “guadagnato” rispetto al contesto in cui operava Hahnemann?
[KONST.] Da quando l’idea di benessere è sempre più dominata da valori che integrano istanze di tipo post-materialistico. Certo, lo star bene fisicamente è al fondo di qualsiasi domanda di salute, ma non basta: si chiede di essere a proprio agio, di dare un senso della vita, di favorire la creatività. Muta, ai nostri giorni, la struttura dei desideri e insorgono nuovi bisogni che, se inappagati, producono sofferenza. Emergono difficoltà adattative che richiamano una diversa ideologia del consumo. Si profilano forme inedite di aspettative che, se disattese, producono frustrazioni, malessere e, infine, malattia. Muta anche la relazione col mondo, il “noi” si indebolisce mentre l’ipertrofia dell’”io” comporta l’esercizio di responsabilità eccessive e rischi inediti. Il miglior mezzo che l’Omeopatia può avere, è di unire quelle forze che non si nascondono dietro una maschera per divulgare l’Omeopatia di Hahnemann con i suoi principi.

[INFOM.] Rapporto di integrazione o esclusività reciproca? Come possono incontrarsi Medicina Convenzionale e Medicina Omeopatica?
[KONST.] Senz’altro queste due metodiche terapeutiche diverse sono entrambe necessarie. L’Omeopatia non è in conflitto con la Medicina Convenzionale e non si pone come una alternativa radicale. Al contrario, esistono punti di interconnessione soprattutto se si considera che l’intervento omeopatico rivela il massimo della sua potenzialità in sede preventiva, ossia quando le alterazioni non superano il livello funzionale. I farmaci chimici della medicina convenzionale, nonostante i gravi effetti collaterali e il loro abuso che può condurre l’organismo in uno stato di degerazione, sono utili e molte volte sono neccessari per gli ultimi stadi della malattie croniche e possono bloccare i dolori oppure non far soffrire il paziente, senza tuttavia frenare il decorso degenerativo della patologia. Un modo, per incontrarsi, potrebbe essere intanto di tentare di conciliare i linguaggi, di elaborare moduli comunicativi che riducono le distanze. E’ uno sforzo che va compiuto dalle due parti, anche se motivazioni diverse. Se c’è, come c’è infatti, chiusura da parte della Medicina ufficiale, il peggio potrebbe essere di leggere tale chiusura in chiave difensiva. Per l’Omeopatia il discorso è diverso: il bisogno di aprirsi uno spazio, che fino ad ora si è espresso essenzialmente nell’attacco in una critica aspra e spesso ingenerosa, deve conciliarsi con l’impegno di sottoporre i propri orientamenti e le prove scelte alla valutazione della Medicina Convenzionale, in un lavoro comune che aiuti a superare reciproche differenze spesso fondate su convincimenti che non di rado tradiscono suggestioni ideologiche e più semplicemente forme di pigrizia mentale.

Fonte:
ntervista di Antonella Venezia, 08/11/2008
http://www.infomeopatia.com/opinioni-di ... -parte.htm
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L'ECH, Ton Nicolai e l'omeopatia europea

Messaggiodi Dr.Ascani il mar dic 16, 2008 12:58 pm

Ton Nicolai, presidente della maggiore associazione omeopatica europea, rilascia un'intervista a "Omeopatia33" nella quale fa il punto sulla situazione europea.

Presidente, come nasce l'ECH?

L'European Committee for Homeopathy (ECH) nasce nel 1991, da un gruppo di delegati europei della LMHI (Liga Medicorum Homeopathica Internationalis), in un periodo di grande fermento legislativo teso a regolamentare medici e medicinali omeopatici in ambito europeo. Fu la naturale esigenza di un organismo europeo che raccogliesse tutte le figure sanitarie che ruotano intorno all'omeopatia, ognuno con le proprie competenze: dai medici ai farmacisti, dagli odontoiatri ai veterinari, fino al personale infermieristico. La finalità è quella di arrivare ad integrare l'omeopatia come specialità medica nei sistemi sanitari di tutti i paesi europei; il che implica anche un riconoscimento dei relativi percorsi formativi da parte delle università e un adeguata informazione per i medici di MG e i pediatri che operano sul territorio.

Quali sono i risultati finora ottenuti?

Sotto l'egida dell'ECH sono attualmente riuniti 38 associazioni omeopatiche appartenenti a 22 paesi europei; siamo membri dell'Health Policy Forum, una consulta della Commissione Europea, e lavoriamo in stretto rapporto con il Parlamento Europeo e molte altre istituzioni attive in tale ambito normativo. Negli ultimi anni abbiamo redatto i contenuti di programmi formativi per medici e farmacisti, nonché regole precise per l'esecuzione dei proving omeopatici e un thesaurus omeopatico redatto in quattro lingue.

Nonostante questo lavoro, però, rimane la sensazione che gli omeopati in Europa siano più tollerati che accettati...

In Europa abbiamo una situazione piuttosto diversificata. L'omeopatia è legalmente riconosciuta in Belgio, Bulgaria, Ungheria, Lituania, Portogallo, Russia, Romania e Inghilterra; in Francia viene incoraggiata dall'associazione medica nazionale, mentre analoghe strutture in Germania, Austria e Svizzera riconoscono la qualifica di "omeopata" ai medici che seguono un idoneo percorso formativo. In alcune nazioni, come ad esempio l'Italia e la Serbia, sono stati attivati solo riconoscimenti locali, ovvero validi unicamente per gli ordini professionali di singole province. Ma abbiamo anche esempi diametralmente opposti, come in Svezia e in Slovenia, dove un medico rischia addirittura la sospensione se ritenuto "colpevole" di prescrizioni di questo tipo.

Come viene valutata dall'ECH l'idea, sostenuta in Italia dalla SIOMI, di uno scenario che vede l'omeopatia integrata in un sistema medico unico?

La SIOMI sta compiendo uno sforzo enorme, riconosciuto anche dalla FNOMCeO italiana, per ricongiungere il mondo accademico e quello complementare: l'omeopatia fa parte di una medicina che deve offrire modelli differenti per la cura dei propri pazienti, scegliendo di volta in volta l'approccio migliore. Allo stesso modo, la differenziazione tra unicismo e pluralismo non deve dividere professionisti che utilizzano gli stessi principi di base, poiché sarà solo l'esperienza del medico a scegliere l'approccio migliore. L'importante è mantenere sempre un dialogo costruttivo e considerare l'omeopatia come "olistica", un termine che preferisco a "non convenzionale", troppo teso a evidenziare cosa NON è l'omeopatia piuttosto che affermarne la reale identità.

Quali sono le direttive ECH per il percorso formativo dell'omeopata?

Per diventare un buon omeopata, un medico ha bisogno di almeno tre anni di formazione intensiva, al pari di una qualunque altra branca specialistica; attualmente un'offerta formativa di questo tipo esiste solo in Brasile, ma non in Europa. Questo non preclude l'istituzione di corsi informativi che permettano ai medici di Medicina Generale di trattare con l'omeopatia le problematiche meno complesse, proprio come potrebbero effettuare interventi chirurgici elementari pur non essendo un chirurgo. Personalmente trovo molto efficace il modello proposto dalla Faculty londinese presso il Royal Homeopathic Hospital, costituito da un livello di base, uno intermedio e un livello specialistico, con una grande attenzione ai contenuti. Anche Università prestigiose come quella inglese di Liverpool o quella svizzera di Berna hanno cominciato a proporre insegnamenti di omeopatia, al pari di quanto già fanno in Germania e in Belgio; in Austria, Olanda e Spagna gli studenti in medicina possono scegliere di seguire l'omeopatia come insegnamento complementare, mentre Francia e Polonia offrono addirittura corsi post-laurea. L'importante è, però, che il tutto venga coordinato da omeopati.

Quindi un futuro roseo per l'omeopatia...

Si, sono ottimista. La richiesta da parte dei pazienti è alta e decisamente in aumento. La medicina accademica aiuta molto i pazienti, ma rimane limitata in molte patologie croniche. E i farmaci convenzionali non sono totalmente privi di rischi, mentre l'omeopatia è sicura e i pazienti soddisfatti dei risultati ottenuti.

Fonte:
articolo di Gino Santini
Dott. Tancredi Ascani
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