Depressione, carenza di vitamina D aumenta il rischio

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Depressione, carenza di vitamina D aumenta il rischio

Messaggiodi Dr.Ascani il gio dic 20, 2018 10:28 pm

Depressione, carenza di vitamina D aumenta il rischio di ammalarsi del 75%

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Ricercatori irlandesi del Trinity College di Dublino hanno trovato una stretta associazione tra vitamina D e sviluppo della depressione in età avanzata. Dall'analisi statistica condotta sui dati di 4mila pazienti è emerso che la carenza della sostanza comporta un rischio di ammalarsi superiore del 75%.

La carenza di vitamina D è associata a un aumento del rischio di sviluppare la depressione in età avanzata del 75 percento. Lo ha determinato un team di ricerca del Trinity College di Dublino impegnato nell'Irish Longitudinal Study on Aging (TILDA), un approfondito studio sull'invecchiamento della popolazione irlandese. Gli scienziati, coordinati dal professor Robert Briggs, geriatra presso il Mercer's Institute for Successful Aging del St James's Hospital, sono giunti alla loro conclusione dopo aver analizzato i dati di circa 4mila persone con un'età pari o superiore ai 50 anni, seguite per un periodo di follow-up di 4 anni.

Briggs e colleghi all'inizio dell'indagine hanno determinato lo stato depressivo dei partecipanti attraverso il test “Center for Epidemiologic Studies Depression Scale-8” e calcolato le concentrazioni di vitamina D con una cromatografia liquida-spettrometria di massa, escludendo dalle fasi successive della ricerca chi era già colpito da depressione. A 2 anni e a 4 anni dalla prima misurazione hanno condotto nuovi esami, facendo emergere l'associazione tra la carenza di vitamina D e lo sviluppo della depressione. Dall'analisi statistica dei dati è stato osservato che i partecipanti con carenza della sostanza, un gruppo di pro-ormoni liposolubili ottenuti principalmente dall'esposizione alla luce solare, avevano un significativo rischio superiore (del 75 percento) di sviluppare la depressione. Gli scienziati hanno tenuto conto di tutti i fattori influenti come presenza di patologie cardiovascolari, uso di farmaci antidepressivi, malattie croniche, attività fisica e altro ancora.

Secondo gli autori della ricerca la vitamina D giocherebbe un ruolo nella protezione del cervello durante l'invecchiamento, ecco perché la sua carenza favorirebbe lo sviluppo della depressione. “Questo studio mostra che la vitamina D è associata a una condizione di salute diversa dalla salute delle ossa. Ciò che sorprende è il grande impatto sulla depressione, anche dopo aver considerato altre variabili di controllo. Ciò è molto importante per l'Irlanda poiché la nostra precedente ricerca ha dimostrato che un adulto su otto è carente in estate e uno su quattro durante l'inverno. Inoltre, solo circa l'8% degli adulti irlandesi più anziani riferisce di assumere un integratore di vitamina D”, ha dichiarato il coautore dello studio Eamon Laird.

Ma quando si verifica una carenza di Vitamina D? Secondo il professor Tim Spector, docente di Epidemiologia genetica presso il King’s College di Londra, la carenza di questa sostanza sarebbe addirittura una ‘pseudo-malattia’, inventata per farci sentire più sicuri con l’assunzione di integratori. Sussiste anche una incoerenza di fondo nei vari sistemi sanitari, che considerano una carenza della vitamina D a concentrazioni differenti: ad esempio negli Stati Uniti si ritiene normale una concentrazione tra 50 e 80 nanomoli per litro di sangue, mentre una ricerca australiana ha dimostrato che sono sufficienti 30 nanomoli.

Nonostante queste discrepanze, Briggs e colleghi suggeriscono che integrare la dieta con vitamina D potrebbe davvero aiutarci a prevenire la depressione in età avanzata, naturalmente sotto consiglio del proprio medico curante. Infatti, anche se gli integratori e i farmaci contenenti vitamina D – come il colecalficerolo – sono considerati sicuri nelle dosi raccomandate, c'è sempre il rischio di assumerne troppa ed esporsi a seri effetti collaterali. I dettagli della ricerca irlandese sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Post-Acute and Long-Term Care Medicine (JAMDA).

Fonte:
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