L'omeopatia è "una"

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L'omeopatia è "una"

Messaggiodi Dr.Ascani il mar dic 16, 2008 12:41 pm

Cos'è l'omeopatia? Esiste una sola omeopatia o ce ne sono molte? Chi si può definire omeopata? Tali questioni si rifanno provocanti ogni volta che si parla di una legge sulle medicine complementari, perché in tale quadro è prevista l'attribuzione di una qualifica di "esperto" con valore professionale.

Quanto più approfondisco la conoscenza dell'omeopatia, tanto più ritengo essenziale tornare all'enunciato di Ippocrate: "I dolori saranno rimossi mediante il loro opposto, ciascuno secondo le proprie caratteristiche. (...) Un altro modo per rimuovere il dolore è il seguente: attraverso il simile la malattia si sviluppa ed attraverso l'uso del simile la malattia si guarisce. (...) Così, la salute può essere ripristinata mediante due diversi procedimenti. Se questo principio fosse valido in ogni caso, la cosa sarebbe facile e si potrebbe intervenire ora seguendo i contrari ora seguendo i simili, a seconda della natura e dell'origine della malattia." (Littre's Oeuvres Completes d'Hippocrates, Paris 1839, VI, 334, par. 42). La similitudine, comunque la si voglia considerare, è la caratteristica fondamentale dell'omeopatia, tanto da giustificarne il nome; la diluizione del medicinale e l'individualizzazione del caso sono importanti ma vengono dopo: la prima è necessaria per ridurre la dose delle sostanze altrimenti troppo patogene, la seconda per sfruttare la similitudine in modo sistemico e dinamico. Ed è da questa radice ippocratica che allopatia (cura mediante i contrari) e omeopatia (cura mediante i simili) attingono pari dignità epistemologica, deontologica, etica. Sono le due facce della medicina, simboleggiate da Giano. Entrambi i principi si trovano oggi anche nella medicina che si autodefinisce "scientifica", ma il "simile", oggettivamente, lo sfruttano meglio gli omeopati.
Attorno alla similitudine, l'omeopatia è "una" ma, allo stesso modo per cui la luce ha diversi colori, si è differenziata in vari filoni, come in uno "spettro di frequenze" in cui troviamo ad un polo le tendenze "uniciste" classiche (medicinale per la persona), all'altro polo l'utilizzo del medicinale secondo l'efficacia dimostrata nella popolazione (medicinale per la "malattia"). In mezzo si potrebbero collocare il costituzionalismo, l'omeopatia "di risonanza", il pluralismo, il complessismo, l'isopatia, etc. Ciò che accomuna tutte queste forme così diverse di omeopatia è apparentemente anche l'uso del medicinale omeopatico (che per definizione legislativa può essere unitario o complesso). Ma non basta prescrivere un medicinale omeopatico per dirsi omeopata, né è necessario essere omeopati per prescrivere con successo un medicinale omeopatico: un medicinale, se provato efficace in una certa malattia, può funzionare anche se prescritto da un medico non omeopata o consigliato dal farmacista (fatte salve le garanzie sulla diagnosi). Si deve, perciò, distinguere accuratamente tra efficacia del medicinale (proprietà "intrinseca" dell'oggetto nella sua interazione col malato) ed efficacia del metodo omeopatico: quest'ultimo diventa un fattore decisivo nell'approccio al caso individuale, laddove la prova di efficacia statistica conta poco.
Resta da chiedersi chi sia l'omeopata. Dalle premesse, sarebbe logico rispondere "il medico che in diagnosi e terapia usa il principio di similitudine". Ma è altrettanto logico che per potersi definire "esperto" sia necessario dimostrare conoscenze e capacità superiori alla semplice conoscenza di un principio. Ecco quindi che sarà necessario definire un "profilo" di competenze (ed un percorso didattico, che io vedrei come minimo del livello di un master) in cui sia implicata la profonda e certificata conoscenza di tutte le applicazioni del "simile", della storia della medicina, delle basi scientifiche, delle tecniche farmaceutiche, dei diversi approcci, loro vantaggi e svantaggi secondo il caso, secondo le preferenze del paziente, secondo le esistenti prove di efficacia e, perché no, secondo le inclinazioni e le esperienze del medico. Solo un profilo di eccellenza giustifica deontologicamente la professione dell'omeopata, essenzialmente perché un valido consenso informato dipende da una buona diagnosi e dalla conoscenza delle diverse opzioni terapeutiche. Nell'attuale fase storica è fondamentale definire la figura dell'omeopata come figura unitaria. Poi, ma solo dopo che si sarà affermata ufficialmente tale figura, si creeranno delle "specializzazioni", o meglio dei profili di diversa competenza, sempre nell'obiettivo del consenso informato del paziente. Queste diverse "specializzazioni" entreranno in competizione "virtuosa" nella consapevolezza delle basi comuni e nel confronto dei risultati.

Fonte:
articolo di Paolo Bellavite
Dott. Tancredi Ascani
Iscritto all’Ordine dei Medici Chirurghi di Perugia che praticano Medicine Non Convenzionali per la disciplina Medicina Omeopatica
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