RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

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Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

Messaggiodi Dr.Ascani il gio mag 08, 2014 2:05 pm

Gelsemium in dosi ultralow influenza l'espressione dei geni cellulari

di Simonetta Bernardini

La tecnica di indagine del DNA microarray rappresenta un moderno filone di ricerca per verificare l'azione dei medicinali omeopatici che si è sviluppato dal 2008 ad oggi. Essa permette di evidenziare le modificazioni indotte da xenobiotici su geni cellulari offrendo una conferma incontrovertibile di una azione farmacologica di diluizioni estreme degli stessi quando l'azione è confrontata verso placebo (diluizioni dinamizzate o non di etanolo, veicolo abituale in cui vengono sciolti i medicinali omeopatici). L'azione sui geni cellulari è oramai dimostrata anche per xenobiotici definibili come medicinali omeopatici sia non dinamizzati (Cuprum metallicum: Bigalli et al, Chem Biol Interactions, 2010) sia dinamizzati (Apis mellifica: Bigalli et al., Homeopathy, 2014) a concentrazioni molecolari, cioè inferiori al numero di Avogadro.
Tuttavia, le ricerche negli ultimi tempi si sono estese anche all'azione sui geni di diluizioni ultralow, come il recente lavoro di Paolo Bellavite, nel quale si è valutato l'azione di Gelsemium sempervirens a diluizioni 2-5CH e 9-30CH su geni di cellule di neuroblastoma in coltura per confronto con diluizioni dinamizzate di etanolo anch'esse comprese tra 2CH e 30CH. Oltre a valutare l'espressione dei geni si è provveduto anche alla loro identificazione mediante Rt-PCR. Le cellule sono state incubate con le diluizioni di Gelsemium o del veicolo di controllo (etanolo) per 24 ore. Su 45033 geni indagati Gelsemium 2CH promuove una sottoespressione di 49 geni e una sovraespressione di 7 geni. La prevalenza di geni sottoespressi è coerente con l'azione evidenziata nei sistemi biologici, dove Gelsemium dimostra la sua capacità di ridurre lo stato di eccitazione dei topi in più diluzioni (Bellavite et al., Evidence-Based CAM, 2012). Il recente lavoro di Bellavite evidenzia come alte diluizioni (9CH) e diluizioni ultralow (30CH) del medicinale omeopatico siano in grado di influenzare, sia al limite del numero di Avogadro, sia oltre lo stesso, il comportamento di decine di geni cellulari.

Fonte:
BMC Compl Alt Med, 2014, 14, (104)
http://www.siomi.it/apps/pubblicazioni.php?id=1354
tratto da: Omeopatia33, 8 maggio 2014 - Anno 9, Numero 9
Dr.Ascani
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Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

Messaggiodi Dr.Ascani il mar set 09, 2014 2:53 pm

Omeopatia e cura dei tumori, quali potenzialità?

I farmaci omeopatici possono svolgere un'azione anticancro. È quanto emerge da uno studio condotto da un team guidato dalla dottoressa di origini indiane Shagun Arora che ha voluto testare l’eventuale effetto antitumorale di alcuni farmaci omeopatici.

La ricerca, pubblicata di recente sulla rivista Homeopathy, ha utilizzato alcuni modelli tumorali che sono stati sottoposti ad alcune tinture madri e farmaci con diluizione ultramolecolare nelle rispettive potenze: 30CH, 200CH, 1MK, 10MK. La Salsapariglia (Sars) è stata scelta per essere usata sulle cellule di adenocarcinoma renale umano (ACHN) e su una coltura di cellule – non maligne – di rene canino Madin Darby (MDCK), mentre la Ruta Gredevolens (Ruta) è stata selezionata per il carcinoma del colon-rettale umano (COLO-205). Infine, la Phytolacca Dencandra – detta popolarmente fitolacca – è stata utilizzata sul carcinoma mammario umano.

Dallo studio è emerso che sia le tinture madri che le soluzioni ultra-diluite di tutti i farmaci omeopatici utilizzati erano in grado di produrre citotossicità e diminuzione della proliferazione cellulare.

Le colture trattate con i medicinali omeopatici evidenziavano altresì evidenti caratteristiche del processo di apoptosi – la morte cellulare programmata. Tra gli effetti rilevati vi era un restringimento delle cellule, la condensazione della cromatina e la frammentazione del DNA.

Sebbene lo studio si sia limitato agli esperimenti di laboratorio, ha mostrato che i farmaci omeopatici hanno potenzialità antitumorali da approfondire ulteriormente.

Fonte:
http://www.informasalus.it/it/articoli/ ... ialita.php
Dr.Ascani
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Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

Messaggiodi Dr.Ascani il gio gen 22, 2015 9:52 am

Lycopodium in dose ultralow per l'epatite da farmaci

di Carlo Di Stanislao

L'epatite fulminante da paracetamolo rappresenta, negli Stati Uniti (dove viene venduto tra i farmaci da banco e di cui spesso si abusa), la prima causa per i trapianti di fegato: l'uso di combinazioni tra analgesici oppiacei e analgesici a base di paracetamolo con altri farmaci è la principale causa di insufficienza epatica acuta in occidente. In un lavoro pubblicato su Homeopathy dal gruppo di Gustavo Henrique da Silva è stato valutato l'effetto curativo del Lycopodium clavatum 30CH in ratti del ceppo Wistar in cui era stata indotta una epatosi da paracetamolo. Suddivisi in gruppi omogenei, alcuni animali hanno ricevuto per via alimentare 0,25 ml/die di una soluzione composta da etanolo al 30% e Lycopodium 30CH, altri solo la stessa quantità di una soluzione di solo etanolo al 30%. La durata della terapia è stata di otto giorni e si sono valutati sia i livelli di alanino amino-transferasi (ALT) nel sangue che le condizioni epatiche all'esame istologico dopo il sacrificio degli animali. Per quanto riguarda l'ALT, enzima che aumenta nelle epatosi da farmaco documentandone la gravità, si è avuta una riduzione statisticamente significativa (p< 0,05) nel gruppo trattato con Lycopodium; anche i reperti autoptici e microscopici hanno mostrato un numero nettamente inferiore di aree di necrosi e di infiammazione parenchimale ed interstiziale. Lo studio conferma l'azione francamente epatoprotettiva del Lycopodium, pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Licopodiaceae che, in omeopatia, svolge spiccata azione sul tubo digerente e sul fegato.

Homeopathy, 2015, 104, (1), 29

Per leggere l'abstract: http://www.siomi.it/apps/pubblicazioni.php?id=1415

Fonte:
Omeopatia33,22 gennaio 2015 - Anno 10, Numero 2
Dr.Ascani
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Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

Messaggiodi Dr.Ascani il gio nov 26, 2015 11:45 am

Hydrastis e Condurango in ultra-low inducono modificazioni epigenetiche
di Maria Concetta Giuliano e Francesco Cosentino

L'omeopatia è spesso criticata per la sua incapacità di spiegare il meccanismo d'azione delle altissime diluizioni (HDS) ma negli ultimi anni le ha dato un nuovo impulso l'esistenza documentata delle nanoparticelle di droga originale in rimedi omeopatici altamente diluiti. Saha e coll. in precedenza avevano già dimostrato che i profili di espressione di alcuni geni di cellule HeLa trattate con Hydrastis canadensis 30CH e Condurango 30CH, rispettivamente, erano significativamente differenti da quella delle cellule tratte con placebo; entrambi i farmaci ed il placebo differivano nella loro capacità di scatenare reazioni di geni, alcuni dei quali implicati in processi di attivazione neoplastica. Sul Journal of Integrative Medicine gli AA. esaminano la linea cellulare HeLa del cancro del collo dell'utero per stabilire se la HDs dei due estratti vegetali, (HC-30) e (Condu-30), generalmente utilizzati contro il cancro, può determinare in queste cellule modifiche nel profilo microarray globale per induzione attraverso alterazioni epigenetiche. Sono stati eseguiti anche test sulla validazione funzionale del biomarker tumorale SMAD4 e sulla metilazione dell'enzima RE (enzima di registrazione) per valutare l'azione sulla espressione genica dei due HDs rispetto al placebo 30C (Pl-30), per capire se l'alterazione epigenetica sia uno dei loro principali percorsi e chiarire i meccanismi di azione dei rimedi omeopatici altamente diluiti. Bellavite et al. avevano dimostrato già - mediante l'analisi del trascrittoma - che HDs di Gelsemium poteva alterare l'espressione dei geni nei neurociti; Bigagli et al. hanno dimostrato gli effetti di Apis Mellifica sui profili di espressione genica di cellule prostatiche umane. La capacità di HDs di attivare profili di espressione genica non si limita a modelli animali, Marotti et al. documentano un evidente cambiamento nei profili di espressione di piantine di grano dopo trattamento con altissime diluizioni di triossido di arsenico, utilizzato contro sintomi di avvelenamento da arsenico. Queste recenti evidenze sull'analisi microarray, moderno strumento per studiare su larga scala profili di espressione genica, confermano chiaramente che i rimedi omeopatici in altissima diluizione possono colpire le espressioni del gene alterato, convalidando la ipotesi "gene-regolatoria" già sostenuta da Khuda-Bukhsh nel 1997.

J Integrative Med, 2015, 13, (6), 400
http://www.siomi.it/apps/pubblicazioni.php?id=1496

Fonte:
Omeopatia33, 26 novembre 2015 - Anno 10, Numero 20
Dr.Ascani
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Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

Messaggiodi Dr.Ascani il mar apr 19, 2016 8:39 am

Thuja occidentalis efficace sulle cellule di glioblastoma

di Maria Concetta Giuliano e Francesco Cosentino

Pubblicata sul Journal of Neuroncology un'accurata ricerca di ricercatori cileni sugli effetti antitumorigeni e anti-angiogenici della frazione alfa/beta-tujone della Thuja occidentalis sull'aggressivo glioblastoma multifocale (GBM), il cui limite alla rimozione chirurgica è la capacità di infiltrarsi nel tessuto formando tumori satellitari sani le cui aree sane ipossiche determinano progressione e angiogenesi attraverso il fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF) e le angiopoietine (Ang). Attualmente, le terapie anti-angiogeniche con anticorpi monoclonali umanizzati contro i VEGF-A, hanno aumentato il periodo libero da recidive nei pazienti con GBM, ma quasi il 50% di questi pazienti sviluppa resistenza. La chemioterapia ha un alto tasso di fallimento e i risultati delle attuali tecniche anti-angiogeniche sono poco promettenti. Questo è il primo studio che identifica gli effetti antitumorigeni dei componenti della Thuja attraverso l'inibizione della produzione di fattori angiogenici riducendo l'espressione delle proteine VEGF e Ang-4, responsabili della resistenza anti-angiogenico osservata in pazienti con GBM sotto terapia anti-VEGF. La tintura madre di Thuja occidentalis è ricca di oli essenziali, il cui principale costituente è una frazione di monoterpeni che contiene circa il 65% di alfa-tujone, 8% di beta-thujone ad effetto antitumorigeno antiproliferativo, antimetastatico e proapoptotico già valutato in diverse linee cellulari di cancro anche se pochi studi ne hanno valutato gli effetti in vivo. In questa ricerca i test - in vitro ed in vivo - sono stati effettuati su colture cellulari umane GBM U87MG, su glioma di ratto C6, su glialia fetale umana SVGp12 e linee cellulari HUVEC; trattati con dosi di alfa e alfa/beta thujone corrispondenti alle dosi inferiori al NOAEL (No observed adverse effect level) ed analizzati con Western Blot, flussocitometria, immunoistochimica ed analisi statistiche (ANOVA, Student's t test e Tukey-test). I risultati confermano il potente effetto anti-proliferativo e pro-apoptotico. Poichè la barriera emato-encefalica (BBB) limita la somministrazione di molti farmaci anti-neoplastici, il thujone invece in quanto chetone monoterpene attraversa facilmente la BBB facendone un buon candidato per la terapia aggiuntiva nel trattamento di GBM. In conclusione, i risultati dimostrano gli effetti pro-apoptotici e anti-angiogenici di una particolare frazione alfa/beta-tujone componente della Thuja sulle cellule GBM, ponendola come un nuovo coadiuvante terapeutico da valutare nel trattamento di il GBM umano.

J Neurooncol, 2016

Fonte:
Omeopatia33, 8 aprile 2016 - Anno 11, Numero 6
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Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

Messaggiodi Dr.Ascani il mer giu 01, 2016 1:14 pm

Homoeopathic therapy in rheumatoid arthritis: evaluation by double-blind clinical therapeutic trial.

Abstract

Twenty-three patients with rheumatoid arthritis on orthodox first-line anti-inflammatory treatment plus homeopathy were compared wtih a similar group of twenty-three patients on orthodox first-line treatment plus an inert preparation. There was a significant improvement in subjective pain, articular index, stiffness and grip strength in those patients receiving homoeopathic remedies whereas there was no significant change in the patients who received placebo. Two physicians were involved in prescribing for the patients and there were no significant differences in the results which they obtained. No side effects were observed with the homoeopathic remedies.


http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1429952/
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Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

Messaggiodi Dr.Ascani il mer giu 01, 2016 1:18 pm

LANCET
"L'OMEOPATIA E' UNA RISPOSTA PLACEBO? STUDIO CLINICO CONTROLLATO E RANDOMIZZATO DELLE POTENZE OMEOPATICHE, CON IL POLLINE, NELLA FEBBRE DA FIENO"

Conclusioni
L'ipotesi che le potenze omeopatiche siano un placebo sono state testate in uno studio clinico controllato randomizzato in doppio cieco contro placebo.
Il modello di studio scelto ha confrontato gli effetti di una preparazione omeopatica di un mix di pollini erbosi con un placebo in 144 pazienti con febbre da fieno attiva. I pazienti trattati con omeopatia hanno mostrato una significativa riduzione dei punteggi dei sintomi valutati sia dal paziente che dal medico. Il valore di questo responso è aumentato quando i risultati sono stati corretti con il conteggio del polline e la risposta è stata associata ad un dimezzamento della necessità di antistaminici. Un aggravamento iniziale dei sintomi è stato osservato più spesso nel gruppo di pazienti che hanno ricevuto la potenza omeopatica e a cui è seguito un miglioramento.
Non è emersa alcuna evidenza a sostegno dell'ipotesi che l'effetto placebo possa completamente spiegare le risposte cliniche ai farmaci omeopatici.
"Is homoeopathy a placebo response? Controlled trial of homoeopathic potency, with pollen in hayfever as model"

Abstract

The hypothesis that homoeopathic potencies are placebos was tested in a randomised, double-blind, placebo-controlled trial. The study model chosen compared the effects of a homoeopathic preparation of mixed grass pollens with placebo in 144 patients with active hayfever. The homoeopathically treated patients showed a significant reduction in patient and doctor assessed symptom scores. The significance of this response was increased when results were corrected for pollen count and the response was associated with a halving of the need for antihistamines. An initial aggravation of symptoms was noted more often in patients receiving the potency and was followed by an improvement in that group. No evidence emerged to support the idea that placebo action fully explains the clinical responses to homoeopathic drugs.


Reilly D.T., Taylor M.A., Mc Sharry C., Aitchison T., "Is homoeopathy a placebo response? Controlled trial of homoeopathic potency, with pollen in hayfever as model", The Lancet, 1986, Oct. 18; 2 (8512): 881-886.

http://www.thelancet.com/journals/lance ... 40-6736(86)90410-1/abstract
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Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

Messaggiodi Dr.Ascani il mer giu 01, 2016 1:24 pm

Randomised controlled trial of homoeopathy versus placebo in perennial allergic rhinitis with overview of four trial series

Abstract

Objective

To test the hypothesis that homoeopathy is a placebo by examining its effect in patients with allergic rhinitis and so contest the evidence from three previous trials in this series.

Conclusion

The objective results reinforce earlier evidence that homoeopathic dilutions differ from placebo.


What is already known on this topic

Much scepticism exists about the effectiveness of extreme homoeopathic dilutions

Several trials have suggested that homoeopathic dilutions have more effect than placebo


What this study adds

Patients with allergic rhinitis who received homoeopathy had significantly better nasal air flow than those in the placebo group

More patients in the homoeopathic group had initial symptom aggravations

Overall, no difference was seen in subjective measurements on a visual analogue scale, with both groups showing improvement

When the results are combined with those of three similar studies, homeopathy is different from placebo on both subjective and objective measures


BMJ. 2000 Aug 19; 321(7259): 471–476.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC27460/
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Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

Messaggiodi Dr.Ascani il mer giu 01, 2016 1:28 pm

"A study of the effect of decimal and centesimal dilutions of arsenic on the retention and mobilization of arsenic in the rat."

Abstract

Having developed a pharmacokinetic method for studying the fate of orally administered arsenious anhydride by a radioactive tracer method, the influence of Hahnemannian dilutions of arsenicum album on the elimination and retention of this toxin in the rat was then investigated. The effects of centesimal (cH) and decimal (dH) dilutions were studied. All the dilutions studied were found to be active. The strongest effects were observed after the administration of dilutions corresponding to a concentration of 10(-14) (14dH and 7cH). Overall, the decimal dilutions augmented the elimination of arsenic more than the centesimals. The observed results were submitted to mathematical analysis. A mathematical model, which confirms that Hahnemannian dilutions have biological effects which are a direct function of the degree of dilution, was developed.


Cazin J.C., Cazin M., Gaborit J.L., Chaoui A., Boiron J., Belon. P., Cherruault Y., Papapanayotou C., "A Study of the effect of decimal and centesimal dilutions of arsenic on the retention and mobilization of arsenic in the rat", Human Toxicology, 1987; 6: 315-320.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3623577
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Re: RICERCA SCIENTIFICA OMEOPATICA

Messaggiodi Dr.Ascani il mer giu 01, 2016 1:31 pm

Abstract

Although conventional chemotherapies are used to treat patients with malignancies, damage to normal cells is problematic. Blood-forming bone marrow cells are the most adversely affected. It is therefore necessary to find alternative agents that can kill cancer cells but have minimal effects on normal cells. We investigated the brain cancer cell-killing activity of a homeopathic medicine, Ruta, isolated from a plant, Ruta graveolens. We treated human brain cancer and HL-60 leukemia cells, normal B-lymphoid cells, and murine melanoma cells in vitro with different concentrations of Ruta in combination with Ca3(PO4)2. Fifteen patients diagnosed with intracranial tumors were treated with Ruta 6 and Ca3(PO4)2. Of these 15 patients, 6 of the 7 glioma patients showed complete regression of tumors. Normal human blood lymphocytes, B-lymphoid cells, and brain cancer cells treated with Ruta in vitro were examined for telomere dynamics, mitotic catastrophe, and apoptosis to understand the possible mechanism of cell-killing, using conventional and molecular cytogenetic techniques. Both in vivo and in vitro results showed induction of survival-signaling pathways in normal lymphocytes and induction of death-signaling pathways in brain cancer cells. Cancer cell death was initiated by telomere erosion and completed through mitotic catastrophe events. We propose that Ruta in combination with Ca3(PO4)2 could be used for effective treatment of brain cancers, particularly glioma.

Pathak S., Multani A.S., Banerji P., Banerji P., "Ruta 6 selectively induces cell death in brain cancer cells but proliferation in normal peripheral blood lymphocytes: A novel treatment for human brain cancer", International Journal of Oncology, 2003; 23(4): 975-982.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12963976
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