RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

Qui è possibile postare e commentare articoli sulla Medicina Omeopatica. Si raccomanda di citare sempre la fonte dell'articolo.

Un modello animale per il prurito di Dolichos pruriens

Messaggiodi Dr.Ascani il ven dic 19, 2008 5:58 pm

La letteratura omeopatica appare come una cava sterminata di minerali e pietre preziose: brulica di cercatori d'oro alla ricerca di qualche inedita pepita sfuggita alle scorribande di vecchi cercatori. Un avanzo prezioso ci pare l'articolo di C. de Paula Coelho della facoltà di Scienze della Salute di San Paolo del Brasile. Il lavoro dei ricercatori brasiliani si propone di verificare gli effetti terapeutici di Dolichos pruriens nel prurito indotto dal calore nei ratti, utilizzando due modelli osservazionali di comportamento. Dolichos pruriens è una leguminosa rampicante la cui azione patogenetica principale è costituita dallo sviluppo di un intenso prurito senza lesioni elementari visibili. Il prurito peggiora di notte, con il calore e stando sdraiati; sovente è associato un quadro di ipersensibilità generale e di agitazione motoria. In questo studio sono stati studiati 46 ratti Wistar, alloggiati in un ambiente a temperatura sufficientemente elevata (25±3°C) da indurre prurito. Gli animali sono stati suddivisi in due gruppi, trattati poi con potenze crescenti di Dolichos pruriens (6CH, 9CH, 12CH e 30 CH, ciascuna somministrata giornalmente) oppure con il solo solvente (etanolo 30% in acqua) e poi sottoposti alla osservazione clinica al termine di ogni periodo di dieci giorni. Essa consisteva di sessioni aperte di osservazione per misurare la deambulazione, la tendenza ad alzarsi sui posteriori, la defecazione ed il grattamento. Inoltre alle 6:30 e alle 11 del mattino gli animali venivano osservati per verificare la presenza di perdite di pelo o lesioni da grattamento. I risultati dello studio hanno mostrato che il gruppo di animali di controllo, trattati con il solvente, hanno mostrato un significativo incremento del comportamento reattivo al prurito, rispetto agli animali trattati con Dolichos pruriens i quali mostravano anche un ritardo nella comparsa del prurito. Lo studio sembra dunque dimostrare che Dolichos pruriens somministrato a dosi scalari è in grado di proteggere gli animali dal prurito intenso peggiorato con il calore, come in questa sperimentazione.

Fonte:
Homeopathy, 2006, 95, (3), 136
articolo di Massimo Saruggia
Dr.Ascani
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Trattamento omeopatico della menopausa precoce iatrogena

Messaggiodi Dr.Ascani il ven dic 19, 2008 7:23 pm

Due tipi di problemi affliggono l'omeopatia, il primo dei quali è costituito dalla mancanza di un numero sufficiente di ricerche cliniche che consenta di trarre conclusioni definitive. Ma anche l'informazione scientifica...

La menopausa precoce è una frequente conseguenza della chemioterapia per il trattamento del tumore al seno. I sintomi della menopausa possono essere conseguenza della chemioterapia, della ovariectomia, delle radiazioni o della disgenesia gonadica e frequentemente esitano in "vampate" che possono comparire anche in giovane età ed essere molto frequenti e intense tanto quanto quelle che si verificano nella menopausa naturale. La terapia ormonale sostitutiva risolve i sintomi nel 80-90% dei casi ma essa è controindicata nei tumori estrogeno-dipendenti, a causa dell'aumento del rischio di recidiva.
Molti farmaci sono stati ipotizzati nelle donne che sopravvivono dopo tumore al seno per sopprimere questi sintomi, come il progesterone, la clonidina, il peptide gaba e gli anti-depressivi; così anche le medicine complementari. Tra questi: omeopatia, fito-estrogeni, vitamina E, agopuntura e tecniche comportamentali. Per supportare l'utilizzo sistematico dell'uno o dell'altro risorsa terapeutica occorrono trial clinici ben controllati. In particolare, secondo The Oncologist, sono profondamente carenti gli studi scientifici ben condotti. Tuttavia la Rivista, a proposito dei risultati della medicina omeopatica, riporta due lavori dai quali, curiosamente, conclude che non vi sono evidenze di efficacia. Ma la lettura dei lavori citati porta, viceversa, a conclusioni opposte. Infatti, nel lavoro di Tompson e Reily (UK), sono state studiate 45 donne con sintomi menopausali; 40 di esse hanno completato lo studio. I risultati sono positivi riguardo la diminuizione delle vampate di calore, della depressione, della fatica fisica e dei dolori articolari. Nel secondo lavoro citato, Jacobs et al. (USA) concludono che nello studio da loro effettuato in doppio cieco randomizzato l'omeopatia si dimostra efficace. Alcune pazienti hanno ricevuto un rimedio individuale, altre un medicinale omeopatico composto e altre un placebo; tutte sono state seguite per un anno con controlli ogni due mesi. Gli Autori concludono che il trattamento omeopatico si è rivelato efficace particolarmente nelle donne che non assumevano tamoxifene. Ma ammettono che per trarre conclusioni definitive occorre un campione più ampio.
Dunque due tipi di problemi affliggono l'omeopatia: la mancanza di un numero sufficiente di ricerche cliniche che consenta di trarre conclusioni definitive. E qua dobbiamo anche, finalmente, porci una domanda: possibile che a nessuna Azienda omeopatica interessi sottoporre un prodotto specifico all'osservazione della medicina delle evidenze? L'altra domanda che ci assilla invece è la seguente: possibile che le informazioni scientifiche riguardo l'efficacia/inefficacia dell'omeopatia debbano essere così approssimative e, particolarmente, approssimate per difetto?

Fonte:
The Oncologist, 2006, 11, (6), 641
Articolo di Simonetta Bernardini
Dr.Ascani
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Grazie all'omeopatia, meno disagi da menopausa

Messaggiodi Dr.Ascani il ven dic 19, 2008 7:30 pm

L'amore a prima vista. La sua persistenza ci insegna come non recediamo facilmente dal primo giudizio che formiamo su una persona o una situazione perché i cambiamenti di opinione ci creerebbero delle fastidiose dissonanze cognitive. Tuttavia la lettura di un articolo come quello di Bordet sul trattamento omeopatico delle vampate di calore nella sindrome menopausale è capace di indurre un senso di ammirazione nella speranza di una risposta inedita da parte del consolidato sistema medico occidentale.
Il lavoro di Bordet si è configurato come uno studio aperto, multicentrico, prospettico, osservazionale e non comparativo, ha coinvolto 157 medici di otto Paesi ed ha permesso l'osservazione di 438 pazienti. L'efficacia clinica del trattamento, del quale ciascun medico aveva la completa libertà, veniva valutata con un questionario, proposto all'inizio della terapia e dopo sei mesi, che serviva a valutare l'evoluzione clinica complessiva, il numero degli episodi diurni e di quelli notturni. Inoltre all'inizio dello studio e alla sua conclusione venivano registrate due scale analogiche, una riferita al disagio diurno ed una seconda alle alterazioni che le vampate avevano provocato sulla qualità del riposo notturno. Complessivamente sono state fatte 1.506 prescrizioni (3,4 in media per ogni paziente) che, a seconda del costume di ciascun medico, sono state somministrate simultaneamente o in successione. Il trattamento omeopatico ha coperto il 98% dei casi (il 5% delle pazienti ha assunto anche sali minerali o integratori a base di soya). I risultati dello studio mostrano che la percentuale iniziale di pazienti affette da vampate (89%) si è ridotta alla visita finale al 39% (p<0,001), con un controllo completo della sintomatologia nel 50% dei soggetti. Anche il numero degli episodi diurni e notturni si è ridotto in modo statisticamente significativo. Complessivamente il 90% delle pazienti ha osservato una scomparsa o una riduzione della sintomatologia; l'evoluzione clinica favorevole iniziava mediamente dopo quindici giorni dall'inizio della terapia.
Il disagio diurno, che nella scala analogica veniva mediamente registrato a 6,1, al termine dello studio si è ridotto a 2,5 (p<0,001) ed anche quello notturno è passato da 6,2 a 2,4. I rimedi omeopatici più prescritti sono stati Lachesis mutus (65%), Belladonna (43%), Sepia (26%), Sulphur (25%), Sanguinaria canadensis (21%) e Glonoinum (15%). Lachesis mutus, Sepia e Sulphur sono stati prevalentemente prescritti in diluizione 9CH, mentre la diluizione prevalentemente usata per Belladonna, Sanguinaria canadensis e Glonoinum è stata la 15CH. Per il lettore medio di una rivista scientifica lo spettacolo è insolito e capace di indurre la riflessione che non sarebbe un'azione spregevole progettare e realizzare uno studio randomizzato in doppio cieco, utilizzando un metodo di valutazione appropriato (come la Greene Climateric Scale).

Fonte:
Homeopathy, 2008, 97, (1), 10
Articolo di Massimo Saruggia
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Osteoporosi negli animali trattata con Calcarea phosphorica

Messaggiodi Dr.Ascani il sab dic 20, 2008 3:05 pm

Il lavoro di un gruppo di ricercatori brasiliani confronta gli effetti del risedronato e di Calcarea phosphorica 6CH sulla riparazione ossea di lesioni secondarie ad osteoporosi.

Usare come impalcatura di una ricerca la sequenza di Fibonacci, una delle preferite da chi è curioso per la sua intrinseca tendenza alla crescita. L'articolo di un gruppo brasiliano dell'Università di S. Paolo ci pare possa essere la prima pietra di un cantiere dove potrà forse andare in scena uno spettacolo sorprendente. Il lavoro di Werkman confronta gli effetti del risedronato e di Calcarea phosphorica 6CH sulla riparazione ossea di lesioni secondarie ad osteoporosi indotta dalla castrazione in ratti maschi. Ottantaquattro ratti sono stati suddivisi in quattro gruppi omogenei. I ratti di tre gruppi sono stati avviati a castrazione: il quarto gruppo veniva sottoposto ad intervento simulato. Un mese dopo l'intervento venivano provocate lesioni ossee corticali di 3 mm sulla faccia mediale dell'estremità prossimale della tibia ed il giorno successivo veniva dato avvio al trattamento secondo il seguente protocollo: CR (ratti castrati + risendronato 1 mg/Kg/die), CCp (ratti castrati + Calcarea phosphorica 3 gtt./die), CP (ratti castrati + placebo) e SP (ratti con intervento simulato + placebo). Gli animali sono poi stati sacrificati al settimo, quattordicesimo e ventottesimo giorno dall'inizio del trattamento e l'osso tibiale è stato avviato ad esame radiologico digitale per valutare la densità ottica della lesione. In seguito, dopo decalcificazione, l'osso tibiale è stato sottoposto ad analisi istologica ed istomorfometrica.
L'esame istomorfometrico ha evidenziato che in tutti i gruppi era presente, al settimo giorno, un callo osseo costituito da osso trabecolare. Al ventottesimo giorno il processo riparativo era più maturo; mentre il gruppo CR esibiva un callo osseo più sottile con una maggior quota di osso trabecolare, il gruppo CCp mostrava un sottile osso compatto lamellare, senza aspetti trabecolari. I ratti dei due restanti gruppi (gruppi CP e SP) mostravano una sottile lamina di osso trabecolare. La valutazione della densità ossea suggeriva un progressivo incremento della densità ossea nel gruppo risedronato; nel gruppo Calcarea phosphorica era evidente una maggiore densità ossea, rispetto agli altri gruppi sino al quattordicesimo giorno, la differenza con gli altri gruppi tuttavia tendeva a ridursi al controllo della ventottesima giornata. Gli autori concludono che l'aspetto morfologico dell'osso osservato nel gruppo CCp indica che è avvenuta neoformazione ossea ma che Calcarea phosphorica non è stata in grado di prevenire il riassorbimento osseo; tuttavia il trattamento con il medicamento omeopatico ha permesso la crescita di un tessuto osseo lamellare, più compatto e maturo, simile a quello della corticale normale. I due tipi di trattamento sembrano indurre dunque una neoformazione ossea differente per quanto riguarda gli aspetti di rimodellamento e di maturazione. Queste differenze, che non si riducono ad una inferiorità, meritano di essere ulteriormente indagate.

Fonte:
Braz Oral Res, 2006, 20, (3)
Articolo di Massimo Saruggia
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Omeopatia efficace nell'allevamento ovino da latte

Messaggiodi Dr.Ascani il sab dic 20, 2008 3:09 pm

Nel biennio 2003-2005 si è svolta una sperimentazione finanziata dall'ARSIA (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione nel settore Agricolo-forestale della Regione Toscana) dal titolo "Ricerca di dati obiettivi e riproducibili su una popolazione di ovini trattata omeopaticamente". Tale ricerca ha coinvolto la Scuola Superiore Internazionale di Omeopatia Veterinaria "Rita Zanchi" per la parte relativa ai trattamenti effettuati sugli animali, al prelievo dei campioni e l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana per l'esecuzione delle analisi e l'elaborazione dei relativi dati. Lo scopo della prova è quello di verificare l'influenza di alcuni rimedi omeopatici sul sistema immunitario, sul controllo delle infestazioni parassitarie e sulla produzione di latte. Il gregge, costituito da 150 capi, è stato suddiviso in tre gruppi (con criteri random): un gruppo omeopatico (O), sottoposto a due trattamenti disintossicanti con Lycopodium 200CH e Nux vomica 200CH e successivamente Zincum phosphoricum XMK a cadenza mensile; gruppo placebo (P) e gruppo controllo. Gli animali non sono stati separati fisicamente ed hanno continuato a condividere gli stessi ricoveri e gli stessi pascoli; nel gruppo omeopatico non sono stati somministrati farmaci antiparassitari. Sono stati scelti casualmente 20 soggetti suddivisi nei tre gruppi e sottoposti a prelievi di sangue, di latte e di feci, con cadenza trimestrale. L'elaborazione complessiva dei risultati ottenuti nei due anni di studio dalle analisi qualitative del latte, evidenzia una differenza significativa tra i tre gruppi per contenuto di grasso, cellule somatiche e residuo secco magro degli animali appartenenti al gruppo sperimentale O rispetto a quelli del controllo C e gruppo P. I parametri immunitari del secondo anno hanno mostrato una differenza significativa tra i gruppi per quanto concerne la battericidia, indicativa dei livelli di anticorpi naturali e di alcuni fattori del complemento, che sono risultati maggiori nel gruppo O. I risultati delle analisi parassitologiche evidenziano un basso grado di infestazione in tutti gli animali, senza mostrare differenze significative tra i gruppi; questo è già un risultato importante in considerazione del fatto che nella letteratura relativa alla zootecnia biologica, vengono segnalate importanti ripercussioni sulle produzioni e sulla salute degli animali riferibili a malattie parassitarie nel caso non vengano praticati trattamenti allopatici preventivi sugli animali.

Fonte:
Il Medico Omeopata, 31: 2006, 29-31.
Articolo di Dario Deni
Dr.Ascani
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Omeopatia nella pratica odontoiatrica: uno studio pilota

Messaggiodi Dr.Ascani il sab dic 20, 2008 3:25 pm

Mathie e Farrer hanno condotto uno studio prospettico basato sulla raccolta sistematica di dati derivanti dalla pratica clinica quotidiana di 14 odontoiatri della Faculty of Homeopathy. Lo studio, durato sei mesi, ha avuto come strumento fondamentale un modulo Excel appositamente predisposto dagli autori e approvato dalla commissione di ricerca omeopatica della British Homeopathic Association, su cui i 14 professionisti, selezionati da un pool di 35 che aveva aderito allo studio, hanno avuto modo di registrare regolarmente, in maniera guidata, i risultati e i dati clinici riferiti ad un periodo di 6 mesi (dal 1 febbraio al 31 luglio 2005) di odontoiatria omeopatica applicata. Nel corso di 1143 appuntamenti sono stati trattati 653 pazienti per un totale di 726 singole problematiche oro-dentali. La valutazione dei risultati è stata fatta seguendo la Scala Likert a 7 punti che indica tre livelli di miglioramento, tre di peggioramento e lo zero per l'assenza di variazioni. Le rispondenze, estremamente incoraggianti, si sono avute soprattutto nei pazienti con algie e parodontopatie; i punteggi più alti si sono infatti ottenuti nei casi di pericoronite, ascessi apicali e parodontali, gengiviti e parodontiti, pulpiti reversibili, sensibilità cementizia e carie sintomatiche, oltre che nel dolore post-operatorio e nell'ansia. Al penultimo appuntamento i medicinali più usati risultavano essere Plantago T.M., Traumeel, Arnica, Hypericum, Hepar sulphur, Aconitum, Rhus tox, Hepar sulph e Silicea. Tutto ciò può già suggerire percorsi di ricerca controllata. A tal proposito si deve evidenziare che la valenza di questo studio travalica i risultati immediati poiché permette di orientare la ricerca futura in omeopatia odontoiatrica mettendone a fuoco gli obiettivi d'indagine. Peraltro lo scopo primario della Faculty of Homeopathy nel concepire questo lavoro pilota è stato quello di gettare le basi di un progetto per una raccolta di dati odontoiatrici su più larga scala come già attuato da tempo in medicina generale e in veterinaria. Purtroppo nonostante l'omeopatia risulti utile e utilizzabile in odontoiatria, confermato in questa sede, in letteratura troviamo un numero esiguo di studi evidence based sull'argomento. Gli unici studi clinici osservazionali di questa natura sono stati sulla revisione di una singola pratica riportati da Feldhaus. E' importante quindi che risultati clinici derivanti dal mondo reale dell'omeopatia odontoiatrica siano rappresentati con studi osservazionali sistematici condotti in modo adeguato. Ciò costituirebbe un significativo contributo a favore del principio di integrazione anche in questo ambito.

Fonte:
Homeopathy, 2007, 96, (2), 74
Articolo di Salvatore Bardaro
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Medicine complementari efficaci negli episodi influenzali

Messaggiodi Dr.Ascani il sab dic 20, 2008 3:31 pm

Sicuramente uno dei campi di maggior impiego delle CAM (Complementary and Alternative Medicine) è rappresentato dagli episodi virali acuti del periodo invernale. È sempre al gruppo di Eduard Ernst (a Exeter, in Inghilterra) che dobbiamo questa revisione dei lavori riguardanti l'uso della CAM nelle forme influenzali e para influenzali, con riferimento anche alla influenza aviaria. La strategia di ricerca ha riguardato i database di Medline, Embase, Cochrane Library, Cinahl, Amed e la ricerca orientata su effetti preventivi e terapeutici. I lavori a disposizione fino a giugno 2006 sono 2603, i full-text a disposizione per 103 lavori e, di questi, 29 sono studi clinici controllati. L'applicazione dei criteri del Jadad-score ha portato a selezionare 14 lavori. I risultati sono stati positivi per lavori riguardanti la terapia degli episodi virali in fase acuta: due lavori con Sambucus nigra, un lavoro con Echinacea, due lavori con Oscillococcinum e due lavori con estratti di erbe cinesi a confronto con un farmaco antivirale (Amantadina). Meno brillanti gli effetti preventivi, non dimostrati per Panax quinquefolium (una sorta di Ginseng), Oscillococcinum e Mucococcinum. Solo un lavoro conferma effetti preventivi con un'erba cinese (Gan Mao Jiao Man). Non esistono studi controllati sulla influenza aviaria. La revisione conclude comunque che la qualità metodologica dei lavori è spesso scarsa, sollevando un problema ormai ricorrente nell'ambito della ricerca sugli effetti delle CAM che produce spesso risultati non esaustivi.

Fonte:
Am J Med, 2007, 120, (11), 923
Articolo di Francesco Macrì
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Omeopatia e talassemia in India

Messaggiodi Dr.Ascani il sab dic 20, 2008 3:44 pm

Un gruppo di ricercatori dell'università di Kalyani esplora la possibilità che una terapia omeopatica di associazione possa dare benefici aggiuntivi ad un gruppo di pazienti talassemici in trattamento con idrossiurea.

In questo periodo di offuscamento culturale delle capitali dell'impero i nostri occhi sono puntati ai confini per raccogliere ogni segno di vitalità. In questa prospettiva l'India non appare più il luogo del lavoro senza valore; al contrario è un grande teatro animato da curiosità e leggerezza. Il piano dello studio proposto da un gruppo di ricercatori dell'università di Kalyani è semplice: osservare se Pulsatilla (TM e 30CH), Ceanothus americanus (TM e 6CH) e Ferrum metallicum (30CH), scelti sulla base di similitudini generali e d'organo ed assunti per tre mesi alternando la presa delle TM (10 gtt. due volte al di per tre settimane al mese per tre mesi) e delle diluizioni (5 granuli di ciascuno due volte al dì con le medesime modalità) sono in grado di modificare i parametri ematochimici usualmente monitorati in questa malattia (ferritina, emoglobina fetale, emocitometria, conta piastrinica, bilirubinemia, Alt/Ast e protidemia totale). In questo modo 38 pazienti hanno ricevuto per tre mesi il trattamento omeopatico di associazione, unitamente ad idrossiurea: i controlli ematochimici sono stati confrontati con quelli di un gruppo di 38 pazienti che hanno assunto soltanto idrossiurea. I risultati preliminari indicano che c'è stato un significativo decremento dei valori di ferritina ed un incremento della concentrazione di HbF. Gli altri parametri ematochimici non hanno mostrato variazioni, anche se gli autori hanno notato una significativa riduzione della splenomegalia ed un deciso miglioramento delle condizioni generali dei pazienti del gruppo attivo, che ha portato ad un incremento del tempo libero dalla necessità di trasfusioni. Gli autori concludono che per le nazioni in via di sviluppo il basso costo del trattamento omeopatico e la riduzione della necessità di trasfusioni, sovente a basso standard di sicurezza, possono introdurre nella terapia di questa affezione una nota sorprendente, un basso in semitono, che nessuno avrebbe mai potuto prevedere.

Fonte:
eCAM, 2007, 4, (S1)
Articolo di Massimo Saruggia
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Positiva l'omeopatia nell'asma e nelle riniti stagionali

Messaggiodi Dr.Ascani il dom dic 21, 2008 7:09 pm

L'omeopatia funziona nelle riniti allergiche e nell'asma, ma... sono richieste ulteriori prove. Questo sostiene The Journal of Allergy and Clinical Immunology dopo che un gruppo di esperti ha analizzato, seguendo le indicazioni della medicina dell'evidenza, studi riguardanti le riniti allergiche e l'asma curati con le medicine complementari. Sono stati selezionati gli studi reperiti su MedLine and the Cochrane Library del marzo 2005, pubblicati in Inghilterra, randomizzati ed effettuati in doppio cieco. La qualità dei lavori è stata valutata secondo la scala di Jadad. La metodologia seguita in molti studi è stata definita carente, anche se in un ristretto numero di lavori ritenuti validi la fitoterapia ha dimostrato una certa efficacia nella cura delle riniti e dell'asma, efficacia che le meta-analisi non hanno dimostrato per quanto riguarda l'agopuntura. Per l'omeopatia un buon numero di studi, giudicati validi e di buona qualità, si sono rivelati capaci di curare le riniti allergiche e l'asma ma, poiché qualche altro studio non è risultato altrettanto positivo, prima di esprimere un parere favorevole si è preferito attendere l'esito di nuovi lavori. Ha scritto Lacordaire: "L'incredulità è la conferma della ignoranza volontaria."

Fonte:
J Allergy Clin Immunol, 2006, 117, (5), 1054
Articolo di Italo Grassi
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Arnica in chirurgia estetica: con Photoshop i risultati si v

Messaggiodi Dr.Ascani il dom dic 21, 2008 7:19 pm

Non sono certo i miracoli medioevali, tangibili, carnali e vistosi, lo zoppo che cammina, il cieco che vede, tuttavia i risultati che Arnica mostra di saper fornire nella chirurgia plastica sono rilevanti...

E' un articolo di Brook M. Seeley comparso sulla rivista statunitense di Chirurgia Plastica che ha attirato la nostra attenzione, articolo nel quale vengono studiati gli effetti antiecchimotici di diluizioni di Arnica montana in pazienti sottoposti a rhytidectomia (lifting facciale). Il catalogo dei lavori comparsi in letteratura sugli effetti protettivi di Arnica montana nel post-operatorio è ricco; in modo uniforme essi si avvalgono sempre dello stesso schema, debole e soggetto a numerosi bias (scale di valutazione soggettive - scale analogiche - scale a punteggio), Seeley introduce nel suo studio una nuova, sostanziale variante che dice qualcosa di diverso, svela un nuovo modello. Uno stile di esplorazione che fa esistere un po' di meno la soggettività del giudizio finale, poiché gli autori si affidano ad un software popolare e domestico come Adobe Photoshop che certamente rappresenta lo standard di riferimento per le analisi fotografiche, permettendo con facilità il confronto pixel-per-pixel delle immagini. Il Dipartimento di statistica medica dell'Università della California ha elaborato il disegno ed il protocollo di studio di Seeley. Sono state osservate 29 donne bianche; le pazienti sono state fotografate di profilo bilateralmente prima dell'intervento di lifting facciale e suddivise in maniera randomizzata in due gruppi omogenei; le pazienti hanno assunto, il giorno dell'atto chirurgico, la prima delle 12 dosi di Arnica (SinEcch, un composto contenente diluizioni centesimali di arnica, presente sul mercato statunitense) o di placebo. Le restanti dosi sono state assunte ogni 8 ore nei quattro giorni seguenti. Nel primo giorno post-operatorio, rimossi i drenaggi d'uso, le pazienti sono state nuovamente fotografate e sono stati raccolti i dati per la scala analogica visiva. La raccolta dei dati soggettivi e le fotografie sono state poi ripetute in quinta, settima e nona giornata. I risultati dello studio mostrano che sul piano soggettivo (registrato attraverso la scala analogica visiva) non vi sono differenze significative tra i due gruppi. Al contrario la valutazione strumentale, che ha utilizzato il software Photoshop, che permette di valutare le differenze delle immagini pixel-per-pixel, ha evidenziato che le pazienti in trattamento attivo mostravano una minore estensione delle aree ecchimotiche (dal 9,5% al 29,1%) in ogni momento del post-intervento, rispetto al gruppo di controllo. Il nostro domestico, quotidiano software Photoshop diviene così una freccia velocissima che si conficca nel bersaglio e ci mostra ciò che le sensazioni soggettive sembrano trascurare.

Fonte:
Arch Facial Plastic Surg, 2006, 8, (1), 54
Articolo di Massimo Saruggia
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