Ambienti chiusi troppo inquinati, rischi per la salute

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Ambienti chiusi troppo inquinati, rischi per la salute

Messaggiodi Dr.Ascani il ven mar 26, 2010 1:17 pm

Spesso gli inquinanti sono più presenti negli ambienti chiusi che in quelli esterni.

Almeno questo è quanto emerso da una ricerca condotta nell'ambito del progetto 'Airmax' ('European Indoor Air Monitoring and Exposure Assessment Project') e riportata sul notiziario europeo Cordis.

Gli scienziati hanno studiato la qualità dell'aria degli ambienti interni e i valori relativi all'esposizione individuale all'inquinamento, attraverso la misurazione di 19 composti organici volativi (tra i quali composti carbonilici, terpenoidici e aromatici) nell'aria all'interno di edifici pubblici e asili infantili disseminati in diverse città europee.

Il progetto Airmax è finanziato nell'ambito delle attività del Centro Comune di Ricerca (CCR).

Migliorare la salute dei cittadini è una delle priorità dell'UE, come è sottolineato anche nel Piano d'azione europeo per l'ambiente e la salute 2004-2010, dedicato proprio alla valutazione dell'impatto ambientale sulla salute umana.

Questo piano d'azione metterà a disposizione dell'Ue le informazioni necessarie per avviare collaborazioni più solide tra le parti interessate attive nei campi associati ad ambiente, salute e ricerca. I partner del progetto hanno rilevato che le concentrazioni di inquinanti nocivi relativi all'esposizione individuale, in particolare per quanto concerne formaldeide e benzene, nella maggior parte dei casi sono piu' alte delle concentrazioni rilevate negli ambienti interni/esterni.

La ricerca svolta ha inoltre dimostrato che il 40% dei valori rilevati in merito all'esposizione individuale, come anche il 30% delle concentrazioni in ambienti interni e il 25% di quelle in ambienti esterni hanno superato il valore limite fissato dalla Commissione per il 2010.

La misurazione dell'esposizione individuale è stata effettuata grazie al coinvolgimento di lavoratori e dipendenti nei rispettivi ambienti di lavoro. Secondo i ricercatori, questi valori sono al di sopra della soglia considerata non nociva per la salute.

Le misurazioni delle concentrazioni esterne, singolarmente, sottovalutano i rischi per la salute derivanti dall'esposizione a questo tipo di valori sul lungo termine. I ricercatori hanno valutato l'effetto di questa miscela di sostanze chimiche sulle cellule dei polmoni umani.

I dati raccolti hanno dimostrato che i composti chimici interagiscono tra di loro e che il loro impatto sulla salute è condizionato dalla presenza di altre sostanze chimiche. Nel complesso, i risultati indicano che i numerosi effetti degli inquinanti atmosferici provenienti da fonti interne sono strettamente correlati ad altri fattori, quali lo stress, il sesso e il background genetico dei soggetti.

Infine, il progetto Airmax ha identificato e quantificato i principali inquinanti atmosferici in molte aree, identificando anche le principali fonti degli stessi. Il progetto ha valutato l'esposizione umana per verificare in che modo la salute risente di questi inquinanti, dedicando particolare attenzione al benessere dei bambini.

Le città coinvolte dallo studio sono Atene e Salonicco (Grecia), Lipsia (Germania), Catania e Milano (Italia), Bruxelles (Belgio), Nicosia (Cipro) e Arnhem e Nimega (Paesi Bassi).

Fonte:
http://news.paginemediche.it/it/230/ult ... aspx?c1=78
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Aria di casa più inquinata di quella esterna

Messaggiodi Dr.Ascani il ven mar 26, 2010 1:23 pm

L'aria di casa può far male ai pazienti con BPCO (Bronco Pneumopatia Cronico Ostruttiva). Talvolta può infatti essere più inquinata di quella esterna: in alcuni appartamenti i livelli registrati di polveri sottili risultano 40 volte superiori rispetto alla soglia consentita all'aperto.

Le cause? Attività come cucinare, fumare, accendere il camino. Arieggiare bene le stanze è d'obbligo per i pazienti con BPCO, una malattia polmonare cronica fortemente sottodiagnosticata e sottostimata che in Italia colpisce più di 2.600.000 persone ed è diretta responsabile di 18.000 decessi ogni anno.

L'appello arriva dal 40° Congresso Nazionale della Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO), in corso a Milano fino al 5 dicembre.

E per questi pazienti arriverà nel 2010 una molecola a somministrazione orale, roflumilast, efficace e in grado di migliorare la funzionalità polmonare con un meccanismo d'azione rivoluzionario, capostipite di una nuova classe di farmaci.

"Un malato su due - spiega il prof. Antonio Corrado, Presidente Nazionale AIPO - non sa di esserlo e la patologia non viene diagnosticata nel 50-75% dei casi. Sensazione di 'fiato corto', difficolta' crescente a compiere sforzi anche minimi sono i campanelli d'allarme a cui fare attenzione".

Troppi pazienti non consultano il medico dopo i primi sintomi e la diagnosi viene fatta tardi, quando il danno polmonare è già esteso. Senza dimenticare il fattore di rischio più importante: il fumo di sigaretta.

"E' necessario ricorrere a tutti gli strumenti a nostra disposizione per aumentare la cultura della prevenzione - sottolinea il prof. Leonardo Fabbri, docente di Medicina Respiratoria all'Università di Modena e Reggio Emilia - in particolare continuando la battaglia contro fumo di tabacco e inquinamento ambientale e domestico".

"Oltre alla corretta informazione/educazione - continua Fabbri - è importante utilizzare tutte le armi terapeutiche a nostra disposizione e roflumilast potrebbe diventare un farmaco completamente nuovo da aggiungere agli esistenti nel trattamento della BPCO. Infatti è stato messo a punto per agire diversamente dai broncodilatatori, perchè tratta l'infiammazione alla base della malattia, e non semplicemente agendo in maniera primaria sui sintomi quotidiani. Il roflumilast è un inibitore della fosfodiesterasi 4, quindi un farmaco antinfiammatorio orale con un meccanismo d'azione ed effetti diversi da quelli del cortisone. In studi clinici il roflumilast ha evidenziato una riduzione statisticamente significativa e clinicamente rilevante delle riacutizzazioni nei pazienti con BPCO da moderata a grave (compresa fra il 15 e il 37%), anche quando associato alla terapia standard inalatoria".

In alcuni pazienti può causare nausea e diarrea, e perdita di peso, sintomi comunque reversibili se lo si interrompe.

Fonte:
http://news.paginemediche.it/it/230/ult ... aspx?c1=78
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